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Gatti Mezzi, recitarcantando in pisano (intervista)

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 09/11/2009 alle ore 17:44:33.

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I Gatti Mezzi sono un duo di Pisa, particolarmente noto nella loro regione, meno nelle altre parti d'Italia. Purtroppo. Per superare questo ingiusto limite diamo il nostro contributo, in modo da stimolare la curiosita' dei nostri lettori e far loro scoprire una realta' musicale ricca di fascino.

I Gatti Mezzi - Struscioni - cd cover

I Gatti Mézzi sono un duo di Pisa, particolarmente noto nella loro regione, meno nelle altre parti d'Italia. Purtroppo. Per superare questo ingiusto limite diamo il nostro contributo, in modo da stimolare la curiosità dei nostri lettori e far loro scoprire una realtà musicale ricca di fascino.

Sono giunti alla terza uscita discografica e, data la loro genialità, hanno fin dall'inizio fatto presa sul pubblico, anche grazie alle loro esibizioni dal vivo. Il primo cd autoprodotto, Anco alle puce ni viene la tosse, era scritto ed eseguito da Francesco Bottai alla chitarra e voce e Tommaso Novi al pianoforte e voce. Il secondo, sempre autoprodotto, Amori e fortori, ha visto per la prima volta la collaborazione dI Matteo Consani alla batteria e Matteo Anelli al contrabbasso. La stessa formazione ora ha realizzato Struscioni, edito da SamWorld.

Si tratta di un disco di grande impatto e di elevata qualità, giocato su uno stile cantautorale che riprende i modi e i ritmi di Fred Buscaglione con echi di Gaber, di Conte, del jazz manouche, dello swing, con inserti qua e là di recitarcantando: il tutto rimescolato con grande perizia e giocato in una logica di reciproco rispecchiamento dialettico di modelli musicali, mai banale, ma puntuale e divertente, e innestato su testi in dialetto pisano animati da quell'energia, da quella carica ironica e irriverente, ma anche intimamente poetica, mai leziosa, tipica della lingua toscana nelle sue diverse declinazioni.

Il nome, Gatti mézzi, deriva da un modo di dire pisano, Roba da gatti mézzi, che sta per: la cosa peggiore che possa capitare. Il titolo, Struscioni, indica coloro che si dedicavano ai balli lenti in passato, balli che imponevano un contatto fisico tra le due persone che danzavano insieme, ed è preso come simbolo, emblema di un modo di vita meno frenetico e più umano, dove la comunicazione avveniva in modi autentici, anche attraverso il corpo, il respiro, gli sguardi ravvicinati, gli odori (o i profumi).

Le 14 tracce del disco sono concepite in modo analogo a uno spettacolo dal vivo, pur essendo realizzate in studio, e del concerto presentano non solo gli intermezzi recitati, ma anche l'entusiasmo, l'energia, la complicità con il pubblico.

Da Portami a pescare, in cui si ironizza su chi abbandona il mare per recarsi in montagna, a Morandi, toccante ritratto di un vagabondo alcolizzato pisano e della sua tragica fine; da Fra l'arioporto e la stazione, con la descrizione della frenesia folle della gente che corre e si ammassa, a Sor Tentenna, mirabile incarnazione dell'indecisione; da Avanzi di balera, che va confrontata con La balera di Van De Sfroos per coglierne le importanti differenze, alla surreale Se, via via fino all'inevitabile tributo di Cacciucco Blues agli amati-odiati cugini livornesi, è un percorso affascinante e pieno di piacevoli sorprese, che invoglia a conoscere anche i precedenti dischi e a partecipare ad una loro esibizione dal vivo.

Da ricordare che nel 2007 i Gatti Mézzi hanno vinto il premio Ciampi per due loro canzoni. Abbiamo richiesto un'intervista ai Gatti Mézzi. Riportiamo entrambe le risposte di Francesco e di Tommaso, in sequenza.

Una domanda iniziale di tipo "storico": quando avete deciso di costituire un duo, quale progetto avevate, e come si sono sintonizzate le vostre personalità, sia a livello musicale che emotivo?

Francesco: Il duo, come tutte le cose ganze, è nato per caso nel 2005, causa la richiesta di una performance estemporanea. Dalle prime prove capimmo subito che c'era una grossa affinità elettiva e di esecuzione.

Tommaso: Francesco ed io proveniamo da esperienze musicali diverse. Sono state la passione per la nostra lingua, per lo swing, ma anche per tutto ciò che c'è di "nero" nella musica, l'attitudine ad un immortale senso di irriverenza mirata, critica ed intelligente a tutto ciò che ci circonda, a dar vita a questo progetto.

Qual è il vostro pubblico, per età, per collocazione geografica, per gusti musicali?

Francesco: Grazie al cielo il nostro pubblico non è legato ad una/due generazioni. Ai nostri concerti ci puoi trovare i bimbi come gli anziani (che apprezzano moltissimo) passando per le famiglie. Rispetto ai gusti siamo convinti di non essere andati incontro ai gusti dominanti ma di aver imposto le nostre scelte. E' andata bene.

Tommaso: Adoriamo questa domanda. Il nostro pubblico spazia dalla prima infanzia alla terza età. Partecipare ad un concerto dei Gatti Mézzi significa farsi spazio fra festosi manipoli di bambini di 3\4 anni e al contempo lasciare gentilmente la propria seduta a fan ultra novantenni.

I vostri dischi precedenti hanno avuto un notevole successo e hanno venduto migliaia di copie. Ora "Struscioni" si prevede che supererà quel traguardo già considerevole. Quale, a vostro parere, il motivo di tanto successo?

Francesco: I motivi sono e possono essere molteplici e la risposta probabilmente è contenuta nelle argomentazioni precedenti; sicuramente il pubblico avrà notato una certa spigliatezza e la mancanza, oggi ormai imperante, di una certa "autocensura".

Tommaso: I segreti ci sono e come: alla fine di ogni live abbiamo un rito... invitiamo il pubblico ad avvicinarsi sotto al palco, apriamo due scatoloni (rigorosamente sempre pieni) e vendiamo i cd come se fossimo nel mezzo di un mercato della frutta, come si fa con le cose genuine, come con l'olio e con il vino: direttamente dal produttore al consumatore. Il secondo segreto è il prezzo dei nostri dischi che, fino ad oggi (poi domani si vedrà) è sempre stato di 5 euro a cd.

A questo punto del vostro breve ma intenso cammino, bisognerebbe portare la vostra musica fuori dei confini regionali e farla conoscere un po' dappertutto, anche in forza del fatto che il vostro dialetto, a differenza della maggior parte dei dialetti del resto d'Italia, è particolarmente vicino all'italiano e quindi presenta poche difficoltà di comprensione. Avete qualche progetto a questo proposito?

Francesco: Si, è uno dei nostri principali obiettivi. Credo che con la caparbietà che ci distingue ce la faremo. In fondo la musica napoletana ce l'ha fatta no?

Tommaso: Come dite giustamente voi, il vernacolo pisano, così come quasi tutte le parlate e i dialetti toscani, è in realtà ciò che rimane di un'antica lingua italiana ormai in disuso. Crediamo anche che di questi tempi, in parte grazie al cinema e alle odierne tecnologie in generale, le espressioni dialettali non siano più una barriera ma che addirittura svolgano un ruolo di potente catalizzatore nello scambio di immagini e messaggi tipico di una forma espressiva e di comunicazione particolare come la canzone. Noi non usiamo la nostra lingua per alimentare un senso di patriottismo o per distaccarci da un concetto di globalità, ma perché talvolta è solo con questa che possiamo dar forza e maggiore significato a ciò che diciamo; il vernacolo, paradossalmente, diventa perciò strumento di maggiore comprensione e arricchimento dei contenuti.

Un commento alla copertina mi sembra indispensabile: il bianco e nero, l'ambientazione, il look, la sigaretta, lo sguardo orientato in basso verso (probabilmente) uno spartito. Non è certo una scelta casuale...

Francesco: Rappresenta un po' l'umore retrò che caratterizza il nostro progetto. L'ambiente è un vecchio barbiere di paese che per noi significa lentezza. Questo è il filo conduttore di "Struscioni" che sono i balli lenti della Toscana che noi amiamo.

Tommaso: Durante una delle pause pranzo fra una "take" e l'altra della registrazione di "Struscioni" ci imbattemmo casualmente in una bottega di un barbiere, un barbiere all'antica con tanto di poltroncine anni '60 in ghisa e ceramica. Per me e Francesco fu amore a prima vista e così decidemmo di dare questa caratterizzazione un po' retrò ( tra l'altro in totale sintonia con i contenuti di "Struscioni") alla copertina del nostro nuovo disco.

Mi pare che le vostre canzoni riescano ad abbinare in maniera magica e per così dire naturale l'impegno all'evasione, la riflessione al divertimento, il sorriso alla commozione. È una vostra peculiarità o, almeno in parte, appartiene al dna della vostra città e della vostra cultura?

Francesco: Probabilmente aveva ragione Curzio Malaparte quando parlando dei toscani (Maledetti toscani) diceva: "ridono quando gli altri piangono e piangono quando gli altri ridono". Appartiene anche a un certo rapporto con la natura alla nostalgia che abbiamo dell'incontaminato.

Tommaso: Sono caratteristiche storicamente toscane e le motivazioni potrebbero spaziare da peculiarità geografico-climatiche a secolari tendenze e attitudini artistico-culturali. Nella fattispecie a Pisa, abbiamo la fortuna (talvolta sfortuna) di vivere in una dimensione di "grande paesone" o di "micro metropoli" che dir si voglia. Questa caratterizzazione del posto in cui viviamo è dovuta da un lato alle sue ridotte dimensioni e dall'altro alla variegatezza di tipologie di gente che ci vive. Se stai a Pisa hai la sensazione di conoscere ogni singola persona, ma il continuo avvicendarsi di anime dovuto al denso e prezioso ricambio universitario fa sì che in realtà Pisa abbia ogni anno energie e passioni continuamente rinnovate. Questa vita a cavallo di un fiume, ma anche a cavallo fra le zolle dei campi e gli schizzi del mare rende tutto un po' folle, anzi, come dite voi, un po' magico.

Un'ultima domanda: come lavorate in coppia? Ognuno di voi scrive parole e musica del suo pezzo in autonomia, vi confrontate prima, lo elaborate insieme poi?

Francesco: Ognuno scrive e arrangia sommariamente i propri pezzi. Il secondo livello è quello del confronto e dello sviluppo.

Tommaso: Per la gran parte delle nostre composizioni il lavoro compositivo avviene in totale indipendenza. Ognuno di noi, in una prima fase prettamente creativa, dà vita a testi e musiche in autonomia per poi sottoporre all'altro il proprio materiale, in un maniacale ed attento lavoro di pulizia, ottimizzazione e ricerca timbric. E' così che in questa seconda fase di arrangiamento vero e proprio i pezzi dei Gatti si tingono di quelle caratteristiche "mézze" che, pur nella diversità di due tipi di scrittura musicale e concepimento della canzone, danno al pubblico un' idea di coerenza ed organicità.

Gatti Mezzi: Myspace.