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Intervista a Silvio Capeccia

Articolo di: Marco Zanoni; pubblicato il 16/02/2005 alle ore 18:41:16.

Silvio Capeccia

Amico di Enrico Ruggeri col quale condivide le origini artistiche nei Decibel, si allontana progressivamente dal mondo della canzone per dedicarsi sempre più alla musica strumentale.

Parliamo un po' dei tuoi inizi...

Ho iniziato a studiare il pianoforte classico all'età di undici anni. A quindici ho intrapreso l'attività musicale nella maniera più tipica per un teenager, cioè entrando a far parte di una college band: un compagno di classe mi presentò a tale Enrico Ruggeri, bassista-cantante coetaneo, e con lui fondai una band che si chiamava "Champagne Molotov". Mentre intorno a noi si celebrava il trionfo della disco-music, noi ci esibivamo (devo dire tra mille difficoltà ed ostacoli) nelle scuole tempestose della Milano anni settanta suonando brani dei Roxy Music, di David Bowie, di Lou Reed, degli Sparks. Dopo qualche anno arrivò il primo contratto discografico, andammo a Sanremo con il brano "Contessa" e fu un grande successo al quale seguirono tournèes, interviste, apparizioni televisive.

Come sei arrivato a scrivere questa musica? Quale è stato il percorso?

Dopo la bellissima esperienza sanremese e degli anni immediatamente seguenti, iniziai a sperimentare le possibilità offerte dalla registrazione multitraccia in home studio: ero attratto dai primi affascinanti lavori strumentali di Brian Eno, avvolgenti e meditativi, che si combinavano con la mia passione per la musica pianistica di Erik Satie e per il minimalismo. Perciò ho abbandonato progressivamente la canzone per dedicarmi sempre più alla musica strumentale: ho composto musica per documentari geografici, per lavori teatrali d'avanguardia e, ultimamente, per ambientare esposizioni di arte contemporanea.

Che rapporto hai con il tuo passato musicale? Cosa hai tenuto e cosa hai scartato?

Se Brian Eno non rinnega i suoi esordi nei Roxy Music con i capelli platinati sulle spalle e il giubbotto leopardato… A vent'anni accetti tutto, dalle interviste per i giornalini di teenager alle lettere del fan club, ed è giusto che sia così. Io credo che tutte le esperienze musicali vissute lascino comunque una traccia positiva, che magari riemerge dopo anni per regalarci una ispirazione improvvisa. Per esempio l'esperienza avuta nel commentare musicalmente un documentario sul Messico, anni orsono, mi ha aperto gli occhi sul potenziale della musica quando viene supportato dall'aspetto visivo: nello spettacolo "Ambient piano music" che ho presentato per la prima volta al Teatro Blu di Milano nel 2004, suono da solo le mie musiche mentre alle mie spalle vengono proiettate su di un maxi-schermo immagini in dissolvenza continua di deserti sabbiosi, volti di donne, surreali metropoli, quadri astratti...

Le tue collaborazioni...

L'esperienza Decibel, nata dapprima con Enrico Ruggeri, é proseguita con Fulvio Muzio per la realizzazione dell'album "Novecento" (prodotto da Mauro Paoluzzi e Alessandro Colombini) e del cd new age "Desaparecida" (prodotto con Shel Shapiro e Marco Zanoni) che è stato pubblicato sul glorioso sito americano mp3.com e ha ottenuto oltre 30.000 downloads. Sono state realizzate produzioni con i dj Gianni Riso, con Mila by night e con il regista Angelo Longoni; ho poi musicato lavori teatrali off con l'attore Maurilio Menzinger. Le mie ultime collaborazioni in ambito artistico consistono nella produzione di ambient music per le esposizioni dei pittori Aldo Vendrame e Liliana Ploner. Alla fine del 2004, con grande piacere, sono stato ricontattato dal vecchio amico Enrico Ruggeri e l'ho accompagnato al pianoforte come ospite nel corso di due concerti unplugged tenuti da Enrico in un teatro milanese.

Sito ufficiale di Silvio Capeccia: http://www.silviocapeccia.com

Intervista a cura di Marco Zanoni ( www.lambrettarecords.com)