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Roberta Alloisio parla del nuovo album Janua (intervista)

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 04/05/2011 alle ore 21:13:25.

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''Di donne non e' carestia'' recita una delle canzoni di Janua, e di donne nell'immaginario popolare ligure e genovese racconta il nuovo cd di Roberta Alloisio.

Roberta Alloisio - Janua - cd cover

Roberta Alloisio torna con un disco di raffinata qualità, suggestivo, intenso. La cantautrice genovese, dopo l'esordio con "Lengua serpentina", che avevamo presentato in queste pagine e che ci aveva convinto pienamente, ora con "Janua" (sempre pubblicato dalla Compagnia Nuove Indye) riparte dalla sua opera prima, di cui conserva tutto l'entusiasmo e la freschezza, e va più in là. Evita di ricalcare fedelmente le orme di quel fortunato lavoro, di cui recupera lo spirito per orientarlo in una direzione in parte diversa, confermando così la sua aspirazione alla continua ricerca nata da un'intelligenza creativa mai appagata e mai ripiegata su se stessa. Attraverso le tredici canzoni del cd persegue il progetto di abbinare la musica popolare e l'indagine colta, la freschezza e la profondità. In un percorso musicale e testuale che ricorre al dialetto come lingua al contempo d'arte e popolare. In nome dell'interessante idea di una "ecologia della parola". Come ci spiega nell'intervista che riportiamo.

La prima domanda è d'obbligo: quali modificazioni di te, della tua musica, del tuo sentire hanno segnato il passaggio dal primo al secondo cd, questo splendido "Janua"?

Così, d'istinto risponderei che dopo l'esperienza così intensa e 'barricadiera' di 'Lengua Serpentina' nato dalla collaborazione con l'Orchestra Bailam, avevo voglia di melodie, di una voce più libera e spiegata, di maggior 'riflessione'...in realtà come sempre nella mia vita e di conseguenza nel mio lavoro, quel che accade è un misto di volontà e caso. E' sempre un movimento di incontro, qualcosa arriva da fuori e si incontra (scontra?) con un movimento interno... In questo caso c'è stato l'incontro con Fabio Vernizzi, pianista, compositore e arrangiatore partito dalla musica classica che ha attraversato in questi anni il mondo del jazz (senza sceglierlo mai fino in fondo...) per regalarci un album bellissimo che si chiamava 'Maya'. Io lo conoscevo appunto per queste sue sonorità etno-jazz dove avrei voluto perdermi volentieri, e dopo tanto Mediterraneo avevo voglia di spostarmi...in fondo la storia di Genova è così ricca di riferimenti culturali che volendo vai ovunque... Uno dei primi nomi della città 'Zena', rimasto immutato nel nostro dialetto, pare derivi dal celtico 'donna', e dunque vedi abbiamo i celti...e poi abbiamo i monti, e da lì possiamo incontrare gli occitani, che sono presenti nella nostra regione in piccola parte ma che tanta storia hanno avuto in Europa. Ma sì, mi son detta, con 'Lengua Serpentina' abbiamo guardato tanto verso il mare, con 'Janua' guardiamo ai monti...

Un titolo suggestivo, ma che andrebbe chiarito. Ianua, "porta" in latino, ma con la I, non con la J...

Janua è il nome medievale della città, e viene appunto dal latino 'porta'...una porta dunque. Certamente un porto da cui si parte e dove si arriva...ma anche una porta simbolica, un passaggio, che può essere accostato ad un'immagine femminile di accoglienza, uno strano ventre in cui si nasce e da cui ci si allontana...ma anche città femmina che accoglie marinai uomini (questa non è mia, me l'ha suggerita un tuo collega!) in fondo, se la città per i celti era donna poteva esserlo anche per me. Naturalmente tutto quel che dico può essere confutato da chi non ama queste interpretazioni, io abbraccio teorie che qualcun altro rifiuta...non sono una storica. Quel che mi interessava però era questo rimando ad un passaggio, in fondo anch'io tentavo di fare un passaggio con questo nuovo disco...

Un disco popolato da tante donne, ciascuna caratterizzata in modo particolare, ciascuna unica ma anche rappresentativa di aspetti condivisi; in letteratura si parlerebbe, almeno in parte, di personaggi a cavallo tra il realistico, il fiabesco, il mitico e la tipicità...

Si, e a me stanno simpatiche tutte! Alcune sono veramente imprevedibili...un giorno mentre andavo ad un concerto pensavo a ognuna di loro, e per ogni canzone venivano fuori delle presentazioni assolutamente comiche...che ridere! Ad esempio Catarina di 'Al Pont de Mirabel'...nella canzone si dice che lavava i panni, ma poi dice anche che li lavava 'tant tard'...è a quel punto che le capita di tutto...ma perché li lavava 'tant tard' è la mia domanda...o come Maria di 'Lanterna de Zena' che gira nel porto alle tre di notte ('e tutti l'han vista' dice la canzone) vestita da marinaio vendendo fiori...insomma come si fa a non interrogarsi su questo femminile, apparentemente normale ma così estremo? E poi il bello delle canzoni popolari è la sintesi, in tre strofe risicate ti raccontano storie degne di sceneggiature hollywoodiane, ce le ritroviamo in bocca come filastrocche, le insegniamo ai nostri bambini, le diamo per scontate, ma in realtà spesso in queste canzoni luci ed ombre si mescolano in continuazione, regalandoci un mondo femminile ricco e complesso. Molto intrigante.

Ci sono molti ospiti nel tuo disco. Mi piacerebbe che tu mi dicessi qualcosa della vostra collaborazione, del modo in cui si sono intrecciati i vostri percorsi, degli apporti di ciascuno.

Ogni disco è per me motivo di crescita profonda, quindi semplicemente ne approfitto! Quando ero piccola pensavo che avrei dovuto aspettare di essere chiamata, poi fortunatamente ho capito che potevo anche chiamare io. Di fronte a progetti interessanti le persone difficilmente dicono no. E poi c'è stata questa cosa bella del Premio Viarengo come migliore interprete di musica popolare, era come se mi sentissi autorizzata...e poi diciamolo...Vernizzi era molto occupato! Ho quindi colto l'occasione per cercare di collaborare con tutti quei musicisti che avevo sfiorato in questi anni, e che ritenevo dei 'maestri', adoro essere terrorizzata dai nuovi incontri per poi scoprire che ho imparato molto da quella paura, che quello 'spiazzamento' mi ha aiutato a trovare una nuova espressione. Forse un discorso a parte lo merita la collaborazione con Max Manfredi. Avevo trovato questa bella leggenda sulle 'Venditrici di vento' e ho pensato che lui l'avrebbe scritta davvero bene, sicuramente era già nel suo immaginario...bastava costringerlo a tirarla fuori! E ancora altro discorso per Esmeralda Sciascia e Patrizia Merciari, amiche, con cui faccio musica da una vita, donne...finalmente!

Altra domanda d'obbligo: l'uso del dialetto, che personalmente mi è parso usato come lingua di poesia e allo stesso tempo lingua del popolo, della tradizione: di un passato e di una tradizione che si impongono a fronte di una lingua italiana sempre più artificiosa e banalizzata. Me lo confermi?

Si! E sono anche per un'ecologia della parola. Penso che se ne potrebbero sprecare di meno, abbandonando qualche volta anche questo insopprimibile bisogno di esprimersi a tutti i costi che ci coglie tutti...vuoi mettere la potenza di una lingua, una parola, che attraversa il tempo e che nel momento in cui la pronunci rievoca riverberi di mondi infiniti? Addirittura taglio e cucio insieme frammenti di madrigali, strambotti, prendo i suggerimenti insiti in queste poche righe e come in un ricamo, queste sintesi strepitose che il tempo ha conservato nella parlata popolare o in manoscritti polverosi riprendono vita e servono per raccontare storie tutte nuove.

Nelle note per la stampa si parla di "madrigali, strambotti, antiche leggende marinare e liriche dei poeti che hanno fatto grande la Liguria". Ti chiederei qualche chiarimento a questo proposito: hai utilizzato fonti musicali e fonti letterarie del passato sulle quali hai innestato apporti attuali? In quali modi si incontrano questi diversi linguaggi, questi modelli?

Intanto in questo disco, a differenza del primo, affronto davvero la canzone tradizionale, allo stesso tempo è vero mi sono permessa innesti contemporanei quali la scrittura di un cantautore, o la lirica del poeta...ma era necessario che su tutto aleggiasse una visione, retaggio credo della mia formazione teatrale, una sorta di regia..quindi abbiamo un 'Fado del santuario' che ha un linguaggio molto attuale ma ispirato da un modo di dire tipicamente genovese la cui origine si perde nella notte dei tempi, una cosa che mi diceva mia nonna 'per un bacio non dato basta un'avemaria'...e si c'è Caproni, ma in fondo la sua 'Donna che apre riviere' come Maria e Caterina è una donna che attraversa mondi...apre, spalanca porte...forse proprio 'quella' porta: Janua...

Roberta Alloisio: Sito Ufficiale