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Dal Tevere al Mississippi: intervista a Massimo Liberatori

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 04/02/2008 alle ore 01:14:27.

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Massimo Liberatori, insieme alla sua Banda, torna con un importante cd intitolato ''Deragliamenti'' (Storie di Note). Disco pieno di fascino e di suggestioni, che occupa una posizione di prestigio all'interno del panorama nazionale della musica d'autore.

Massimo Liberatori

Massimo Liberatori, insieme alla sua Banda, torna con un importante cd intitolato "Deragliamenti" (Storie di Note). Disco pieno di fascino e di suggestioni, che occupa una posizione di prestigio all'interno del panorama nazionale della musica d'autore. Tra la musica e le parole si costituisce un nesso inscindibile di poesia giocata con due linguaggi diversi per codice ma perfettamente integrati.

Dalla nativa Roma, dove ha militato nelle file del movimento anarchico, si è trasferito in Umbria, a Spello, dove, come dichiara nel suo sito, svolge parecchi lavori: "allevo asini, produco olio sul monte Subasio, faccio un part time nel pubblico impiego, insegno canti popolari alle scuole elementari ecc. ma ho una sola professione che mi prende e dà la vita: scrivere canzoni". E, va detto, l'intensità e la grazia, la raffinatezza e la forza delle sue canzoni, non lasciano dubbio sull'autenticità delle sue parole.

È in Umbria che decide di costituire la "Bandaliberatori", gruppo aperto che lo accompagna nei concerti e nei dischi. Nel suo curriculum va annotata anche la partecipazione alla costituzione di un gruppo, "Sonidumbra", che ha svolto ricerche storiche (con le relative esecuzioni) di canti e balli della tradizione umbra. Poi con un altro gruppo "Li chjoardi" svolge indagini e studi con lo scopo di ricreare la tradizione scomparsa del Cantamaggio nella zona di Spello. Inoltre fa parte della direzione artistica di "Canti e Discanti – world music festival di tradizione e d'autore" a Foligno e collabora con il bluesman Maurizio Catarinelli, che compare al suo fianco in "Deragliamenti", insieme a nomi come Gastone Pietrucci (La Macina), Ellade Badini, Marco Cocchieri, Massimo Moriconi, Stefano Zavattoni e altri.

I suoi precedenti dischi sono "Fiori di campo" dell'86, "Alpha Draconis" dell'88, "No alibi" del '98, "La storia dell'asino che non c'è più" del 2003 e "5 Fuori Posto" del 2006 (gli ultimi due sempre prodotti da Storie di Note).

Lasciamo a lui il compito di descrivere la sua ultima opera.

Mi pare che in alcune tue canzoni, impegno e fiaba, sogno e realtà si inseguano. Me lo confermi? In che modo avviene questo dialogo tra due dimensioni mentali così diverse?

La canzone generalmente intorno a sé ha un mondo veloce e rapace ed io con queste cose non riesco a rapportarmi molto serenamente. Le canzoni vengono catalogate come "musica leggera" , alle canzoni sono state date rigide regole e metriche e tempi standard da rispettare, una cosa questa che non è accaduta per nessun' altra espressione artistica. Le canzoni spesso hanno poco rispetto anche da parte dei loro autori e compositori che accettano queste regole con precedenza sulle non regole dettate dalla commozione lirica che dovrebbe essere all'origine di ogni atto artistico. Responsabile di tutto ciò è senz'altro la loro popolarità e la loro facilità di fruizione e sfruttamento, ma tutto questo capisci che è anche abbastanza avvilente e abbastanza imbarazzante. Comunque, se all'origine di tutto permane un sincero desiderio di comunicare e di provocare emozioni, e se all'origine ancora c'è un sincero bisogno di esplorazione e magari poi, come nel mio caso, anche una... velleitaria "laica, libertaria e religiosa speranza di redenzione" ecco dicevo, che... impegno, fiaba, sogno e realtà non possono che continuare a rincorrersi aldilà di tutte le regole.

In un testo parli di "canzoni che graffino e disturbino i cuori". Segno che il nostro sentire si è addormentato, si è assuefatto a modelli di falsa coscienza?

Più o meno penso sia proprio così: quando la vita scorre sempre in difetto di tempo, è difficile sentirne gli odori o percepirne le sfumature; però sentiamo che c'è qualcosa che ci manca, e questo ci provoca dolore... più che assuefazione penso che scatti una forma di autoanestesia...

La presenza del bambino in una tua canzone, "Conchiglie", ha una portata metaforica che forse andrebbe spiegata.

Quella è una canzone che nasce da un fatto di cronaca che mi ha urlato dentro le diseguaglianze del nostro mondo. In quella canzone parlo di uomini e donne costretti ad emigrare per vivere andando a raccogliere frutti di mare per altri uomini e donne lontani e più ricchi che quantomeno, possono permettersi di non rischiare la pelle, il cottimo e la marea per questioni di gola. La canzone vive allora in tre tempi: quello disgraziato di chi è costretto ad emigrare...quello della coscienza che "ci taglia a metà"... e quello più fortunato che ci permette di scegliere. In questo terzo tempo poi c'è un chiaro riferimento alla mia vita tesa, per "culo", tra il secondo e il terzo tempo... con la possibilità di guardare oltre le fiabe da raccontare ai miei figli. In "Deragliamenti" poi tutto va letto proprio sotto forma di metafora, una cosa questa che mi attrae molto e che spesso è presente nelle cose che scrivo, come anche nelle risposte a questa intervista...

"Regina", un brano a mio parere molto bello, è centrato sulla natura. Ci vuoi parlare della tua visione di un problema come quello della salvaguardia ambientale che nessuno sembra voler affrontare con serietà?

La mia visione in merito al problema ecologico direi che è soprattutto spaventata. E' spaventata di fronte alla umana incapacità di cambiare modello di vita e di sviluppo pur vedendo che con l'attuale stiamo uccidendo la "Regina". Quello che è terribile è che il mercato, che non ha altra regola che non sia il profitto, è lui che comanda!... anche se il mercato siamo noi. Teoricamente comunque credo che quasi tutti pensano, vedono e si spaventano di quello che sta accadendo, poi però ".. il vuoto insegue chi è troppo veloce, gli annega i sogni e gli strozza la voce..." e allora non troppi ne restano che nel loro quotidiano, anche nelle più piccole cose, riescano a fare qualcosa. L'inerzia poi a livello politico fa inevitabilmente scuola...Io, visto che sono in gioco, devo dire che ci provo praticamente comunque e quotidianamente, in casa e fuori, magari anche viaggiando a metano o scrivendo una canzone che ci fa pensare, ecc...

In "Conchiglie" inserisci espressioni in inglese, tra le quali la celebre "I can't get no satisfaction". Perché?

In inglese cito letteralmente: "...I can get no satisfaction..." una sensazione che si provava e si cantava anche, circa quaranta anni fa. Il fatto è che di fronte alle storie di questo mondo come la storia che narro su "Conchiglie", la stessa sensazione di non soddisfazione mi si è imposta da sola con tutta la sua lampante attualità e con tutto il suo splendore... terribile.

"Dal Tevere al Mississippi": il titolo di questa canzone si riferisce a un dialogo solo musicale?

Qui devo chiamare in ballo Maurizio Catarinelli, il coproduttore con me di questo lavoro. Maurizio è un grande conoscitore ed esecutore di blues, lo guardi e capisci che la musica non ha confini; lui è blues in ogni momento e il suo essere blues non è un fatto estetico ma è il suo quotidiano. Se lo osservi Maurizio... è un treno, un treno carico ed importante come il Midnight Special, e come il Midnight Special, un treno all'apparenza sgangherato ma proprio per questo capace di illuminare chiunque, chiunque riesce a vederlo.. Io l'ho visto, ma capita che qui, sulle rive del Topino, qualcuno non riesca a vederlo anche se questo solo fino a quando non fischia, ops... non soffia dentro alla sua armonica a bocca. Tu mi dirai ma che c'entra allora il Tevere con il Topino (Foligno)? Io sono di Roma e forse la mia storia musicale è più vicina a quella di uno stornellatore... E poi le storie combaciano, combaciano i personaggi poveri e malandati che cantavano i blues o gli stornelli, combaciano gli anni inizio ‘900 e combaciano le rive di un fiume il Tevere appunto o il Mississippi...e poi, infine e soprattutto ha combaciato anche il nostro incontro.

Nei tuoi testi si leggono dediche: a Madre Natura, ai cantautori, al nonno e alla mamma, ad Adolfino ecc. Segno che le tue canzoni sono (anche) modalità di comunicazione intime e fortemente personali, al di là del pubblico indistinto a cui sono destinate? Forse sono lettere private, in una realtà in cui di lettere non se ne scrivono più?

Sei tu che lo dici...che non si scrivono più lettere... pensa anche solamente a quanti sms girano per il mondo, non sono lettere ma vanno in quella direzione. Io credo che c'è molto bisogno di cose vere e di contatto oggi più che mai; questa è l'epoca del virtuale e dei rifiuti, ci si incontra di meno e si comincia a passare da appetibile merce a ingombrante rifiuto nel giro di pochi secondi: il tempo di... aprire la confezione. Io non credo di scrivere lettere private e spero che non arrivino troppo come tali, ma certamente, proprio per essere vero, mi ritrovo sempre a partire da emozioni o commozioni del mio vissuto e del mio vivere. Insomma, credo che oggi ci sia veramente tanto bisogno di cose vere e se ne avverte il bisogno, "...di lettere non se ne scrivono più", come dici tu.

Ora qualche precisazione conclusiva sulle tue scelte relative alle strumentazioni, agli arrangiamenti, alla scelta dei musicisti, alle partiture (aperte agli apporti dei musicisti, chiuse e predefinite) e ad altri aspetti della tua musica che ritieni importanti.

Sai, su questo penso di essere molto estemporaneo; credo nella magia di un incontro. Di "Deragliamenti" avevo il progetto finito in tasca con tante idee per realizzarlo ma che stentavano a partire; ad un certo punto è arrivato il ..."Midnight Special". Siamo subito entrati in studio da Stefano Zavattoni, grande maestro di musica e pianista, che oltre allo studio ci ha messo a disposizione la sua bravura, il suo pianoforte, la sua passione e la sua amicizia come anche Marco Cocchieri con i suoi saxofoni e che era già in studio nelle vesti di tecnico della registrazione. Poi via via sono arrivati tutti gli altri cercando di lasciare ad ognuno ampi spazi di interpretazione sempre nell'ottica di confezionare un lavoro dal sapore vero. E qui li ringrazio tutti con tutto il cuore e ringrazio anche te perché in fondo è un piacere sentirsi fare domande importanti a testimonianza dell' attenzione notevole che devi aver prestato all'ascolto di "Deragliamenti", e questa è la cosa più bella che un autore si può aspettare.

Massimo Liberatori: Sito ufficiale.