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Chitarra, contrabbasso e silenzio: intervista a Roberto Cecchetto

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 21/02/2008 alle ore 00:19:25.

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''Blues Connotation'' di Roberto Cecchetto e Giovanni Maier si colloca in quella nicchia dorata da cui non di rado si estraggono gemme preziose o almeno prodotti degni di elevata attenzione. Realizzato da Artesuono, il disco e' opera di un duo che si fatica ad inquadrare all'interno di un ambito musicale preciso e definito, ma che ha il jazz come riferimento musicale e culturale.

Roberto Cecchetto

"Blues Connotation" di Roberto Cecchetto e Giovanni Maier si colloca in quella nicchia dorata da cui non di rado si estraggono gemme preziose o almeno prodotti degni di elevata attenzione. Realizzato da Artesuono, l'etichetta che ha in Giovanni Amerio la sua mente e che affianca il coraggio delle scelte alla qualità dei prodotti, indipendentemente dalle leggi del mercato, il disco è opera di un duo che si fatica ad inquadrare all'interno di un ambito musicale preciso e definito, ma che ha il jazz come riferimento musicale e culturale.

Cecchetto suona chitarre elettriche e acustiche ed è autore di quattro pezzi; Maier suona basso e contrabbasso ed è autore di altri cinque brani. Il restante pezzo è un rifacimento di Ornette Coleman.

Il percorso attraverso l'album è un itinerario profondo e avvincente, che assorbe l'ascoltatore in un intreccio di suoni e di atmosfere ricche, mutevoli, mai prevedibili, mai monotone, sempre ispirate alla sacra musa della creatività e della voglia di suonare. Disco colto e raffinato ma non ostico, per un pubblico esigente, ma anche proponibile a chiunque abbia il desiderio di avventurarsi in territori che si sottraggono all'appiattimento del gusto imperante. Abbiamo intervistato Roberto Cecchetto.

"Blues Connotation" è il titolo dell'unico brano non scritto da voi (è infatti del grande Ornette Coleman) ed è proprio quello che dà il titolo al cd. Mi sembra una scelta particolare, forse un po' strana. Me la puoi chiarire?

La scelta di intitolare il cd "Blues Connotation" è come voler sottolineare le nostre origini, non è una scelta strana, forse il termine "blues" può portare fuori strada al primo impatto, ma non è così, il nostro è un omaggio ad un musicista che amiamo molto, andiamo per la nostra strada ma abbiamo profondo rispetto del passato. La musica di Ornette è sempre stata presente fin dall'inizio, dai primi passi musicali fino ad oggi, i suoi dischi tornano a suonare regolarmente nel mio lettore, e credo sia così anche per Giovanni.

La tua e quella di Maier sono due anime che convivono perfettamente, forse perché ciascuna (questa è l'impressione che si riporta ascoltando il disco) si presenta come caratterizzata in modo particolare e specifico. Mi puoi descrivere le differenze di poetica che vi contrappongono e anche vi rendono tanto complementari?

Sinceramente non mi sono mai preoccupato delle differenze in quanto contrapposizioni ma piuttosto con Giovanni si è creata una sintonia speciale fin dal primo concerto fatto assieme, che risale al 1993 quando ci incontrammo sul palco nel gruppo di Enrico Rava, gli Electric Five. Certamente siamo due musicisti diversi, con un percorso musicale differente, ma ciò che è veramente importante per me è l'ascolto e il rispetto reciproco, e con Giovanni la completa sintonia è stata assolutamente naturale e senza sforzo. Non sempre ciò è possibile, non tutti i musicisti sono disposti allo scambio reciproco, credo che la cosa più importante nel fare musica insieme ad altre persone sia l'ascolto, ascoltare gli altri musicisti che sono sul palco con te e reagire agli stimoli, alle emozioni, in questo modo si può stabilire un dialogo profondo e produttivo.

I primi due pezzi di Maier hanno un'anima sperimentale, giocata in buona parte sull'improvvisazione, aspetto che non si trova in modo così esplicito e palese nei tuoi brani. Come ti sei trovato in questo contesto sonoro un po', per così dire, anarchico?

Perfettamente a mio agio! Sicuramente abbiamo due modi diversi di scrivere la musica, di comporre, ma ciò che abbiamo in comune è la capacità di dialogo che si sviluppa nell'improvvisazione, l'interplay è la chiave nei nostri brani, come dicevo prima ci piace molto suonare in duo perché abbiamo completa libertà e sintonia. Ho sempre sperimentato l'improvvisazione libera e mi trovo a mio agio quando si costruisce assieme un percorso che parte dal rispetto e dall'ascolto reciproco.

Solo due strumenti (una chitarra, ora elettrica, ora acustica, e un contrabbasso, ora suonato con l'archetto ora no) riescono a creare atmosfere profonde, che assorbono l'ascoltatore intimamente e non gli danno la possibilità di distrarsi in alcun modo. Com'è possibile? Forse perché c'è un terzo strumento non dichiarato, cioè il silenzio, che gioca la sua parte?

Mi piace questa domanda, non so dirti perché ma mi piace. Il silenzio è un elemento importantissimo per me, il respiro è fondamentale per dare alla musica un senso naturale. La musica è un linguaggio come lo è il linguaggio delle parole, e per essere compresi abbiamo a che fare con la forma, con il ritmo degli elementi; esiste un ritmo naturale, fluido del silenzio e della musica e per quanto mi riguarda la mia ricerca è sempre stata in questa direzione.

La domanda è forse del tutto fuori luogo, ma dato che ogni musicista (come ogni ascoltatore) ha le proprie fonti a cui si ispira, e nel vostro caso non riesco a trovarne di evidenti e credibili, ti giro la domanda. Hai dei modelli che hanno segnato la tua formazione musicale e che rivestono ancora oggi un'importanza significativa nei tuoi pezzi?

Credo che ad un certo punto della vita un musicista debba capire quando è il momento per fare la propria musica, che necessariamente è il prodotto delle proprie esperienze musicali, e di vita.

Riferimenti e modelli ne ho in gran quantità, la fluidità di Wes Montgomery, la poetica di Bill Evans, l'estro melodico e visionario di Ornette Coleman, la profondità del suono di Miles Davis, l'eleganza di Jim Hall sono quelli che mi vengono in mente ora ma ce ne sono tanti altri; continuo a riascoltare i vecchi dischi e scopro sempre cose nuove che non avevo notato al precedente ascolto, e continuo a cercare questi elementi con la mia musica.

Dal precedente "Slow Mood" a questo "Blues Connotation" cos'è cambiato?

Spero sia cambiato qualcosa! Scherzo, comunque ci sono 4 anni di differenza tra il primo disco "Slow Mood" e "Blues Connotation", nel primo abbiamo usato solamente strumenti acustici con qualche elemento di elettronica qua e là, mentre in Blues Connotation abbiamo usato più strumenti, chitarra elettrica, effetti e computer. Penso che Blues Connotation sia la naturale evoluzione di ciò che abbiamo iniziato con il primo disco, e che proseguirà con il terzo, che uscirà l'anno prossimo probabilmente.

Roberto Cecchetto: Sito ufficiale - myspace