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Orlando Andreucci: Istinto Di Conservazione - intervista

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 26/01/2009 alle ore 22:27:11.

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La musica di Andreucci riflette il suo carattere, il suo stile. Si colloca nell'ambito cantautorale, della musica d'autore nel senso piu' nobile dell'espressione, sussurrata e affidata a una voce graffiante, richiama contesti alla Bukowsky o alla Tom Waits.

Orlando Andreucci - Istinto Di Conservazione - cd cover

Orlando Andreucci è giunto al suo terzo cd, "Istinto di conservazione" (Interbeat, distribuzione Egea) che riteniamo sia assolutamente da presentare, dato che si tratta di un'opera di grande valore e di straordinario fascino, che va conosciuta e diffusa. La musica di Andreucci riflette il suo carattere, il suo stile. Si colloca nell'ambito cantautorale, della musica d'autore nel senso più nobile dell'espressione, sussurrata e affidata a una voce graffiante, richiama contesti alla Bukowsky o alla Tom Waits.

Al fianco della voce e della chitarra dell'autore, solo due musicisti: Ermanno Dodaro al contrabbasso e Primiano di Biase alla fisarmonica. Tutto rigorosamente acustico, nessuna percussione, l'essenzialità assoluta. Malinconia e grinta, forza e delicatezza si intrecciano indissolubilmente. Musica che cattura e scava nel cuore, grazie anche a testi raffinati e colti, profondamente suggestivi. Musica impossibile da descrivere a parole, ma da ascoltare con attenzione, senza distrazioni. Ci siamo affidati alle parole dello stesso Andreucci, che ci ha rilasciato questa intervista.

Le domande che sto per farti mi sembrano già in partenza inadeguate per parlare di una musica che cattura l'ascoltatore e gli entra sotto la pelle fin dal primo ascolto. La prima curiosità riguarda la scelta della strumentazione: essenziale, ridotta per una precisa scelta poetica, ma forse anche motivata dal tono malinconico, crepuscolare che la chitarra, il contrabbasso e la fisarmonica riescono magicamente a creare. È un'impressione sbagliata?

Non credo che le tue domande siano inadeguate, perché testimoniano un ascolto dettagliato e forse ripetuto. Mi chiedi la curiosità della strumentazione: in effetti è volutamente essenziale, per dare più risalto ai contenuti che non alla musica, anche se poi quest'ultima ha un ruolo fondamentale. La scelta del Trio, dopo l‘ascolto, è la conferma della tua sensazione.

Da dove deriva la tua scelta di creare un "universo fatto di quinte, none e tredicesime", come dici nel testo di una tua canzone?

Forse che è più una questione per gli addetti ai lavori, nel senso che si parte con la musica elementare e poi uno si evolve, e credo che la mia cultura, passando attraverso i generi che prediligo come la Bossa Nova, il Jazz ed anche alcuni tipi di musica pop, ti cito, più che altro americani che inglesi, i miei ascolti negli anni passati sono stati di gruppi tipo i primi Chicago, i Blood Sweet and Tears, i Tower of Power e non solo, Doland Fagen e molti altri. Sarebbe lungo citarli tutti, ma una menzione per un cd la devo fare: Grand Passion di Al di Meola. E come dimenticare Astor Piazzolla?

Puoi spiegare il titolo del tuo disco, "Istinto di conservazione"?

È forse la necessità di un recupero della memoria, e qui parlo a titolo personale, ma credo che forse posso parlare anche a titolo generale.

Usare il termine "poesia" per le tue canzoni mi sembra più che appropriato. Mi pare che sia la dimensione che cerchi incessantemente ad ogni livello. Me lo confermi?

Il termine poesia è forse è eccessivo, però non posso giudicare le cose che scrivo. Io non cerco e non penso, dico.

Ciò che ho colto dai testi delle tue canzoni è la rappresentazione di un mondo caratterizzato dalla fragilità, dalla precarietà dei rapporti con le cose e con le persone. Un mondo di apparenze, quasi di fantasmi. Me ne puoi parlare?

Quando mi dici che hai colto nelle canzoni la rappresentazione di un mondo caratterizzato dalla fragilità, dalla precarietà dei rapporti con le cose e con le persone, posso rispondere dicendo che ritengo che è la realtà di ognuno di noi, che non è quello che appare, ma in effetti è quello che c'è, e che probabilmente noi non sappiamo. La fragilità appartiene all'uomo, poi c'è chi sa mascherare e chi no, ma ad un osservatore attento, non può sfuggire.

Cito sempre un particolare: quando io vedo una persona scendere da una Ferrari, non penso che è il proprietario, o meglio, penso che può essere il proprietario, ma potrebbe essere anche il meccanico che la riporta, o chi l'ha noleggiata, o addirittura chi ha lavato la macchina. Ecco, questa forse può essere la differenza tra l'essere e l'apparire.

Senza che l'aspetto sia esplicitato, mi pare di cogliere dei riferimenti letterari dietro le tue canzoni, nel senso che esse (questa è la mia impressione) nascono dalla tua vita, ma anche dalle musiche che l'hanno accompagnata e dalle letture che sono entrate a far parte integrante della tua visione della realtà. Ammesso che ciò corrisponda al vero, mi puoi indicare qualche autore (mi riferisco nello specifico all'ambito letterario, non tanto a quello musicale) che ha lasciato tracce importanti nelle tue canzoni?

Beh, diciamo che per quanto riguarda quello che tu cogli come riferimenti letterari, credo che sia la risultante di alcune passioni, di una cultura generale che c'è in chi abitualmente scrive, ed aggiungo che in ogni opera c'è dentro l'autore, più o meno inconsciamente. La visione della realtà è irreale, perché mediata da tutto ciò che ci circonda (vedi libri, films, notizie) dalle quali cogliamo solo l‘aspetto di chi è… spettatore. Un conto è non vivere in prima persona, e un altro è esserci "dentro", e questo fa sì che la realtà sia diversa dal modo in cui si recepisce l'immagine, la notizia, la storia.

Io passo attraverso tantissima musica, tantissime letture e tantissimi film ("La Città Amara", "I Diavoli", "Il Cacciatore", "L'ultimo Spettacolo" e molti altri) e direi che forse la somma di tutto questo fa nascere questi testi. Adesso non vorrei citare, però ho letto di tutto: da Flaiano a Pessoa, da Svevo a Pavese, da Goethe a Proust, da Bukowski a Fante, da Mann a Pasolini, e a tantissimi altri, magari anche per un solo libro, e qui cito Bulgakov con "Il Maestro e Margherita", per non parlare poi ad autori come De Andrè, che credo sia la massima espressione della poesia italiana e che dovrebbe avere un posto nella storia della letteratura italiana.

Mi puoi parlare della presenza del tempo nelle tue canzoni, che parlano del rapporto tra il passato e il presente, della memoria, del dialogo tra le generazioni ("Il ricordo di tua madre").

Per quanto riguarda il tempo nelle canzoni, torniamo sempre alla spiegazione del titolo, e quindi l'istinto di conservazione in fondo è la memoria, e la memoria ovviamente è riferito al passato. Il passato che all'epoca forse lo giudicavamo insufficiente, inadeguato, che non dava molte soddisfazioni, oggi, se tu ripensi a lui, ti accorgi di quante differenze ci sono tra questa realtà e quella di anni addietro.

Ascolta l'album "Istinto di conservazione" (Streaming deezer.com)

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