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Intervista agli SOS, gruppo napoletano all'esordio con l'album Cammenann (CNI)

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 10/12/2007 alle ore 01:10:59.

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SOS e' il nome emblematico di un gruppo napoletano che esordisce presso la Compagnia Nuove Indye con un interessante cd intitolato Cammenann'. Una musica che affonda nella tradizione partenopea degli anni '70 e '80, in quell'area di sonorita' che contaminano in maniera piu' che convincente le armonie tradizionali con l'anima rock.

SOS

SOS è il nome emblematico di un gruppo napoletano che esordisce presso la Compagnia Nuove Indye con un interessante cd intitolato Cammenann'. Il sestetto di base (Gino D'Alessandro alla voce, Armando Mattiello al basso, Gaetano Aiello alla batteria, Biagio Felaco alla chitarra, Paolo D'Alessandro al sax e flauto traverso, Gianni Chiarolanza alla tromba) si avvale di numerose collaborazioni e dà vita ad una musica che affonda nella tradizione partenopea degli anni '70 e '80, in quell'area di sonorità che contaminano in maniera più che convincente le armonie tradizionali con l'anima rock.

Particolarmente degni di attenzione anche i testi dei brani, tutti rigorosamente in dialetto, animati dalla voglia di raccontare, di denunciare, di dar voce a chi è privato della facoltà di parola da un sistema mediatico sempre più controllato e selettivo. La musica dunque appare come un fondamentale canale espressivo alternativo. Grazie anche ad alcune case discografiche che sostengono queste iniziative. Li abbiamo intervistati.

La vostra musica è basata su due riferimenti altrettanto forti: da un lato l'uso del dialetto e dall'altro l'apertura ad altre culture. Da una parte quindi l'accento viene posto sul "particolare" e dall'altra sul generale, sul dialogo interculturale. A qualcuno potrebbero sembrare due tendenze inconciliabili e contraddittorie. Voi come giustificate la vostra scelta?

Diciamo che questo "miscuglio" di culture a cui siamo arrivati, partendo però dalle nostre radici, era proprio la scommessa che ci eravamo fatti in cantina molti anni fa quando abbiamo iniziato. Del resto le influenze marocchine o algerine nella nostra città non arrivano da molto lontano: abbiamo infatti una comunità vastissima a Napoli radicata da ben oltre 20 anni.

A questo punto non si può non chiedere quali sono a vostro parere le differenze tra la massificazione-globalizzazione e la contaminazione di diverse culture che voi operate nella vostra musica.

E' difficile dirlo, è un confine molto sottile, e forse la contaminazione potrebbe essere nient'altro che la conseguenza della massificazione di cui parli. Nei nostri intenti c'è semplicemente la voglia di restituire attraverso la musica tutta l'energia che ci arriva dal passato sia esso legato alla nostra realtà (vedi il folk dei Zezi), sia esso arrivato fino a noi grazie agli insediamenti, come ti dicevo prima, di altri popoli.

Il "guaglione" protagonista della prima traccia è un personaggio esemplare tanto del cinema neorealista degli anni quaranta-cinquanta quanto della nostra epoca. Com'è possibile?

Forse sempre di più in questi anni la periferia nella società moderna diventa una condizione mentale prima che sociale. Non è tanto dove abiti ma piuttosto quello che ti puoi permettere; e stare al margine ti può capitare anche vivendo al centro di una grande città come Napoli. Città oramai lontanissima dai centri di decisione e priva una reale industria culturale ed editoriale capace di intercettare le innumerevoli evoluzioni di linguaggio che qui riusciamo a realizzare. Se ci aggiungi che i servizi essenziali di mobilità non sono per nulla garantiti quel guaglione che raccontiamo è un personaggio scomodo che difficilmente potrà evolvere dalla sua condizione.

Il guaglione è quindi portatore di un messaggio di lotta, di contrasto con il potere? Ha la forza per opporsi o comunica il suo disagio solo con la sua presenza, con il suo esserci?

Più che di lotta credo si possa parlare di un segnale di forte disagio: un senso di inadeguatezza e spaesamento che affligge molti di noi.

Nei vostri testi compaiono aspetti di eternità, di costanza, che si manifestano al di là del tempo: i problemi sociali, il dialetto, la tradizione. Anche il mare può essere considerato, almeno emotivamente, in questa ottica?

Assolutamente sì, nello specifico quel brano "O' mar' e Curuogl'" (trad: Il mare di Coroglio) parla appunto di un pezzetto del golfo di Napoli, piccolissimo ma con una storia stratificata nei secoli: da porto di pescatori negli anni dell'industrializzazione si trasformò nel polo siderurgico d'eccellenza (Italsider) per diventare ora, dopo lo smantellamento avvenuto negli anni '90, semplicemente uno dei luoghi più belli ma, ahinoi, più inquinati d'Europa.

La canzone che dà il titolo all'album è giocata su un invito pressante a camminare. Per andare dove?

Forse è semplicemente un invito ad andare avanti, avendo fiducia in se stessi con la testardaggine e la tenacia necessarie a non farsi abbattere o scoraggiare da una società distratta e frenetica.

Ora parliamo di musica. Quali sono i modelli musicali ai quali vi ispirate?

Beh vedi, questo è un progetto che aspira innanzitutto a rendere omaggio al periodo d'oro del "napolitan power". Parlo di quel fenomeno musicale che alla fine degli anni '70 e agli inizi degli anni '80 sconvolse l'Italia e forse anche l'Europa partendo da Napoli. Artisti del calibro di Pino Daniele, James Senese e Napoli Centrale, Mario Musella, Tullio de Piscopo, Enzo Avitabile, Osanna, E Zezi Gruppo Operaio, NCCP, sconvolsero i canoni tradizionali ed oleografrici della musica napoletana diventando punto di riferimento per intere generazioni. Noi ad esempio ancora ne subiamo il fascino e le influenze e spero proprio che ascoltando il nostro primo lavoro discografico si senta eccome....

Link: SOS - CNI