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Massimo ''Ice'' Ghiacci: Come un mantra luminoso - intervista

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 06/12/2008 alle ore 16:03:59.

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Massimo ''Ice'' Ghiacci, dopo quindici anni di onorata militanza nei Modena City Ramblers, realizza un cd come solista, dando voce a quelle componenti della sua cultura e della sua passione musicale che sono rimaste in ombra e che prima o poi dovevano trovare il modo di rendersi visibili.

Massimo Ice Ghiacci

Massimo "Ice" Ghiacci, dopo quindici anni di onorata militanza nei Modena City Ramblers, realizza un cd come solista, dando voce a quelle componenti della sua cultura e della sua passione musicale che sono rimaste in ombra e che prima o poi dovevano trovare il modo di rendersi visibili. Una scelta che si pone in una direzione di integrazione, di completamento, e assolutamente non di rottura né di distacco nei confronti della band di appartenenza, con la quale si trova in perfetta sintonia. Ma, come dire, tutti abbiamo un angolo della nostra mente in cui accumuliamo nel tempo alcuni aspetti di noi che non compaiono in pubblico e ai quali teniamo in modo particolare. Ecco il motivo della pubblicazione di "Come un mantra luminoso", edito da Mescal. Disco interessante, ben diverso da quanto ci si potesse aspettare da un musicista dei MCR, sorprendente per diversi aspetti, realizzato con una strumentazione prevalentemente risalente agli anni Sessanta e Settanta e con un intenso piglio cantautorale.

Ci ha concesso questa intervista, che riportiamo integralmente.

La prima osservazione consiste nel notare che, se l'ascoltatore non sapesse che sei un membro storico dei Modena City Ramblers, ascoltando il tuo disco solista senza conoscere il nome dell'autore non lo immaginerebbe nemmeno lontanamente. Ma forse questa ricerca di distacco, di autonomia e di ricerca musicale non è casuale...

No, non lo è. Anche se, più che di ricerca, parlerei di esigenza. Nel corso degli anni ho accumulato canzoni che, per una buona maggioranza, mi parevano molto lontane dall'identità musicale e di temi dei Modena City Ramblers. Canzoni che hanno iniziato a "premere" per venire alla luce e che mi hanno infine suggerito l'idea di mettermi alla prova, per una volta, in un contesto musicale che fosse diverso da quello della mia band d'appartenenza. Un territorio nel quale procedere senza alcun condizionamento identitario o di necessità di condivisione, ma semplicemente seguendo l'istinto, libero di citare e utilizzare tutti quei linguaggi musicali che fanno parte del mio background.

Che fine ha fatto nel tuo disco solista l'impegno che caratterizza l'esperienza e la poetica dei MCR? È stato momentaneamente accantonato oppure ha assunto forme diverse?

Proprio per il tipo di premessa che mi ha portato ad incidere questo disco, la componente "militante", che è fortemente identitaria per i MCR, non trova qui spazio né avrebbe potuto trovarlo. Le canzoni di questo tipo, che in qualche misura potrei definire dal "respiro collettivo", sono canzoni che penso assolutamente per i Ramblers, di cui continuo a fare parte a pieno titolo e nel cui percorso artistico mi ritrovo con grande convinzione. Diciamo che questa strada intrapresa vuole essere un piccolo percorso parallelo nel quale mostrare quei miei lati artistici che, per la loro natura più personale, difficilmente potrebbero trovare spazio nella band. Per quanto riguarda la tua seconda domanda, non saprei dirti se l'impegno che mi coinvolge da sempre nel percorso artistico dei MCR sia qui metabolizzato in altre forme. Credo che in queste canzoni ci si possa trovare una forte componente etica, più che politica. E spero di essere riuscito ad andare in profondità nel trattare temi quali il ricordo e la memoria, lo scorrere del tempo, il rapporto tra diversità, esperienze, opportunità e scelte.

Mellotron, synth analogici, vecchi ampli Vox del 1965... I riferimenti alla strumentazione utilizzata per la realizzazione del tuo cd sembrano recuperati da un archivio in cui sono stati collocati i "ricordi dei bei tempi passati". Nostalgia di quei mitici anni?

Dal punto di vista musicale senza dubbio, se non altro per la "freschezza" con cui venivano partorite le idee. Si parla di epoche in cui la musica costituiva una componente basilare dell'immaginario dei giovani. Oggi mi sembra un "orpello"culturale vissuto e recepito dai più con grande superficialità.

"Come un mantra luminoso": un titolo impegnativo e suggestivo. Puoi spiegarne il significato?

Il titolo mi è stato suggerito da una strofa del testo di "Luce", canzone che ho posto in chiusura del disco. Mi sembrava interessante come definizione e presentazione del lavoro. Un invito a volgere lo sguardo e le proprie energie verso la parte luminosa della vita e delle cose. E a riceverne forza. Credo ci sia molta malinconia nelle canzoni del disco, ma anche tanta tensione alla positività. Il senso del mantra è quello di infondere forza a chi lo possiede. Queste tredici canzoni sono state per me tredici passaggi per "produrre luce". O almeno per rischiararmi un po' i dintorni!

Nella descrizione di ogni singola canzone dell'album inserita nella cartella per la stampa, ci sono riferimenti a modelli musicali importanti: dai Beatles ai Byrds, dagli Stranglers a Jeff Buckley, dai Gun Club ai Dream Syndacate e a molti altri. È un particolare che mi ha colpito, perché di solito un autore tiene alla propria autonomia e alla propria originalità, tanto da vivere con fastidio la classica domanda: "quali sono le fonti e i modelli ai quali ti ispiri?". In primo luogo, questa volontà di rivelare le fonti delle tue canzoni è tua o di qualcun altro? E tu come la pensi al riguardo? Se si può rivelare, quali sono dunque i modelli che hanno ispirato il tuo lavoro solista?

È tutta "farina del mio sacco". Ho curato io stesso la presentazione e la descrizione delle canzoni contenute nella cartella per la stampa. E mi sono divertito a rincorrere e confondere citazioni di artisti e riferimenti musicali. Talvolta sono andato anche un po'oltre, legandomi a sensazioni istintive che poco o nulla hanno a che fare con l'evidenza sonora e tematica. Ma mi piaceva l'idea di seminare "indizi musicali" anche lontanissimi dall'abituale universo sonoro dei MCR. Personalmente, ma potrei parlare anche per il gruppo, non solo non vivo con fastidio l'eventuale accostamento a quelle che appaiono essere le "fonti" ispiratrici, ma ne vado orgoglioso. Per quanto riguarda i modelli, al di là dei "classici", Beatles, Byrds, Clash, Pink Floyd, Nick Cave, Paul Weller, ti cito Eels, Coral e Calexico, band attuali che amo moltissimo. Vocalmente, al di là di John Lennon, Syd Barrett e Joe Strummer, a cui "avrei voluto assomigliare se fossi stato un cantante", diciamo che una certa influenza potrei ritrovarla in Steve Kilbey , il bassista e cantante dei Church, gruppo che ho molto amato in passato.

Ancora un'osservazione riferita alla note per la stampa: molti passaggi sono infarciti di una piacevole ironia. È una dimensione, un atteggiamento mentale che hai utilizzato anche nella realizzazione del tuo disco?

Forse è un aspetto del mio carattere. Che evidentemente è emerso nel momento in cui volevo presentare il lavoro! Per quanto riguarda il disco, nei suoi contenuti, non direi. Ci trovo malinconia, speranza, consapevolezza, niente d'ironico però.

La scrittura, la componente verbale, quindi i testi delle canzoni. Mi pare che abbiano un peso specifico molto elevato e che si caratterizzino in maniera interessante. Ne vuoi parlare?

Sono da sempre molto interessato al contenuto dei testi e alle scelte di linguaggio da adottare in una canzone. Fin dalle prime cose scritte per e con i Ramblers. In queste canzoni ho avuto la libertà di andare, volendo, oltre i confini dei canoni di linguaggio che fanno parte della mia band. E di uscire maggiormente come persona più che come individuo parte di un collettivo. Dove tra l'altro non sono normalmente il cantante! I riferimenti, oltre a quelli già citati in precedenza, rimandano anche a molti cantautori che, specie nell'adolescenza, hanno convissuto con i dischi degli stranieri: De André, Bennato, De Gregori...

Ora ti lascio tutto lo spazio che vuoi per parlare liberamente del tuo cd, sapendo che ti stai rivolgendo ad un lettore che forse non l'ha ancora ascoltato, e che legge l'intervista perché ama i MCR ed è incuriosito da ciò che hai "combinato".

Mi limito a dire che in questo disco troverete molti aspetti del Massimo Ghiacci che nei Ramblers non appare, e buona parte di quei suoni che mi sono girati nella testa negli ultimi anni senza trovare casa nelle comunque accoglienti mura MCR. Poi, come dico nella presentazione, ci vuole coraggio oggigiorno per produrre e distribuire un cd, nell'epoca degli mp3 e della masterizzazione selvaggia. Il disco costa più o meno come una pizza e una birra. Fate conto di offrirmele per una sera... in cambio di un piccolo mantra che vi offro per l'eternità!

Massimo "Ice" Ghiacci: Myspace.