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Raffaele Spidalieri: sopravvivere al terzo millennio

Articolo di: Pier Giorgio Tegagni; pubblicato il 16/06/2006 alle ore 19:18:39.

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Ha realizzato il suo sogno di bambino, diventare medico, ma la sua passione di sempre è la musica. Dopo una lunga gavetta da "pianobar", porta in giro per l'Italia un Concerto tributo a Fabrizio De André ed ottiene riconoscimenti anche da Gianni Tassio. Da tempo lavora ad un progetto di pezzi originali che dovrebbero far parte del suo primo disco. Ecco come si racconta in un'intervista su Lambrettarecords.

Raffaele Spidalieri

Allora Raffaele dopo tanto piano bar e canzoni di altri autori, canti finalmente del materiale tuo, come ti sembra?

Strano. Il piano bar è una situazione anonima dove la stragrande maggior parte della gente non calcola quello che fai, distratta dai prorpio discorsi e dalle proprie storie; che ci sia un disco o uno che suona è più o meno lo stesso; ovviamente con le dovute eccezioni. Differente è invece il contesto dell'altra esperienza, e mi riferisco all'aver portato in giro per l'Italia un concerto tributo a Fabriziode Andrè per 5 anni. Lì la gente è attenta e pronta a fucilarti se sbagli qualcosa. E' stata una scommessa davvero grande, e devo dire vinta, visto che sono stato invitato anche al premio Via del Campo a Genova; pensa che il buon Gianni Tassio aveva una mia locandina in negozio. E' stata una sorpresa graditissima, visto il mio amore infinito per De Andrè.

Come mai hai deciso di prendere questa strada a quasi 35 anni?

Avevo appena finito il liceo e dovevo scegliere tra la malattia della musica e la passione per la medicina che avevo fin da bambino. Ho optato per la seconda. Il sogno del bambino l'ho realizzato. Ora devo dare sfogo alla più spietata ed affascinante delle amanti, cioè la musica. E quindi ho ricominciato per gioco, prima con lo spettacolo su De Andrè, ora con le mie canzoni. Con la speranza che possano andare sempre più lontano. Non è un'esigenza vitale, ma spero l'inizio di una bella favola.

Ti senti più un cantante, o un cantautore.

Un cantautore; è fondamentale raccontare storie. Vedo la canzone come un mezzo di espressione, non come un passatempo.

Mi sembra che per te i testi hanno nel contesto della canzone un certa importanza.

I testi sono il fulcro, la musica li colora, gli da energia, li rafforza. Ma il cuore restano sempre le parole che raccontano lo svolgimento della storia.

Quante canzoni hai pronte?

Un disco, che secondo me non deve superare i dieci pezzi… come si faceva una volta. 5 per lato.

Le storie che scrivi ti rappresentano in qualche modo, o è pura libera ispirazione.

Non sempre. Spesso racconto eventi, storie. Anche se in qualche modo finisci sempre per mettere un piccolo pezzo della tua vita in quello che scrivi. In senso lato quindi sì.

Stai lavorando per creare un tuo stile musicale che ti distingua, o i brani che componi hanno delle componenti musicali diverse e spontanee.

E' il primo lavoro. Cerco di mettere in quello che scrivo un piccolo ricordo di quello che ho trovato sulla mia strada, anche come forma di ringraziamento verso quelli che hanno formato il mio DNA musicale. Per farti un esempio le tastiere di Peter Gabriel, la chitarra di Keith Richards, la passione del tango argentino, l'ironia di Giorgio Gaber, certe soluzioni armoniche del jazz.. Ma non è assolutamente un copia ed incolla.

Quando pensi di essere pronto a realizzare il tuo primo lavoro "cd"?

Appena un'anima di buona volonta me lo produce. In maniera onesta.

Dal vivo con che tipo di formazione ti piace lavorare, rock, unplugged?

Ho dei musicisti (e che fortuna che ho avuto), in grado di spaziare in tutti i generi; ed è quello che facciamo nel live. Ho dei pezzi con sonorità acustiche da unplugged, altri con tendenza pop-rock, altre spudoratamente rock. Dipende molto anche dal posto dove suoniamo. Ci divertiamo a vestire in maniera diversa i pezzi a seconda delle esigenze e degli umori.

Stai cercando di creare un tuo souno, o ti va bene il risultato spontaneo generato della fusione con i tuoi musicisti.

E' una ricerca "casuale" ma non troppo. Ho scritto i pezzi e li ho dati ai musicisti con delle idee di massima. Ognuno ha aggiunto qualcosa di suo. Il risultato poi si modula suonando in pubblico. E' come se i pezzi di trasformassero nel tempo; un po' come la fisionomia di un volto con il passare degli anni.

Tutti quelli che fanno musica, trovano la loro giusta collocazione in concerto, suonare dal vivo è anche per te quindi fondamentale?

E' la sola ragione per cui faccio questo. Anche perché il live non perdona. Poi adoro l'odore del teatro, le sue luci, le sue regole.

Parliamo ancora un pò del tuo CD: quanto tempo dedichi alla realizzazione?

Per la realizzazione non molto, per scriverlo però ci ho messo degli anni, anche perché il mio primo lavoro (per ora), e cioè quello di medico non mi da molto tempo.

Il lavoro in sala di registrazione, per te è una bella esperienza, o hai avuto dei problemi, mi riferisco alle dure regole dello studio?

Assolutamente no. Anche perché cerco di trovare delle sonorità vere, realizzabili anche nel live. Poi i musicisti sono molto affiatati, quindi non ho avuto grossi problemi.

Allora nell'attesa di poter scoltare per intero il tuo CD, ci diamo appuntamento in qualche festival questa estate? ok!!!

Si, speriamo di vederci invece in qualche teatro!!! magari uno di quelli storici che piacciono a me.

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