Home: Articoli: Interviste

Intervista a Vittorio Merlo

Articolo di: Pier Giorgio Tegagni; pubblicato il 22/01/2005 alle ore 11:40:54.

Vittorio Merlo

Dalla “cantina” alla “casa discografica”: in occasione della prima uscita discografica del cantautore più scaricato dalla Rete, vogliamo percorrere, col suo aiuto, le tappe di uno strano percorso che, dal successo in Internet, l’ha portato alla realizzazione del primo CD.

Partiamo dalle origini: quando hai avuto i primi contatti con la musica e quando hai capito di non poterne più farne a meno?

La musica mi è sempre piaciuta, da piccolo compravo nelle edicole i canzonieri con le canzoni dei vari festival per poterle cantare. Ricordo ancora la sorpresa che mi fece mio padre quando mi regalò il primo 45 giri, Notte di Ferragosto di Gianni Morandi, avrò avuto 7 o 8 anni al massimo. All’epoca mi piacevano molto anche i Giganti e Giorgio Gaber. Giravano molti dischi per casa perché mio padre era medico e uno dei suoi clienti era il patron della RiFi Records che gli regalava spesso dei 45 giri. Più tardi per gioco mi misi a cambiare le parole alle canzoni per usarle a mio uso e consumo. Quando cominciai a strimpellare la chitarra cercai subito in modo naturale di creare delle mie composizioni. Dai 15 anni in poi le canzoni diventarono la mia forma di diario e a quel punto capii quanto era importante per me il poter fissare alcune emozioni e sensazioni nella forma canzone.

Ogni artista cerca di essere unico ma crea la sua arte sull’esperienza di altri. Riconoscere i propri padri spirituali è inserirsi nella storia, aiuta a crearsi una propria dimensione e a porre le basi per sviluppi futuri. Quali sono i tuoi padri spirituali?

Sicuramente Francesco De Gregori, quando ascoltai per la prima volta alla radio Niente da capire rimasi affascinato dal suo mondo poetico e dal modo di scrivere canzoni così diverse da quelle che si ascoltavano in quel periodo. Poi De Gregori fu anche un modello per il suo percorso umano e artistico coerente. Mi piaceva però anche la musica un po’ demenziale come quella degli Skiantos, o il cantautorato un po’ più leggero e classico di Roberto Vecchioni. Naturalmente ascoltavo anche Guccini, Dalla, Bennato e De André. Oltre a De Gregori ho sempre ammirato Enzo Jannacci per la sua capacità di non fermarsi a un genere: Jannacci ha scritto canzoni bellissime passando dal comico al malinconico e a volte rasentando il demenziale, questa cosa mi è sempre piaciuta molto e sono contento che anche nel mio CD in uscita ci siano vari registri che rendano l’idea del tipo di canzoni che io canto. In un diario ci sono momenti tristi, altri più allegri e altri in cui si vuole essere un po’ stupidi.

I media hanno cominciato ad interessarsi di te dal 2001 in seguito all’alto numero di download (150.000) di alcune tue canzoni (Ferrari, Non Sopporto i Berlusconi) scaricabili dal sito mp3.com. Quale effetto ha avuto su di te questa notorietà in Rete e che cosa ha determinato nel tuo rapporto con la musica?

Il primo effetto è stato quello di dover spiegare quello che facevo. Poi da quella esperienza mediatica è nato il progetto che ha portato alla realizzazione del CD ora nel 2005. E’ stato tutto molto confuso e veloce, io ero in vacanza in Toscana con la famiglia e mi sono trovato coinvolto in interviste per le radio e i giornali con in più anche i servizi fotografici. Tra i vari contatti mi chiamò anche Gian Piero Scussel, allora direttore artistico della S4 della Sony. Ascoltò le mie canzoni e mi propose subito entusiasta di fare un contratto con la Sony per realizzare un CD. Chiamò Vince Tempera e anche lui confermò l’entusiasmo e ci lasciammo con un appuntamento per le registrazioni in studio delle canzoni. Poi non ho capito ancora bene perché, la Sony non approvò il progetto di Scussel e non se ne fece niente. Però Vince Tempera mi disse che a lui piacevano le mie canzoni e che avrebbe continuato a cercare una produzione. Mi convinse e mi piacque moltissimo quando disse “nelle tue canzoni ci sono delle idee e questa è una cosa rara e molto importante”.

Ti sei definito un “cantastorie” più che un cantautore. Cosa significa e quale ruolo può avere un cantastorie nella scena della canzone contemporanea?

Io credo che un cantastorie debba scrivere canzoni che facciano muovere il cervello più che le gambe. Credo che ci sia un pubblico che non compra più dischi e non ascolta più musica “nuova”, perché non si propongono più le canzoni che anche divertendo e rilassando lasciano il cervello collegato. Io stesso a parte alcune rare eccezioni mi ritrovo a comprare i CD dei soliti cantautori di una volta, poco o niente di nuovo. E attenzione che ci sono i nuovi cantautori, e sono anche bravi ma non fanno dischi perché i discografici pensano che non possano vendere. La logica dei sondaggi e dell’audience premia i gusti della supposta maggioranza ma annulla tutti gli altri gusti. Come conseguenza nello stesso modo in cui molti spengono la TV o non ascoltano più le radio, altri non comprano più i CD.

Nel 2003 sei arrivato terzo al Festival Una Casa per Rino Gaetano, su 1400 partecipanti, con la canzone “Ho sognato Bruno Vespa”. Sei stato designato dal pubblico come il vincitore morale, una bella soddisfazione! Cosa ti è rimasto di questa esperienza?

Innanzitutto l’atmosfera bellissima: si cantava di fronte al mare. Poi è stata la mia prima volta davanti a un pubblico numeroso, la prima serata ho cantato appena prima del concerto dei Tiromancino e c’erano almeno duemila persone, la seconda sera prima degli Avion Travel. Questa cosa della vittoria morale fa abbastanza ridere, come fanno ridere le competizioni tra canzoni, però mi ha fatto capire che si era creato il feeling, che alla gente piaceva veramente la canzone. Scrivere e cantare canzoni lo faccio soprattutto per me stesso ma queste sensazioni che si hanno dal vivo quando il pubblico è con te sono indescrivibili.

Ferrari, Ho sognato Bruno Vespa, Sabato del villaggio: queste le canzoni firmate assieme a Roberto Manuzzi, maestro di sax e polistrumentista nella band di Francesco Guccini. Com’è nata questa collaborazione?

Anche Thomas guarda la città, che grazie a Roberto è diventato un bellissimo valzer. Roberto Manuzzi è capitato un giorno sulla mia pagina internet e mi ha scritto un e-mail dicendo che gli piacevano le mie canzoni. Da lì è nata una corrispondenza elettronica e a un certo punto io mi sono fatto coraggio e gli ho chiesto se non volevamo provare a fare una canzone insieme. Lui ha risposto con entusiasmo e così abbiamo cominciato.

Parlaci del tuo primo CD: le canzoni, le collaborazioni, il lavoro in studio.

Le canzoni nascono da questa collaborazione con Manuzzi. Io sono uno spirito solitario ma secondo me questa collaborazione funziona molto bene perché a Roberto piace il mio mondo musicale. Quindi la sua collaborazione è sempre tesa a migliorare e ad esaltare le canzoni senza stravolgerle. E’ capace di eliminare quel troppo di näif che io metto nel mio modo un po’ scomposto di scrivere soprattutto la struttura musicale dei pezzi, senza togliere la spontaneità e l’originalità di fondo. E poi insieme a Vince Tempera ha migliorato molto i miei arrangiamenti iniziali. Sono molto contento di questo CD perché contiene cinque canzoni scelte e realizzate nei minimi dettagli con cura, non c’è il pezzo per la radio e il resto a riempire. Secondo me sono cinque potenziali singoli che mi rappresentano molto bene. In studio è stato fondamentale l’apporto di Gian Luca Gadda per il mixaggio e la registrazione. Il basso superbo di Pier Mingotti anche lui ormai fisso nella band di Guccini e le chitarre eccezionali di Massimo Calanca, senza dimenticare che Roberto Manuzzi partecipa nelle registrazioni non solo nella sua veste di maestro di sax ma anche come polistrumentista con le tastiere, la fisarmonica e l’armonica. Avrei bisogno di parlarti l’ho registrato in presa diretta con il piano da solo, come la eseguo nei concerti, poi Gian Luca Gadda ha aggiunto gli archi nel finale, è una canzone a cui tengo molto.

Quali progetti hai per il futuro? Hai altri sogni nel cassetto?

Adesso verrà il momento della promozione, far ascoltare le canzoni, interviste e spero molti concerti. Spero che questo CD non sia solo la realizzazione di un sogno ma l’inizio di un progetto. Ho materiale per realizzare non so quanti CD e continuo a scrivere canzoni nuove ma purtroppo nell’attuale panorama discografico il risultato di vendite del primo CD è spesso fondamentale per poter continuare. Io spero soprattutto di riuscire a far ascoltare le canzoni, che la gente riesca a sentirle e a sapere che ci sono, poi spero anche che le apprezzi.

Grazie a Vittorio Merlo per la disponibilità e la pazienza dimostrata nel sostenere questa intervista per e-mail.

Testo della canzone: SABATO DEL VILLAGGIO

di Vittorio Merlo e Roberto Manuzzi

Sono lì che parlano
Con un fiasco di vino sulla panca
Camicie in disordine
E forse anche un po' di pancia
Ogni tanto il vento alza la polvere sotto il sole
E trasporta le risate dal mento alle aiuole

Sono lì che bevono
E tirano e misurano e ridono
Una pacca sulla spalla
E li guarda curioso un bambino
Sole nel mese di maggio sabato del villaggio
Sole nel mese di maggio sabato del villaggio

Sono lì che giocano
Da cent'anni con lo stesso pallino
In Italia o anche in Francia
Dappertutto nello stesso paesino
Forse è l'età che avanza o l'Europa che danza
Io me li fermo a passare gli anni a giocare

Sono lì che giocano
Da cent'anni con lo stesso pallino
Camicie in disordine
E un buon bicchiere di vino
Sole nel mese di maggio sabato del villaggio
Sole nel mese di maggio sabato del villaggio

Ascolta "Filastrocca del Cavaliere" da Lambrettarecords.com.

Il sito ufficiale di Vittorio Merlo: http://webplaza.pt.lu/merlo/

Il sito della Sette Ottavi: http://www.setteottavi.com