Home: Articoli: Interviste

BandAdriatica: nel cd d'esordio ''Contagio'' di culture

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 25/02/2008 alle ore 23:30:10.

banda-contagio.jpg

BandAdriatica e' un gruppo salentino che gia' nel suo primo cd, ''Contagio'' (Finisterre), mostra una maturita' stilistica e un'originalita' musicale straordinarie.

BandAdriatica

BandAdriatica è un gruppo salentino che già nel suo primo cd, "Contagio" (Finisterre), mostra una maturità stilistica e un'originalità musicale straordinarie. Il progetto che lega i brani dell'album è quello di far dialogare le culture, e quindi le musiche, dei diversi paesi che si affacciano sull'Adriatico.

Ascolta (Album Preview)

Le sonorità dei loro pezzi recano le tracce dei diversi modelli ai quali si sono ispirati e che hanno ripreso con cura e allo stesso tempo con personalità, con rispetto ma anche con una inarrestabile vena creativa.

La formazione è costituita da Claudio Prima (organetto e voce), Redi Hasa (violoncello, bouzouki e basso elettrico), Emanuele Coluccia (sax), Andrea Perrone (tromba), Vincenzo Grasso (clarinetto e sax), Gaetano Carrozzo (trombone), Domenico Zizzi (tuba) e Ovidio Venturoso (batteria e percussioni).

L'ascolto è paragonabile ad un viaggio tra culture e tra emozioni, tra lingue diverse, tra ritmi più pacati ed altri intensi, tra una vena gioiosa e una più malinconica. Un collage vario e contemporaneamente di grande coerenza, che si avvale della collaborazione del leader della Kocani Orkestar, King Naat Veliov.

Abbiamo intervistato il frontman del gruppo, Claudio Prima.

I gruppi che ricercano un dialogo con i linguaggi musicali di altre culture nella maggior parte dei casi tendono a focalizzarsi verso il sud del Mediterraneo. Voi invece vi siete orientati verso est (Albania, Grecia, tra gli altri paesi). Quali i motivi di questa scelta?

Siamo straordinariamente vicini a loro. Lo abbiamo scoperto nelle albe più terse di Otranto vedendo dall'altra parte - incredibilmente vicine - le montagne dell'Albania. Lo abbiamo scoperto nelle convivenze quotidiane con i musicisti albanesi che ci insegnano il senso irregolare del viaggio e della danza. Suona con me da anni Redi Hasa, violoncellista di Tirana di rara sensibilità, con cui abbiamo intrapreso un dialogo che da subito ci è sembrato possibile. Grazie a lui ho conosciuto un patrimonio musicale eccezionale che mi ha affascinato e mi è sembrato inaspettatamente assonante a molte delle musiche tradizionali del Sud Italia. In un progetto che si chiama Adria e che costituisce il nucleo sperimentale dei nostri percorsi di ricerca abbiamo iniziato a tracciare le linee per l'individuazione di un linguaggio comune fra le nostre rispettive musiche tradizionali.

Due anni fa abbiamo pensato di estendere il progetto a tutto il resto dell'Adriatico, mettendo in campo le diverse esperienze più o meno dirette che avevamo fatto negli altri paesi che vi si affacciano (Grecia, Montenegro, Croazia, Nord Est italiano). La sfida, ancora più ardua, è la ricerca delle linee comuni che appartengono alle musiche di questi paesi, così profondamente diversi fra loro, accomunati però dallo stesso mare e dalla presenza su entrambe le sponde di formazioni musicali siano esse bande o fanfare, che da sempre hanno il compito di far viaggiare la musica e di segnare con i loro suoni i momenti di festa di tutte le genti d'Adriatico.

Due chiarimenti. Il primo relativo al titolo dell'album: "Contagio": titolo un po' inquietante, almeno ad un approccio immediato e superficiale. Il secondo riferito al sottotitolo: "Musiche dai porti dell'Adriatico". Perché questo riferimento preciso ai porti?

Il contagio è il mezzo con cui noi abbiamo assimilato le musiche che venivano da lontano e le esperienze del viaggio. È un processo lento e spesso inconsapevole di intimo mutamento. I nostri strumenti prima di noi si sono impregnati delle esperienze di contatto con i suoni nuovi che hanno ascoltato e riprodotto, prima per semplice accettazione e quindi per scelta. Il nostro è un concetto positivo di contagio musicale e culturale, nel quale ci si concede pacificamente al supposto pericolo di un'infezione, per risultarne diversi. Troppo spesso per timore o chiusura rinunciamo a delle forme positive di contatto con le suggestioni preziose di chi ci porta un'esperienza nuova e apparentemente lontana. Solo così noi siamo, di fatto, riusciti a crescere musicalmente e umanamente.

Perché il riferimento ai porti? Ritorniamo ancora a Otranto, il porto che conosciamo meglio e dal quale in qualche modo partiamo. Otranto contiene, da secoli, un patrimonio inestimabile di culture meticce, essendo stata meta privilegiata di approdi e invasioni, territorio di conquista e di scambio, manifesto delle culture migranti. Partendo da qui i porti dell'Adriatico sono le tappe del nostro percorso di ricerca a ritroso nelle musiche d'Adriatico. Da Durazzo a Zara, da Dubrovnic a Capodistria a Venezia, facciamo scalo laddove le musiche hanno avuto da sempre la possibilità di viaggiare e di cambiare. Nei porti dell'Adriatico si incontrano le genti che arrivano e partono e che in tal modo portano con sé facce e lingue che ancora oggi vivono di una mutazione continua.

La collaborazione con un nome prestigioso come King Naat Veliov è significativa e va evidenziata. Puoi descrivere come è avvenuto il vostro incontro e quali contributi creativi ha dato il leader della Kocani Orkestar alla vostra musica?

L'incontro con la Kocani è stata una tappa importante per il nostro percorso. Per noi costituiscono i maestri dell'arte del nomadismo musicale. La loro capacità di apprendere le musiche che incontrano sulle loro strade e di farle proprie ci ha stupito profondamente e ci ha fatto crescere. Ci siamo incontrati nell'estate del 2006 in un progetto speciale del festival della Notte della Taranta, per una sera focalizzato sull'incontro con le musiche dell'est, con l'arduo compito di cercare un filo rosso che potesse unire la musica tradizionale e di banda tipica del Salento e la musica delle fanfare macedoni.

In una sala prove rovente in pieno agosto ci siamo messi a scrivere e a suonare con loro, meravigliandoci a ogni passo dei risultati ottenuti. Abbiamo avuto la netta impressione che le nostre musiche si sposassero naturalmente, senza forzature di sorta. Che potessero convivere e alimentarsi in maniera prolifica delle loro distanze. Sono stati giorni intensi. I concerti che abbiamo fatto insieme e quei momenti rimarranno impressi nella nostra memoria per sempre. Naat Veliov ha anche registrato nel nostro disco e abbiamo scritto a quattro mani la Pizzica Estam, uno dei momenti salienti del nostro disco.

A proposito di incontri, quest'estate abbiamo incrociato in un concerto memorabile un'altra realtà storica delle tradizioni est-europee, il quartetto solista de "Les mystere des voix bulgares" Eva Quartet che ha cantato sulle nostre musiche e di cui abbiamo arrangiato e riproposto alcuni classici ripensati alla nostra maniera. Il quartetto vocale ha anche interpretato due brani della tradizione corale del Sud Italia insieme a quattro interpreti salentini. È stata un'esperienza toccante.

Una domanda piuttosto tecnica, che però riguarda di fatto la vostra poetica. I brani del cd sono in parte originali e in parte tradizionali. Fino a che punto si spinge la fedeltà filologica verso le musiche originali e in che modo ve ne appropriate? Secondo quali modalità fate vostre le musiche tradizionali nel momento dell'esecuzione, e come utilizzate i modelli tradizionali per creare composizioni originali?

La fedeltà filologica è per noi il rispetto e l'attenzione con cui affrontiamo lo studio e la ricerca del repertorio tradizionale dei diversi paesi. Cerchiamo di essere molto rigorosi nelle fasi di ascolto e di apprendimento di linguaggi nuovi, come potevano essere per noi qualche tempo fa il modo di suonare delle fanfare dell'est ad esempio o dei solisti epiroti o ancora dell'utilizzo della voce nelle diverse zone dell'Albania o della Grecia. È in tal modo a nostro parere che ci si può appropriare debitamente di queste modalità espressive. Una volta appreso il linguaggio cerchiamo di dimenticarlo nel momento della scrittura degli arrangiamenti o delle nuove composizioni. Cerchiamo di dare voce alla spontaneità creativa utilizzando la prassi appresa con l'ascolto e lo studio come grammatica espressiva che sedimenta, intanto, nelle nostre mani o nelle nostre voci insieme alle altre culture che eravamo più abituati a suonare o cantare.

L'uso di diverse lingue (greco, albanese, dialetto salentino) possono pregiudicare ovviamente la comprensione dei testi. È un indice del fatto che la comunicazione dei suoni è più importante di quella dei contenuti o si tratta di una scelta di diversa natura?

L'utilizzo della lingua tradizionale tiene traccia del percorso che stiamo affrontando, ne segna l'evidenza geografica e per noi questo è un presupposto fondamentale. Il nostro progetto tende naturalmente ad un approdo possibile nel quale vi sia una sorta di esperanto adriatico che possa davvero comunicare allo stesso modo su entrambe le coste. Ma questo percorso è infinitamente lungo, nel frattempo godiamo dei benefici del viaggio e assecondando le voglie del mare approdiamo temporaneamente ora in una lingua ora nell'altra cercando di carpirne segreti e assonanze. D'altro canto, e non è una provocazione, tutti noi ascoltiamo quotidianamente le canzoni in inglese e non credo che tutti ne comprendiamo bene i testi, chi è più interessato, probabilmente andrà a leggere con calma il testo o la traduzione sul booklet o su un sito internet. Perché non fare così anche con il croato o con l'albanese?

Ascoltando la vostra musica non si può non pensare che la sua destinazione ideale sia il palcoscenico, quindi l'esecuzione live. Me lo confermi?

La nostra musica non avrebbe alcun senso se rimanesse solo in sala prove o su un supporto da ascoltare in macchina o a casa. Si nutre del contatto con il pubblico e ne trae energia e ispirazione. Non nascondo una certa difficoltà a rendere nelle registrazioni tutta l'energia che invece riusciamo a trasmettere dal vivo, non a caso abbiamo scelto di registrare questo disco tutti insieme in una grande sala di un ex Convento in provincia di Lecce, cercando così di riprodurre l'effetto live.

Ora la domanda più classica relativa ai vostri progetti per il futuro.

Non posso anticiparvi tutto, ma prima del tour estivo vi sarà per noi un altro importante viaggio per l'Adriatico nel quale raggiungeremo alcune tappe che per il momento abbiamo toccato solo virtualmente e che darà continuità alla serie di incontri diretti con gli esponenti della altre culture musicali con cui stiamo cercando di tracciare le nostre rotte. Stiamo preparando intanto i nuovi brani per il secondo disco e alcune incursioni nell'Europa occidentale questa volta - Francia e Germania soprattutto - paesi nei quali ci è stato dimostrato un certo interesse con delle lusinghiere recensioni da parte delle maggiori testate specializzate, la distribuzione del disco da parte della tedesca Just Records e la presenza nelle Top ten di settore. Insomma siamo nuovamente in partenza.

BandAdriatica: sito ufficiale - myspace.