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Calicanto: intervista a Francesco Ganassin, clarinettista del gruppo

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 02/01/2008 alle ore 13:22:23.

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I Calicanto, dopo ben dodici dischi e un quarto di secolo di militanza musicale, propongono un'interessante antologia intitolata semplicemente "25 anni Calicanto" (Felmay). E' un doppio cd che offre da un lato una ricca selezione di brani riproposti nelle loro versioni originali e dall'altro un cd live registrato nel 2006.

Calicanto

I Calicanto, dopo ben dodici dischi e un quarto di secolo di militanza musicale, propongono un'interessante antologia intitolata semplicemente "25 anni Calicanto" (Felmay). È un doppio cd che offre da un lato una ricca selezione di brani riproposti nelle loro versioni originali e dall'altro un cd live registrato nel 2006, che fa percepire la specificità delle performances dal vivo della band. Abbiamo colto l'occasione per intervistare Francesco Ganassin, clarinettista del gruppo.

Un'antologia può essere vista come una sorta di autobiografia in cui, "ad una certa età", si fa un bilancio. E' così anche per voi?

Penso che un'antologia a questo punto della carriera del gruppo rappresenti una sorta di check point. Un "controllo" del genere è impegnativo per certi versi: vuotare le tasche e spendere tempo e molte energie a fare il punto della situazione raramente è cosa esclusivamente piacevole. Ma una volta appurato che tutto è a posto, che si può andare, un gruppo può riprendere il proprio bagaglio, oltrepassare il check point, riprendere il cammino e andare verso nuovi territori.

Di solito le antologie sono iniziative che rispondono esclusivamente a requisiti di natura commerciale, per l'interesse delle case discografiche, ma nel vostro caso non mi pare che le motivazioni siano queste. E' dunque ancora pensabile che una band suoni esclusivamente per diletto?

Penso sia la necessità del suonare e non la ricerca del diletto la cifra di Calicanto. Molto spesso è difficile tenere in vita un gruppo, anche se per noi molte sono le soddisfazioni e le persone che ci incoraggiano e ci stanno vicine. Il diletto penso sia una conseguenza, la molla che fa scattare tutto il meccanismo è la necessità. Calicanto non può stare senza suonare, senza far sentire la propria voce, le proprie idee, il proprio modo di fare musica.

Recuperare i momenti più significativi di dodici album non è un'impresa da poco. E' "semplicemente" un guardarsi dietro le spalle o è anche una premessa in direzione del futuro?

In Calicanto ci siamo detti che dopo l'antologico avremmo in qualche modo voltato pagina, che ci saremmo mossi verso altri luoghi musicali, rimanendo fedeli alla nostra poetica, staccandoci da un repertorio che ci ha portato molta fortuna e a cui siamo molto legati, ma che ora merita un po' di riposo. Rimane inevitabile, nel voltare pagina, che anche sul foglio bianco successivo ci sia il calco di ciò che si è scritto in precedenza, e trovo che Calicanto in passato abbia avuto mano saggiamente pesante sul proprio quaderno.

Nella vostra storia ci sono state molte defezioni, e di solito i mutamenti di organico comportano un riassetto non solo della struttura del gruppo, ma anche della musica. Se è vero, cosa rimane nei Calicanto di oggi della poetica degli esordi del gruppo?

Un amico musicista mi dice spesso che un anno trascorso assieme all'interno di un gruppo musicale equivale a sette anni di convivenza. Se le cose stanno così i 25 anni di Calicanto precludono in partenza, oggettivamente, la possibilità di un organico immutato nel tempo. Di Calicanto degli esordi rimane la curiosità per il nuovo, l'attenzione alla ricerca etnomusicologica e culturale in senso più ampio fatta attraverso le interviste agli anziani, e in linea di massima penso che rimanga una sonorità, un suono che va oltre gli strumenti in campo e che caratterizza tutti i lavori del gruppo.

L'indicazione dei nomi dei musicisti che hanno preso una strada diversa e l'inclusione dei relativi brani nell'antologia credo sia un indice di una fondamentale mancanza di rancori reciproci. E' così? Quali i motivi delle principali defezioni?

Non ero nel gruppo quando ci sono state "le defezioni", e sinceramente non ho mai chiesto nel dettaglio i motivi precisi, né mi interessano. Dei musicisti che sono stati in Calicanto prima di me respiro ancora l'impronta forte, l'eco del loro apporto creativo al gruppo, nelle registrazioni, nello stile, nei suoni, negli arrangiamenti e nelle composizioni, di loro è questo ciò che mi interessa e di cui penso sarebbe bello parlare.

La vostra musica è stata considerata da Luca Ferrari nel suo libro un "folk geneticamente modificato". Siete d'accordo con questa definizione?

Penso che sia ben difficile spiegare ad altri che cosa suoniamo. A volte anche spiegarlo a noi stessi riesce impresa impossibile. Ci consola pensare che le definizioni abbiano la pericolosa controindicazione di imbrigliare mentre identificano. Le griglie sono buone per il pesce e la carne, ma non per la musica. E non riuscire a spiegare che musica suoniamo ci regala la pia illusione di fare, a tratti, un po' di poesia. Nella fattispecie, la definizione di Luca Ferrari, nel suo ottimo libro, una vera chicca nel panorama editoriale musicale, è decisamente simpatica e provocatoria, ma riferita ad un intero "movimento" e non nello specifico a Calicanto.

Qual è il vostro rapporto con la tradizione? Quali le fonti da voi utilizzate sia per le musiche che per i testi?

Calicanto ha speso molte energie nella ricerca "sul campo", negli anni Ottanta nell'area del Polesine e dell'Agordino assieme a Guglielmo Pinna e Marina Dalla Valle, e nei suoi anni più recenti nel territorio dei Colli Euganei. Da lì vengono parte dei testi e delle melodie. Un'altra parte di testi ha origine veneziana e in quell'ambito la ricerca è prevalentemente fatta su frammenti di spartiti, testi. In ogni lavoro, comunque, riserviamo sempre uno spazio per le nostre composizioni.

Un'ultima domanda relativa al primo dei due cd di questa opera d'anniversario: quali differenze tra l'esibizione dal vivo e le vostre esecuzioni in studio?

Del nostro live penso che un ascoltatore attento colga l'intensità di esecuzione ed un messaggio di coesione ed affiatamento forte, costruiti su un repertorio che sentiamo tutti molto nostro. Delle esecuzioni in studio e delle varie pubblicazioni su cd piuttosto la consapevolezza progettuale e l'attenzione alle piccole cose, al dettaglio non solo musicale ma anche, e penso soprattutto ad Isole senza mar o a Labirintomare, grafico, editoriale, stilistico in generale.

Link: Calicanto sito ufficiale