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Grand Carabs: A fuoco lento, racconti ironici di una band di gran classe (intervista)

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 30/03/2009 alle ore 18:59:36.

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Danza Cosmica presenta ''A fuoco lento'' dei Grand Carabs. La musica di questa band si pone all'interno della linea cantautorale italiana, pur innovando l'approccio nei confronti della tradizione e svuotandola dei suoi contenuti soprattutto per i testi ironici e, come si usa dire oggi, sopra le righe.

Grand Carabs - A fuoco lento - cd cover

Danza Cosmica presenta "A fuoco lento" dei Grand Carabs, formazione di Prato in attività da più di un decennio. La musica di questa band si pone all'interno della linea cantautorale italiana, pur innovando l'approccio nei confronti della tradizione e svuotandola dei suoi contenuti soprattutto per i testi ironici e, come si usa dire oggi, sopra le righe. Il tutto inserendo temi a dir poco inconsueti, come l'argomento macabro degno di Edgar Allan Poe di "Un delitto d'altri tempi", oppure ricorrendo alle rime baciate divertenti di "Coccobello", o ancora inserendo materiali come frammenti di vecchie canzonette o di dialoghi cinematografici, oppure ancora proponendo argomenti surreali, come il kit per avere un figlio di "Pacco postale" o la storia d'amore obitoriale di "Le fisarmoniche".

Disco curioso, stimolante, ben cantato e altrettanto ben suonato da Fabio Tarocchi alla voce, Lorenzo Nunziati alla chitarra, Mirko Verrengia al basso, Marco De Cotiis al sax e Marco Mazzoni alla batteria. Li abbiamo intervistati per avere qualche informazione in più.

Mi potete descrivere il modo in cui vi siete riuniti in gruppo, la scelta del nome e gli scopi che perseguite, musicalmente parlando, accennando anche ai vostri percorsi musicali precedenti?

La band nasce più di 10 anni fa, ad opera del cantante Fabio Tarocchi e del chitarrista Lorenzo Nunziati. Il primo demo risale infatti al 1997 ed è costituito da sei tracce inedite, che risentono dell'influenza del rock "contaminato" di quel periodo, ad esempio certe poliritmie alla Primus o l'eclettismo dei Faith No More. È proprio da un disco dei Faith, "King for a day, fool for a lifetime" che prende spunto il nome della band. Sulla copertina di questo disco infatti si può vedere un disegno grottesco di un imponente "gendarme" che tiene a guinzaglio un cane. Con una trasposizione linguistica piuttosto libera (e ironica) questo "grande carabiniere" diventa il "grand carab", da cui deriva il nome della band, Grand Carabs appunto.

Lo scopo della produzione musicale dei Grand Carabs, fin da allora, è sempre stato quello di proporre qualcosa di "obliquo" rispetto alla scena musicale, senza estetismi anticonformisti ma con una sincera passione per la ricerca musicale e con un'attenzione particolare al testo, che ha la pretesa del racconto letterario e attinge spesso ad ambientazioni e paesaggi "d'altri tempi".

Mi pare che il messaggio che attraversa tutte le vostre canzoni sia il seguente: non prendersi troppo sul serio. Ma si tratta anche di una scelta di grande serietà e di coerenza, una scelta di campo ben precisa, forse più impegnativa di quella degli artisti che sbandierano un impegno serioso. Me lo confermate?

Sì, hai colto perfettamente il senso. Di base vi è sempre una "autoironia" ed un gusto per il "divertissement" che però, attenzione, nasconde un qualcosa di molto più profondo. La similitudine che più forse ci si addice è quella con un uovo di Pasqua al cioccolato. Il bambino (nel nostro caso il fruitore di musica) si allieta nello scartare la scintillante pellicola esterna, ancor di più nell'odorare quel seducente odor di cioccolata al latte… ma una volta rotto l'uovo, si trova dentro una macabra sorpresa. La leggerezza e il dileggio spalancano le porte e ci indirizzano verso il torbido, il cupo, il surreale.

Ecco la beffa. Le tematiche affrontate nel cd attingono infatti dalla malsana palude della misera condizione umana. Si va dal tema della prostituzione omosessuale di pasoliniana memoria (Coccobello), al lascivo piacere per il delitto perfetto (Un delitto d'altri tempi), si affronta la questione della morte cercando di esorcizzarla attraverso l'impersonificazione con il primo mese autunnale (Settembre), il cancro e il commercio di uteri per la procreazione (Pacco postale), la fuga verso un altrove antico, scandito dai ritmi lenti della natura (La chiatta dei mercanti), l'amore necrofilo per un'angelica Lolita sullo sfondo di una pestilenza mai avvenuta nella Berlino del 1800 (Le fisarmoniche), i bordelli e l'ipocrisia del patto matrimoniale (Compromesso tra sposini novelli), l'ammissione che "la borghesia piccola piccola" sia radicata da più di mezzo secolo nelle nostre "cosiddette coscienze rivoluzionarie" (Borghese), il gusto per l'antropofagia, il cibarsi dell'"Altro", inglobarlo dentro il nostro corpo e attraverso il processo della digestione assimilarne i vissuti, i ricordi "per non essere più così soli" (Fritto misto).

Potrei continuare ancora con altri esempi del cd, di pezzi vecchi o che sono in procinto di nascere, ma credo tu abbia afferrato il senso di ciò che intendevo dire quando utilizzavo il paragone dell'uovo marcio. Dentro l'accattivante guscio si nasconde un liquido amniotico orribile, scomodo, nauseante, un magma di desideri inconsci, tabù, vizi inconfessabili, miserie che, se presentati in modo diretto (senza la trappola dell'ironia e della leggerezza) risulterebbero probabilmente sentenziosi, seriosi, moraleggianti, profetici.

In alcune vostre canzoni sono inseriti materiali eterogenei, la canzonetta "Che cos'è questa crisi?", la voce di Gassman nel Sorpasso di Dino Risi e così via. Quali i motivi di questa scelta?

In primo luogo le introduzioni sono state inserite per dare un'idea di "altrove" (ad es. "la crisi" di Crivel), un altrove musicale che, senza dietrologie, è forse più vicino all'indole dei Grand Carabs di quanto non siano certe produzioni contemporanee. I riferimenti cinematografici (Dino Risi ma anche Pasolini) sono più "intimi" nel senso che costituiscono parte integrante dell'ispirazione che fa nascere i pezzi, indicando che la musica dei Grand Carabs ha la pretesa di descrivere la forza della grande illusione cinematografica.

Tutti i testi delle canzoni dei Grand Carabs nascono infatti come delle piccole sceneggiature cinematografiche. Il percorso è il seguente: dopo l'idea musicale di base alla quale tutti collaboriamo, viene creata la linea melodica della voce. Successivamente viene scelto un argomento che può attingere dalla realtà, dall'onirico, dal paradossale ecc. Nasce poi la contestualizzazione storico temporale (di solito un "altrove" rispetto all'hic et nunc), ci si immagina i protagonisti, le comparse, gli ambienti, i dialoghi, le azioni. Proprio come si trattasse di una piccola sceneggiatura per un film. Le parole scelte con una cura da feticista vengono infine adattate alla linea melodica.

Quali sono i vostri rapporti con la tradizione musicale italiana precedente e contemporanea?

I nostri gusti musicali sono molto eterogenei, comunque credo di parlare per tutti se dico che siamo molto legati ad artisti come: Paolo Conte, Piero Ciampi, I Quintorigo, Renato Rascel, Fabrizio De Andrè, Vinicio Capossela, Buscaglione, il teatro minore del dopoguerra, Nino Rota, i pochi (ahimè) stornellatori in ottava rima rimasti ancora in vita.

Qual è la fascia di pubblico a cui vi rivolgete?

Ricollegandomi al titolo del cd, la nostra musica per esser gustata a fondo abbisogna di una lenta cottura, nel senso che non al primo ascolto si percepiscono tutti i dettagli dei racconti e delle sfumature musicali. Magari si avverte la piacevolezza, l'apparente leggerezza ma, come dicevo prima, ad esse sottostà il marcio che silenziosamente pulsa.

La fascia di pubblico alla quale ci rivolgiamo non deve avere necessariamente un'età o un preciso background culturale (che comunque male non fa), deve essere però disposta a indossare la tuta del palombaro per nuotare nelle salmastre acque del torbido e... sostanzialmente questo tuffo nell'oblio le deve piacere.

Grand Carabs: Sito Ufficiale - Myspace.