Home: Articoli: Interviste

Alexian Group: musica magica della cultura rom (intervista)

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 12/01/2009 alle ore 09:11:46.

alexian-mepase.jpg

Alexian Group e' il nome della band di Alexian Santino Spinelli, un fisarmonicista di grande talento che da' voce alla cultura rom. Il nuovo album, Me pase ko Murdevele - Io ac-Canto a Dio, e' un'opera dedicata al sentimento religioso suo e della sua gente.

Alexian Group

Alexian Group è il nome della band di Alexian Santino Spinelli, un fisarmonicista di grande talento che dà voce alla cultura rom e che ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Non solo in ambito musicale, dove ha conquistato riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, ma anche nella sfera accademica: è infatti docente di lingua e cultura romanì presso le università di Chieti, Torino e Trieste.

Tra i suoi cd pubblicati ricordiamo "So me sinom – Ciò che sono", cofanetto triplo del 2004; la colonna sonora del film "Uno specchio per Alice" del 2006; il doppio "Andre miro romano gi – Viaggio nella mia anima rom: dall'India al jazz". Poi il passaggio alla Compagnia Nuove Indye, etichetta che ha pubblicato poco meno di due anni fa "Romano them – Orizzonte rom" e che ora ha realizzato il nuovo cd "Me hapase ko Murdevele – Io ac-canto a Dio".

Come dice il titolo, si tratta di un'opera dedicata al sentimento religioso suo e della sua gente, che non ha una religione propria, ma che ha dovuto adottare quella delle popolazioni e delle culture dei paesi ospitanti.

La musica di questo ultimo cd dà voce alle sonorità e alle atmosfere magiche, mistiche, intrise di grande intensità e profondità che nei dischi precedenti si intercettavano al di sotto di ritmiche più sostenute e di un andamento sospeso tra un senso di festa e di gioia e uno più malinconico.

La presentazione del cd è stata scritta dall'arcivescovo di Lanciano, mons. Carlo Ghidelli, che sottolinea la comunanza del proprio sentire religioso con quello che emerge dalle canzoni dell'Alexian Group, canzoni che sono espressioni di una cultura e di una visione del mondo strettamente connesse con quelle italiane e cattoliche. Spinelli è l'autore di quasi tutti i brani contenuti nell'album, che vanno da un' "Ave Maria Romanì" a un brano dedicato al Natale, da un "Padre nostro" a un inno alla libertà.

È un disco di grande fascino, che si lascia gustare dalla prima all'ultima traccia, e che va confrontato con i cd precedenti, soprattutto con "Orizzonte rom", disponibile nel catalogo CNI, per cogliere tutte le sfumature della personalità e del sentire di Alexian Spinelli (fisarmonica), di Gennaro Spinelli e di Alessio di Menno (percussioni), di Luciano Pannese (contrabbasso) e di Andrea Castelfranato (chitarra e bouzuki), dei loro ottimi collaboratori, e anche per conoscere le ricche e suggestive sfaccettature della loro cultura di appartenenza. Interessanti anche le note del booklet. Abbiamo intervistato Alexian Spinelli.

Inizierei dall' impegno che traspare dalle tue canzoni: mi pare che si possa definire non solo impegno musicale, ma più propriamente culturale e sociale. Sei d'accordo?

Si, concordo. Io ho scelto di far conoscere gli aspetti positivi della mia cultura, millenaria e ricchissima di tradizioni, non solo attraverso la mia musica, che è il linguaggio che prediligo in quanto è soprattutto la mia vita, ma anche attraverso la mia attività di docente universitario. La cultura romanì, come l'arte e la lingua e le stesse tradizioni romanès sono un patrimonio per l'intera umanità. Il dramma è che l'opinione pubblica ignora questo enorme patrimonio che pur gli appartiene. È per questo che il mio concerto è in realtà un seminario attraverso l'identità romanì che parte dall'India per approdare in Europa ripercorrendo musicalmente le tappe del nostro esodo e la ricchezza dei nostri stili musicali. Così che il pubblico ha modo di conoscere che fin dal Rinascimento i Rom, girando di piazza in piazza e di castello in castello, hanno influenzato i musicisti cosiddetti colti apportando novità ritmiche e musicali oltre che strumentali.

Ma è soprattutto in epoca romantica, nel momento in cui si affermano i concetti di: nazione, radici culturali, folklore locale etc. che i grandi compositori come Listz, Brahms, Schubert e più tardi Dvorak, Mussorgskj, Ravel, Debussy, Bartok, Stravinskj hanno attinto a piene mani dalla tradizione musicale romanì. Grande valorizzazione ma non riconoscimento ai Rom di questo grande apporto. I Rom hanno avuto il merito di introdurre in Europa due strumenti: il cymbalom ad immagine e somiglianza del santur persiano nell'Europa centro-orientale, e la zurna introdotta nell'impero bizantino. Dal cymbalom deriva il clavicembalo e dalla zurna (o zurla) l'oboe e la ciaramella.

In molti paesi la cultura romanì è entrata a far parte del folklore locale; spesso il folklore di quei paesi si identifica con la cultura o l'arte romanì: il flamenco in Spagna, i violinisti ungheresi, I cymbalisti romeni, la musica in Russia e nei Paesi della ex Jugoslavia. Alcuni generi musicali derivano dai Rom come la Czardas e Verbunkos, ma anche il flamenco e tanta musica balcanica oltre che il jazz manouche in Francia, in Europa e nel mondo. Grande valorizzazione ma non riconoscimento ai Rom di questo grande apporto.

In che modo si concilia il tuo desiderio di salvaguardare la tua cultura, la tua lingua, la tua musica, insomma la tua identità, con la necessità di inserirti in una società ben diversa e che non di rado mostra un atteggiamento di rifiuto nei confronti del diverso?

L'avversione è dovuta alla non conoscenza del mondo romanò e agli stereotipi negativi che si sovrappongono. I mass media spesso presentano in maniera distorta la realtà romanì o addirittura vengono attribuite ai Rom colpe che non hanno, senza però smentire i fatti nel momento in cui gli stessi vengono accertati. L'errore del singolo si ripercuote su un'intera popolazione che è diversissima al suo interno. I media si occupano solo di aspetti sociali che riguardano i Rom e mai della cultura e dell'arte romanì. Attraverso le mie attività artistiche e culturali cerco di far scoprire al pubblico la "reale" cultura del nostro popolo.

Nelle note che si leggono nei booklet dei tuoi cd si fa riferimento al fatto che, mentre generalmente si pensa che i Rom siano un unico popolo, ne esistono invece diversi gruppi. Puoi dare qualche breve informazione su questa realtà complessa e interessante?

La popolazione romanì si distingue in 5 grandi gruppi, i quali si suddividono in innumerevoli comunità: Rom, Sinti, Kalè, Manouches e Romanichels. Fra loro questi etnonimi (la maniera in cui un popolo definisce se stesso) sono sinonimi e significano "uomo", da distinguere l'eteronimo (il modo in cui una popolazione viene definita da altri) "zingari" che ha un'accezione negativa. È la differenza che c'è tra "italiano" e "mafioso". È una popolazione indo-ariana che trae origine dalle regioni a nord-ovest dell'India: regione del Sindh, Pakistan, Punjab, Rajastan. Per motivi politici ed economici iniziò un esodo a più ondate che portò queste comunità attraverso la Persia, l'Armenia, l'Impero Bizantino. In seguito alla repressione dei turchi ottomani, molte comunità romanès arrivarono in Europa dai Balcani e con le deportazioni attuate dagli inglesi, francesi e spagnoli arrivarono in America, in Africa e in Australia.

Oggi la popolazione romanì è presente con oltre 12 milioni di persone in tutti i Continenti e in Europa con 8 milioni di individui con cittadinanza nei Paesi di residenza. In Italia i Rom e Sinti sono circa 150 mila di cui 80% in possesso della cittadinanza italiana perché di antico insediamento (XV secolo) e con un tenore di vita più che accettabile in quanto stanziali in case proprie. Solo il 20% sono stranieri di recente e recentissima immigrazione con un tenore di vita precario nei campi nomadi. Tutte le comunità parlano la stessa lingua, la lingua romanì, attraverso svariati dialetti. La romanì chib o romanès è una lingua neo-indiana affine all'Hindi, al Kasmiri, al Sindhi, al Rajastani e deriva dal Sànscrito. Si è arricchita dei prestiti linguistici dei popoli incontrati.

Alcune tue canzoni sono profondamente intrise di religiosità, come peraltro si nota soprattutto nel tuo ultimo disco. È una dimensione che pertiene intimamente alla tua cultura? E anche a te personalmente? In che modo?

I Rom italiani di antico insediamento, ai quali anche io appartengo, sono di religione cattolica. Non esiste, oggi, una religione tipicamente romanès, con sacerdoti e templi con culti e credenze originari. Le comunità romanès si sono allineate alle diverse religioni dei Paesi ospitanti fin dal loro arrivo in Europa. Oggigiorno ci sono comunità romanès praticanti la religione cattolica (Rom e Sinti italiani , Calé della penisola iberica), quella ortodossa (Rom Dassikané) e quella evangelica-pentecostale (Sinti e Manouches); ci sono poi comunità che seguono il credo musulmano (Rom XoraXané) e quello protestante (Romanichals). Le religioni praticate hanno contribuito a regolare e disciplinare il comportamento delle diverse comunità romanès e a differenziarle culturalmente fra di loro attraverso particolari prescrizioni e rituali. I riti originari e le credenze tradizionali, sotto l'influsso di eventi storici, sociali e culturali si sono modificati o sono scomparsi.

Secondo la loro tipica visione dualistica del mondo, le comunità romanès credono, oggi, in una forza benefica detta Devel che si traduce con "Dio" (Del nei Paesi dell'Est Europeo o Murdevelë nell'Italia Centro-Meridionale o Urdevel, in Spagna almeno ai tempi di George Borrow (IX sec.) e in una forza malefica contrapposta detta Beng (diavolo). Strettamente collegati alle forze negative del male sono le choxanià (streghe) e i mule (gli spiriti maligni o spettri). Il Devel delle varie comunità romanès non appare mai in posizione di primo piano, ma è presente in tutti i momenti della giornata ed è di grande aiuto morale e psicologico, questo perché la fede della popolazione romaní non è razionale, ma esistenziale. Non è una casualità se alcuni gruppi romanès aggiungono un aggettivo possessivo davanti alla parola "Dio" come se ogni individuo ne avesse uno personale, soprattutto le Romnià a sostegno delle proprie difficoltà quotidiane invocano "ah Murdevèlë mirò!" che tradotto letteralmente suona come "oh mio Dio mio!" a sottolineare il legame profondo e personale con la forza divina positiva. La divinità non ha in questo caso attributi soprannaturali, ma è un essere indefinito che viene interpellato per ottenere benefici concreti nei momenti difficili dell'esistenza, benefici soprattutto di carattere morale e psicologico.

La tua musica: fino a che punto attinge alla tradizione e in che cosa la innova, la personalizza?

Naturalmente ho il mio repertorio musicale, la mia produzione artistica e il mio stile artistico che alimento e rinnovo continuamente. Già incidere e diffondere canti nel dialetto dei Rom di antico insediamento in Italia è un'innovazione, ma la stessa scelta degli strumenti che compongono il mio gruppo, L'Alexian Group, con cui giro il mondo, è di per sé un'innovazione musicale. Non mi interessa tanto il folklore ma l'arte. Ho scelto come strumento personale la fisarmonica invece dei più "tradizionali" violino o chitarra, ma nella mia musica sono, però, riscontrabili dei tratti comuni con la musica romanì internazionale: l'impiego nelle melodie, ove il canto o gli strumenti lo permettono, di quarti di tono o di microintervalli, l'impiego di fioriture ornamentali e abbellimenti, l'utilizzo di scale d'importazione orientale, l'utilizzo di ritmi o poliritmie tipicamente romanès, l'utilizzo della variazione e dell'improvvisazione e l'impiego dei melismi nel canto. Ovviamente tutto è filtrato dal mio stile artistico, che ripeto è originale e innovativo allo stesso tempo.

Quando ti esibisci dal vivo in concerti, qual è il tuo pubblico? E come si differenziano le esibizioni live dalle esecuzioni in studio?

Il mio è un pubblico piuttosto eterogeneo, ai miei concerti vengono giovanissimi e non. La differenza sostanziale tra l'esecuzione in studio ed un concerto live è il coinvolgimento emotivo da parte di noi musicisti e da parte del pubblico che, immancabilmente, ad ogni concerto viene trascinato e canta con me le canzoni in lingua romanì. Questo è un modo per fare vera intercultura, cioè vivere un'altra cultura. Attraverso la musica ed il canto tante persone vivono la mia cultura. Il lavoro in studio ha più valore di documentazione, di memoria artistica. Nel canto romanò si racchiude e si schiude tutto un mondo poichè troviamo nel testo:

  • la lingua romanì con le sue sfumature;
  • una storia e una narrazione che si traducono in memoria storica del gruppo o della famiglia;
  • l'etica e la filosofia di vita della comunità di appartenenza;
  • un'emozione personale legato ad un evento.

La musica rivela, così, un'identità linguistica, sociale e culturale che si auto-difende attraverso la sua trasmissione di generazione in generazione.

Come giudichi la tendenza sempre più diffusa in tanti musicisti e gruppi contemporanei a contaminare fonti e modelli musicali diversi per ricavarne degli ibridi che hanno proprio in questa mescolanza la loro ragion d'essere profonda?

I nuovi generi musicali nascono dalle contaminazioni e dalle sperimentazioni. È la vita musicale che si evolve. È positivo. Sono solo contrario a quei gruppi che si spacciano per ciò che non sono, arrogandosi di rappresentare per opportunismo una cultura musicale che non gli appartiene, facilitati da musicologi ignoranti, da pseudo-critici musicali e da impresari senza scrupoli. C'è il doppio danno di spacciare note false e di non permettere al pubblico di conoscere realmente quella tradizione musicale.

Video: Zefferino, El Pelè

Alexian Santino Spinelli: Sito Ufficiale - Youtube