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Intervista a Luca Bassanese

Articolo di: Alberto Barina; pubblicato il 06/07/2006 alle ore 17:57:58.

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Quando la vita perde il suo significato, diventa merce di scambio. Quando vendiamo le nostre passioni, i nostri affetti, il nostro amore è lì che diventiamo merce. Diventiamo vuoti a perdere con l'unica possibilità di sfogarci dietro a facili entusiasmi, in una vacanza di quindici giorni tra quindicimila ombrelloni, in felicità fittizie, nel diventare a nostra volta compratori e consumatori di merce.

Luca Bassanese

Quando la vita perde il suo significato, diventa merce di scambio.
Quando vendiamo le nostre passioni, i nostri affetti, il nostro amore è lì che diventiamo merce.
Diventiamo vuoti a perdere con l'unica possibilità di sfogarci dietro a facili entusiasmi, in una vacanza di quindici giorni tra quindicimila ombrelloni, in felicità fittizie, nel diventare a nostra volta compratori e consumatori di merce.

Prima domanda di rito che ti faccio è quella di presentarti un po'. Quando e dove nasce la tua passione per la musica, qualche tappa importante prima di approdare alla realizzazione del tuo primo cd e quant'altro.

Quando senti un suono, il canto di una voce, le vibrazioni di una corda di violino, non ti sembra che tutto attorno assuma un aspetto più vero? E' questo che ho sempre vissuto, la verità della musica, fin da piccolo, nell'ascoltare il suono d'ogni singola parola. A volte puoi perdere il significato di una frase ma quando la parola arriva a te, viene trasportata dal suono di secoli e secoli di cultura. Ed ogni lingua si racconta e ti racconta della gente che la parla. In un mercato di voci, ogni lingua è l'essenza dell'uomo, e la somma d'ogni suono è l'essenza della vita.

Il percorso che mi ha portato a questo primo CD è stato lungo e bello allo stesso tempo, perchè bella è la vita in cui credi, sacrifici ed errori compresi, ed io amo fare musica e raccontare gli altri e negli altri ritrovare me stesso. E' l'incontro la cosa che più mi affascina, la musica è fatta d'incontri e tra questi ho avuto la fortuna di aver condiviso questo primo album con una persona speciale come Stefano Florio.

Entriamo subito nel vivo della questione e cioè di questo tuo primo album: "Al mercato". "Al mercato vale più la merce che la vita", prendo a pretesto questa strofa chiave della canzone omonima, affinché tu ci possa spiegare questa metafora della vita che tu hai paragonato ad un mercato.

Quando la vita perde il suo significato, diventa merce di scambio. Ma non è vendere il proprio corpo la prima forma di mercificazione di se stessi perchè è nell'anima il nostro Io più vero. Quando vendiamo le nostre passioni, i nostri affetti, il nostro amore è lì che diventiamo merce. Diventiamo vuoti a perdere con l'unica possibilità di sfogarci dietro a facili entusiasmi, in una vacanza di quindici giorni tra quindicimila ombrelloni, in felicità fittizie, nel diventare a nostra volta compratori e consumatori di merce.

Non è facile per me allontanarmi da tutto questo, figlio di un tempo che mi ha insegnato ad essere felice nell'avere, ma ci provo, e per prima cosa dico a me stesso queste parole. L'idea del titolo "Al Mercato" è venuta prima di tutto a Stefano Florio, lui ha sempre amato i mercati in forma viscerale e fisica ed io ho trovato splendido questo connubio tra la vita ed il mercato, e poi via a costruire pezzi di storie e di vita per arrivare come in un quadro a dipingere l'immagine di noi.

M'incuriosisce anche la scelta della copertina del cd, che riproduce un mercato medioevale. Come mai non hai scelto una foto o uno scorcio odierno di un mercato settimanale di paese?

Perchè "Al Mercato" non è ambientato in un'epoca precisa e riferimenti troppo odierni potevano deviare dall'essenza di un album che parla prima di tutto d'amore e di speranza, sentimenti che nell'uomo esistono da sempre. Abbiamo pensato ed elaborato questo quadro assieme all'illustratrice Elena Meneghetti partendo dall'idea medioevale di rappresentare l'organigramma sociale in un dipinto. Al centro il potere e attorno la vita, la vita che passa e a volte distratta si lascia guardare senza "vedere", senza "capire", a volte rinchiusa nelle sue paure, a volte innocente come il gioco di un bimbo.

Pensi di essere un buon "mercante" della tua arte, cioè della tua musica?

Mercante è una parola poetica, mi fa pensare ad uomo con un carro pieno di vecchie opere d'arte ma allo stesso tempo immagino il peso che si sente addosso quell'uomo nel dover vendere per vivere qualcosa agli altri, qualcosa che spesso non gli appartiene. Preferisco considerarmi un buon amante della mia musica e cerco d'essergli fedele il più possibile, d'altra parte non potrei mai tradire una parte di me.

La prima canzone o prima traccia del disco è molto particolare e solo apparentemente, sembra non avere nulla a che spartire con il resto del cd. "I pesci dentro l'acquario si muovo in moto ordinario... ". Altra metafora, suppongo, per dirci esattamente che cosa?

Hai mai osservato il traffico di notte dall'alto di un edificio? Le luci si rincorrono in ordine preciso; se velocizzi quest'immagine nella tua mente fasci di luce girano, deviano, e a volte si fermano. E' nel silenzio dell'imprevisto che leggo una possibilità di crescita, fermarsi per capire è necessario, è il "nostro" io che si racconta e ci indica la strada.

Tra i brani del cd che gentilmente ti chiedo di commentare ho scelto "La luz de un novo dia", "L'indifferenza", "Canzone di Marta" "A Silva" e "il 20 luglio 2001".

"La luz de un novo dia" nel mercato della vita è la speranza collettiva racchiusa in una preghiera cantata a più voci con un linguaggio veneto/spagnolo quasi a ricordare i nostri avi che figli in spalla e valige legate, partivano verso nuove direzioni, nuove speranze. E' la speranza di un cambiamento generale, una presa di coscienza dove l'amore è al di sopra d'ogni bisogno.

Il prologo "Nina" introduce "L'Indifferenza", fase centrale dell'album, l'indifferenza come il primo tra i mali che affliggono l'umanità, è lei a portare il qualunquismo, sono le "troppe ore davanti ad uno schermo senza riflessi d'amore" a rendere possibile e sopportabile ogni scempio contro l'umanità, da qui l'azzeramento della critica personale e la mancanza di reazione sociale.

In "Canzone di Marta", è L'amore inteso come desiderio dell'altro dal punto di vista fisico e mentale che viene descritto perchè in questo mercato ci s'innamora e si cerca di condividere anche in maniera intima le proprie emozioni, lasciandosi coinvolgere a tal punto da fare propri i problemi di chi si ama per poi vivere nelle notti d'estate, tra parole d'amore e carezze sul viso, la sensazione di non essere soli.

La canzone "A Silva", è presente in questo mercato dove la memoria storica è su un piano di rilievo come necessaria condizione tramite la quale costruire un futuro che non ritorna sugli stessi errori del passato, fatto di gente con la visione chiara e onesta di ciò che è stato, un futuro consapevole che guarda alla storia analizzandola non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto dal punto di vista umano come uomo al centro della storia.

E si ritorna con la memoria storica ne "Il 20 Luglio 2001" a denuncia del grande sonno che pervade la società, vittima di una comunicazione deviata, distorta, superficiale ma soprattutto spettacolaristica e spettacolarizzata, già profetizzata nel libro "La società dello spettacolo" di Guy Debord. "Il 20 Luglio 2001", vuole essere la visione di un cittadino qualunque che guarda ai fatti di Genova durante il G8 provando un senso d'impotenza come se gli mancasse l'aria stessa grazie alla quale vive e respira.

Impossibile non parlare di Fabrizio De Andrè che si sente ha positivamente influito sulle tue scelte stilistiche ed anche musicali. Che cosa ti affascina maggiormente di questo autore sia da un punto di vista della sua produzione artistica, sia da un punto di vista umano?

E' proprio l'uomo in carne ed ossa che Fabrizio De Andrè ci consegna nelle sue canzoni, mettendo in luce la bellezza della diversità che è alla base d'ogni essere umano, ciò che più mi affascina. Non esalta nessuno, semplicemente ci indica il punto di vista esatto, senza filtri, senza costrutti sociali, è la vita stessa a raccontarsi nelle sue canzoni. Ciò che mi affascina infine è l'unicità della sua opera, la coerenza e la capacità di aver lasciato a noi parte della sua ricerca a volte ossessiva ma splendidamente autentica nell'uomo.

Di De Andrè hai inserito nel cd "Il bombarolo"... che mi pare sia perfettamente in linea con il clima generale che scaturisce dagli altri brani, ma visti i tempi che corrono tra Kamikaze e Una-bomber (per stare dalle nostre parti) la scelta mi pare sia anche un po' provocatoria in questo senso, oppure no?

La provocazione è già insita nella canzone, il Bombarolo si fida troppo delle sue capacità e l'ordigno che ha intenzione di gettare in parlamento, cade sopra un'edicola producendo come unico effetto del suo irrefrenabile desiderio di riscatto, la stampa su tutti i giornali della faccia in prima pagina della sua fidanzata, indicata come la fidanzata del "mostro". De Andrè nell'album "Storia di un impiegato" da cui è tratta "il Bombarolo" indicò come unica soluzione di cambiamento la partecipazione e la scelta collettiva, per questo sottolineò il fallimento dell'atto singolo del bombarolo. Abbiamo trovato questa canzone perfetta per i concetti di "Al Mercato".

Come sei riuscito a coinvolgere addirittura la Original Kokani Orkestar della Macedonia in questo tuo progetto? (Cosa apprezzabilissima tra l'altro, visto che per la maggior parte si tende a realizzare degli album con suoni elettronici, computerizzati, standardizzati e che finiscono per generare dei cd "tutti uguali").

La Kocani Orkestar è stato uno di quegli incontri avvenuti sul campo, prima di tutto si è suonato assieme e da questo è nata la voglia di collaborare, nei giorni che son seguiti di registrazione ho avuto il grande piacere di cantare anche in due brani della Kocani traducendo assieme a Naat i testi dell'Orkestar dal rom all'italiano, testi che raccontano la vita del loro popolo, della gente e dell'amore, spesso per la donna desiderata. Sono stati giorni splendidi con l'intera Kocani, a ballare sotto le stelle, giorni veri tra terra e cielo.

La scelta di realizzare un album prettamente acustico è costata molto tempo e sacrificio ma è stata una scelta ben precisa condivisa da subito tra me e Stefano Florio dal momento che quando una persona mette mani allo strumento ed è lei a suonare e non un computer, dentro ci sono tutte le sue sfumature, i suoi pensieri, ognuna di quelle cose che differenziano l'uomo dalla macchina e che rendono unico ed irripetibile tutto ciò che viene inciso.

Si sente in questo tuo lavoro che per te la musica è, significa "colore". Qual è il colore della tua musica?

La musica per me più che un colore è una necessità, ciò che mi da respiro e mi libera l'anima, la somma dei colori o l'arco di un arcobaleno.

Parlaci anche del coinvolgimento di Vittorino Curci, poeta e scrittore che nel cd recita una piccola parte: "Nina".

La voce di Vittorino in "Nina" è splendida, non avrei potuto immaginare un'altra voce per raccontare in maniera quasi fiabesca un quadro di ordinaria solitudine e disattenzione. Stefano conosce Vittorino da molto tempo ed è stato lui a pensare che per Nina non ci sarebbe stato interprete migliore. Colgo l'occasione per ringraziare Vittorino nuovamente perchè ogni volta che sento vibrare le parole in "Nina" provo la sensazione di un perfetto equilibrio e mi domando, per quante volte ancora Nina dovrà aprire la finestra?

Molti tuoi colleghi sostengono che il binomio musica-poesia debba rimanere diviso, altri sostengono che musica e poesia invece siano "parti di uno stesso corpo". Qual'è la tua opinione in merito?

Penso che il tutto sia da focalizzare nell'arte. Non credo esistano arti minori o maggiori ma artisti minori e artisti maggiori. E' l'uomo che contraddistingue l'opera qualunque essa sia, e dietro all'uomo c'è la sua vita che non può mai essere divisa dall'artista che dimora in lui. Nell'arte nulla si "deve" tutto si vive.

In questo cd però serpeggia sorniona anche dell'ironia o mi sbaglio?

Ironia si, ma che non deve essere confusa con superbia o altro. Ironia drammatica per sottolineare l'assurdo di certe scelte che ci portano ad annullare noi stessi in nome del potere o in funzione di quest'ultimo.

Nel corso di questo tuo viaggio di musica e parole, ti capita mai di sentirti come un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento?

Sarebbe già un passo avanti perchè in realtà i mulini esistono, mentre ciò che oggi ci opprime è spesso frutto di qualcosa d'inesistente, un mostro trasparente che si ciba delle nostre paure, dei nostri facili desideri fino ad occupare la mente e il cuore, le prime vittime dell'indifferenza.

Facciamo finta che tu sia al mercato con una bancarella di cd. Quali cd metteresti in bella mostra e faresti di tutto per smerciare e quali invece nasconderesti al fine di non venderne nemmeno una copia?

Se fossi al mercato con una bancarella di cd libero di vendere ciò che voglio aprirei una valigia con tutti i dischi che mi hanno emozionato fino ad oggi. E' stupendo consigliare l'ascolto di un brano, di un cantante, è come avere la possibilità di dare qualcosa di noi, condividere le nostre sensazioni ed emozioni. Se fossi al mercato con una bancarella di cd non avrei certo con me ciò che non mi piace, a costo di fallire!

Sicuramente non mancherebbero i seguenti album: "Alice non lo sa", "Rimmel", "Bufalo Bill" di F. De Gregori; "Via P.Fabbri 43", "Radici" di F.Guccini; "Harvest" di Neil Young; " The Freewheelin'", "Highway 61 Revisited", "Desire" di Bob Dylan; "Du jazz dans le ravin" di Serge Gainsburg; "Il Giorno Aveva Cinque Teste", "Anidride Solforosa", "Automobili" di L.Dalla con il poeta e narratore Roberto Roversi; tutta la discografia di F.De Andrè (discorsi compresi pubblicati da "A")...e molti, molti altri.

Cosa sentiresti di dire alle persone che acquistano il tuo cd?

Che sono onorato di ricevere il loro "ascolto" perchè il tempo è qualcosa di importante e donarlo non è cosa facile.

Qual è il messaggio più importante che vuoi emerga nitidamente, che vuoi che arrivi alla gente attraverso queste tue canzoni?

Che c'è ancora una speranza.

Avresti voluto essere l'autore di... e perché?

"La Guerra di Piero" di De Andrè... perchè mi ha cambiato la vita!

Leggi la recensione del cd: Luca Bassanese - Al mercato

Sito internet: www.lucabassanese.it

Un ringraziamento particolare a Luca (il piccolo–grande miracolo musicale del nordest!) per la gentilezza e collaborazione nella realizzazione di questa intervista.