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Intervista a Susanna Parigi

Articolo di: Alberto Barina; pubblicato il 12/05/2005 alle ore 11:06:48.

Susanna Parigi

“Cos’è più importante scrivere in una biografia? Che ho lavorato con Cocciante e Baglioni o che mia madre era operaia a catena in un sottosuolo di Firenze? E’ più importante dire che ho un diploma in pianoforte al Cherubini o che mio padre era camionista, pittore e onesto? Che ho alle spalle due Cd o che la musica mi assale e mi si attacca addosso?...” Quattro chiacchiere con la cantautrice e musicista fiorentina Susanna Parigi.

Anzitutto prima ancora di partire con la vera e propria intervista, vorrei che tu ci parlassi di questi concerti che hai tenuto in giro per l’Italia, per promuovere (scusami se utilizzo questo termine commerciale) il tuo ultimo cd, uscito oramai un anno fa “In differenze”.

Ho avuto il privilegio di portare la mia musica nei più bei teatri d'Italia e la sorpresa è stata grande. Grande ed inaspettata perché senza i grossi mezzi di comunicazione delle multinazionali mai ci saremmo aspettati questa affluenza di pubblico e soprattutto un affetto che commuove. Commuove e rafforza la convinzione che ESISTE un pubblico vivo, un pubblico che cerca quello che vuole comprare e non lo assorbe totalmente come imposizione dai messaggi pubblicitari, un pubblico che desidererebbe qualcosa di diverso (nel cinema, nella letteratura, nel teatro, nella musica) ma non riesce a trovarlo. Il grande problema della discografia non è la masterizzazione, è la disaffezione del pubblico. Non si dice mai per esempio che molti anni fa non si poteva masterizzare ma si facevano una marea di cassette dal vinile. Perché allora la gente comprava comunque i dischi? Perché dopo che hanno assistito al mio concerto le persone vanno a ricercare anche il mio primo e secondo Cd? Costruendo solo plastica, vendendo a prezzi altissimi Cd dove al massimo c'è una canzone decente e dove persino il libretto è ridotto a sette pagine, le case discografiche hanno allontanato le persone. Quello che non capisco è quanto sia stata inettitudine o quanto volontà di affossare un veicolo di cultura quale è la musica.

Come definiresti la tua musica? Uno sguardo dal basso verso l’alto o dall’alto verso il basso?

Qualche volta sento il mio corpo come tramite. Ogni volta che salgo sul palco vorrei che fosse non un corpo che si esibisce ma un veicolo per la musica. Allora accade qualcosa di strano: sembra che arrivi qualcosa dall'alto, che si espanda verso il basso per poi tornare ingigantito verso l'alto. Non so cosa sia ma lo percepisco così.

Riccardo Cocciante e Claudio Baglioni, sono due personaggi della musica italiana, con i quali tu hai lavorato, e che giustamente affiorano e fanno parte dei tuoi tratti biografici, però ultimamente so che ami utilizzare un altro tipo di biografia “più personale”, quella in cui ti definisci con… “un’anima da operaia e la scrittura (dicono) da intellettuale…”. Ti va di parlarcene…

Non ne posso più!Ho distrutto la vecchia biografia, l'ho pestata, l'ho arrotolata e mangiata, fatta sparire ovunque e puntualmente me la ritrovo tra i piedi. Non perchè me ne vergogno ma perché vorrei essere apprezzata per quello che sono e non farmi strada sul nome di altri.

Vorrei che tu ci parlassi de “I pensieri del fiore” e “Selina”, due canzoni del tuo primo album, che forse non tutti conoscono, ma che a mio avviso già denotano un certo spessore artistico ed un tono simile a quello che si respira in “In differenze”, anche se le due canzoni sopra citate risalgono al 1995…

A "Selina" sono molto affezionata perché mi ha permesso di essere prodotta da Vince Tempera e Massimo Luca. Non so perché ho scritto dello strazio di una madre che dà in adozione la figlia, però lo sentivo. "I pensieri del fiore"...forse hai letto "La nausea" di Sartre e tutto questo masticare, masticare e toccare, toccare senza rispetto per i pensieri del fiore...

Anche se chissà quante volte ti è stata fatta questa domanda, ti chiedo di spiegarci il significato del titolo del tuo ultimo album “In differenze”.

Come ti dicevo prima, ci sono momenti in cui sembra che ti arrivi qualcosa da qualcuno e questo titolo è venuto in uno di quei momenti. Racchiudeva in sé tutto il mondo dell'album, e questa spiacevole sensazione che sento fortissima sulla mia pelle di "indifferenza" intorno, ovunque e per qualsiasi cosa. Questo è un periodo storico molto pericoloso. Credo che bisogna stare con gli occhi ben aperti. Le manovre di rincoglionimento sono pesanti e le persone sono anestetizzate. Il gioco è questo: si lavora, si lavora per comprare cose di cui non avremmo alcun bisogno (e oggi purtroppo anche perché non si arriva alla fine del mese); lavorando, lavorando e tornando in coda e facendo la spesa e accompagnando i figli a scuola e passando a trovare la nonna e portando la macchina dal meccanico e facendo la fila alla posta e perdendo una mattinata in coda alla cassa della “Asl” e stando un'ora al telefono per prenotare un'ecografia che ti danno fra tre mesi, si arriva al divano, e al divano e alla televisione ti ci aggrappi come la zecca al cane. Beccato! Non hai più scampo! Sei preso! E' molto faticoso non essere indifferenti. Per poter attuare questo esercizio bisogna avere anche tempo a disposizione. Io ho scelto: meno danaro, però più tempo.

Per ciò che concerne il tuo modo di scrivere, il tuo modo di fare musica, si potrebbe parlare di una “Scomposta in differenza”? (ricollegandomi ai titoli dei tuoi due ultimi lavori).

Sono scomposta in tutti i sensi. Mi sento frammentata in porzioni di donne assolutamente diverse e non mi piace stare "composta". Amo chi ha cercato nei secoli di vedere le cose da un' angolazione inusuale e mi distrugge la ripetizione. C'è chi dice che la cultura annoia; a me annoia l'ignoranza. Nella scrittura cerco parole un po' meno abusate, un po' meno date in pasto al popolo della corrida. Nella musica cerco di essere libera; ancora non ci sono riuscita del tutto ma sono sulla buona strada. Spero di non riuscirci del tutto perchè questo, forse, vorrebbe dire smettere di cantare perché la totale libertà e sincerità spesso fanno cenno al silenzio di avvicinarsi.

Entrando più dettagliatamente nell’analisi delle canzoni di “In differenze”, nel brano “Opera buffa” dici: “Rido e mi pento di non aver ucciso chi ha licenziato talento e sorriso…” vuoi dunque dirci chi secondo te ha licenziato talento e sorriso? vuoi fare dei nomi?

Credo che chi ostacola un talento offende l'anima di Dio; qualsiasi talento in qualsiasi campo. Questo paese è vecchio, prima almeno esistevano i cervelli da esportare, oggi pare che la richiesta di "menti" italiane sia molto diminuita;un po' perché dove si va avanti per mafia e non per talento viene a mancare la materia prima, un po' perché (e questo è ancora più grave e ne ho il riscontro tutti i giorni), i ragazzi sono molto sensibili, molto di più di quanto si possa pensare. Se il messaggio che passa ogni giorno è che: "tanto a esser bravi non si va da nessuna parte" loro pensano: "chi me lo fa fare di impegnarmi, di sacrificarmi, di diventare eccezionale in quello che faccio, tanto non conosco le persone giuste e, bene che vada, chi potrebbe apprezzarlo, dove non si riconosce la differenza tra un premio Nobel e una velina, o tra le "Memorie di Adriano" e l'ultimo libro del comico tormentone o tra Peter Gabriel e DJ Francesco?"

Susanna Parigi

Il brano “La fatica e la pazienza” è un brano dedicato ad una persona a te molto cara: tuo padre. Sempre in questo brano parlando di chi non c’è più dici “la fine cambia verbi, prospettive, angolazioni”. In conseguenza a ciò, credi che il tuo approccio alla musica abbia subito dei cambiamenti in termini di “prospettive ed angolazioni”? Ed in particolar modo, “In differenze” può essere considerato il frutto bellissimo in parte attribuibile a questo doloroso distacco?

Si!

Come nasce la tua collaborazione (anche per il testo di “False”) ed amicizia con Umberto Galimberti uno dei filosofi italiani più apprezzati?

Umberto, come molti grandi, ha un carattere molto difficile. La sua coerenza lo porta ad una sincerità disarmante e se ti presenti con delle maschere te le disintegra in un secondo. Forse io ne ho di talmente incorporate che non le ha viste...o forse ha fatto finta di non vederle...La sua filosofia aderisce alla terra e come la poesia di Neruda la sento molto vicina alla gente che lavora.

Nelle foto interne del booklet di “In differenze”, che ti ritraggono, il tuo sguardo è sempre rivolto altrove, non guardi mai dritto verso l’obiettivo di chi ti sta fotografando. E’ casuale o voluto? Questo tuo “guardare altrove”, fa parte dei messaggi che vuoi esprimere con “In differenze”?

Non mi piace stare in posa. Il mio amico Max, che spesso mi fotografa, sa che è un macello e allora prima mi fa degli scatti in posa, che puntualmente buttiamo via per tenere quelli che fa quando non me ne accorgo, nelle pause, mentre cammino, mentre suono o mentre mi arrampico per gioco sul pianoforte e mi si rompe uno stivale.

“Donne d’amore”, “Tre passi indietro”, “Amada”, sono alcune tra le tue canzoni in cui la protagonista è proprio la donna, di cui spesso tu metti in luce le incertezze, le debolezze; donne che raccontano soprusi ed umiliazioni spesso indotte da altri o dalla società stessa in cui si trovano a vivere. Ma io ti chiedo più in generale, Quanto e perchè è importante parlare delle donne in una canzone?

A giudicare dal numero delle aspiranti veline direi parecchio. E' triste che non ci si renda conto di una verità elementare; che se giochi tutto sul tuo corpo crei immediatamente la tua sostituibilità.

“Una stagione all’inferno”, una canzone portentosa che sicuramente emerge nel cd, non solo per la tua voce ma anche per la “costruzione musicale” e l’arrangiamento: le ritmiche di tamburi e il coro bizantino…sono curioso di sapere come sei riuscita a coinvolgere i Tamburi di San Marino e il coro bizantino…immagino anche l’affollamento di persone nello studio durante la registrazione del brano o mi sbaglio?…vuoi parlarci anche del contenuto del testo..

Tutta la canzone nasce da una domanda:"E se l'inferno fosse questo?" E' tale a volte il dolore in questa nostra terra, che sembrerebbe una punizione esserci. Per questo disco ho scelto solo collaboratori vicini di spirito; ho scelto accuratamente tutte le persone che ci hanno lavorato. L'esempio del figlio calza molto. Non vorresti che tuo figlio fosse avvicinato da persone che non ti piacciono, e così ogni nota del disco doveva essere suonata in un certo modo; sono stata attenta ad ogni dettaglio rifacendo il missaggio anche per cinque volte, scegliendo degli amici meravigliosi per la grafica del libretto, dei musicisti dei quali conosco il totale rispetto per la musica, un coro di bambini di nazionalità diversa per “Cinì Cinì”; le mie compagne di viaggio Alice e Aurora Bisanti a viola e violino, e un'orchestra sinfonica dove il direttore si è messo a piangere quando ha eseguito "Le valigie che lasci".

A proposito de “Le valigie che lasci”…tu senti di aver lasciato delle valigie, di aver perso, abbandonato delle valigie da qualche parte? di avere delle valigie che vorresti volentieri smarrire? O di avere delle valigie che si sono spezzate?

Ci sono valigie che si spezzano perché rovinate dalle distanze, dai lunghi percorsi, dalla fatica, di queste narra la canzone. Nel mio caso si sono rotte non per questo motivo, ma semplicemente perché non erano buone. Erano difettose fin dall'inizio, di plastica, anche se me le hanno vendute per pelle. Non le rimpiangi certo quando le butti via.

Tu sei sicuramente una persona che ama leggere molto, dunque ti chiedo di dirmi il titolo di qualche libro di cui consiglieresti a tutti la lettura.

Uno l'ho citato prima: "Memorie di Adriano" di M.Yourcenar, poi le poesie di Gabriela Mistral e magari "I beati anni del castigo" di Fleur Jaeggy.

Nel brano “Il doppio segreto” dici “La storia è solo inganno” e in “Opera buffa” dici “Rido alla storia, rido alla memoria…”, eppure nei brani “Più grandi di Dio” ed anche in “In differenze”, come già avevo avuto modo di dirti, sembrano affiorare, più o meno nitidamente, delle immagini e dei richiami ad alcuni momenti storici precisi e terribili e nemmeno poi così lontani, mi riferisco al dramma dell’olocausto, della deportazione…vedi anche l’effetto sonoro del treno, della folla e della porta che si chiude in “In differenze” che, ascoltando, a me fa venire in mente proprio il treno dei deportati… Vorrei che tu ci spiegassi come senti e vivi nei tuoi pensieri la storia del passato e quella presente e se le sensazioni mie sono fondate o meno.

Le tue sensazioni sono vere. La storia che conosciamo è solo "narrazione", "inganno" ed è a questa storia che rido, perché sento che la storia vera sfugge, perchè può essere stata narrata da impostori; perché l'intrigo spesso ha la meglio e… Cenerentola non sposò mai il Principe Azzurro. Ho troppo rispetto per chi è stato sgomitato in disparte e accolgo le parole di Bertolt Brecht:

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente ugualmente.

Un ringraziamento particolare a Susanna per la grande disponibilità e gentilezza nella collaborazione per la realizzazione della presente intervista. Abbracci da “Una porta nel tempo”.

Sito Ufficiale: www.susannaparigi.it