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BandAdriatica: dopo il ''Contagio'' arriva il ''Maremoto'' (intervista)

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 29/05/2009 alle ore 10:55:16.

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In occasione della seconda uscita discografica della BandAdriatica abbiamo contattato il frontman Claudio Prima, che ci ha rilasciato questa intervista centrata sulla storia della band e soprattutto sul loro secondo disco (cd + dvd).

BandAdriatica - Maremoto - cd cover

BandAdriatica è uno dei gruppi più significativi di quella corrente che viene sbrigativamente definita world music, etichetta che spesso convince poco in quanto si applica ad approcci e soluzioni musicali di diverso segno, a orientamenti estetici e a progetti culturali radicalmente differenti.

BandAdriatica si caratterizza per l'ambito preso come riferimento, che si espande, come dice il nome, ai modelli musicali dei popoli che si affacciano sul mare Adriatico: le musiche, per la maggior parte originali, ma anche in alcuni casi tradizionali e riarrangiate, riprendono ed elaborano il modo di fare musica, le strumentazioni, le sonorità, i ritmi delle culture che circondano quel mare e le fanno dialogare tra di loro. Il gruppo è costituito da Claudio Prima (organetto diatonico e voce), Maria Mazzotta (voce), Redi Hasa (violoncello), Emanuele Coluccia (sax tenore e soprano), Andrea Perrone (tromba e flicorno), Vincenzo Grasso (clarinetto e sax tenore), Gaetano Carrozzo (trombone), Ovidio Venturoso (batteria), Giuseppe Spedicato (basso). Special guest nel nuovo album Maremoto: Eva quartet (Bulgaria), Bojken Lako (Albania), Ivo Letunic e Mateo Martinovic (Croazia).

Abbiamo contattato il frontman Claudio Prima, che ci ha rilasciato questa intervista centrata sulla storia della band e soprattutto sul loro secondo disco (cd + dvd), "Maremoto", edito da Finisterre e distribuito da Felmay.

Potete tracciare una breve storia della vostra band, quando si è formata, per iniziativa di chi e soprattutto con quali scopi e progetti?

La BandAdriatica nasce tre anni fa a seguito di un progetto denominato Adria che si proponeva di costruire un ponte virtuale tra la musica salentina e quella albanese. Il mio incontro con Redi Hasa, che si trasferiva nel Salento da Tirana, aveva gettato le basi per questo progetto e dopo aver accolto nel gruppo anche Emanuele Coluccia (sassofonista viaggiatore per elezione) la BandAdriatica ne è stata la naturale evoluzione ed ha esteso l'idea di una matrice musicale comune a tutto l'Adriatico. Questa idea si è rivelata da subito molto fertile e in tre anni la banda è riuscita a pubblicare già due dischi (entrambi per Finisterre di Roma) ad incontrare sulla propria strada artisti del calibro di King Naat Veliov e la Kocani Orkestra, Eva quartet (storico quartetto solista de Les mistere des voix bulgares) con cui ha condiviso il palco in due progetti di ricerca e commistione delle rispettive culture d'origine e l'anno scorso si è imbarcata in un progetto originale di ricerca e sperimentazione. Un tour in barca a vela per l'Adriatico nel quale ha incontrato musicisti provenienti dai diversi porti di Croazia, Istria e Albania e provato in un periodo di viaggio comune a cercare una musicale originariamente adriatica. Questo progetto si chiama "Rotta per Otranto" ed è diventato un film documentario, diretto da Mattia Soranzo, che viene distribuito insieme al cd "Maremoto".

Quali sono gli elementi di continuità e quali i tratti di innovazione nel passaggio da "Contagio", il vostro precedente cd, a "Maremoto"?

Nel nostro primo disco erano presenti suggestioni vissute a distanza, per ascolto indiretto o per esperienza portataci dal mare, da chi veniva a contagiarci vivendo insieme a noi l'esperienza dell'incontro di culture diverse. In maremoto invece le suggestioni si fanno vive, vissute direttamente sulla pelle, in mare. Il contagio avveniva per contatto sotteso, il maremoto invece ci ha colti di sorpresa in barca, in mezzo al mare e ci ha travolto, inondandoci di sensazioni che abbiamo tradotto in musica. Quest'ultimo disco è peraltro più mosso, ha ritmiche che sfiorano il rock e il progressive e si fanno più audaci e più dure. Rimane la voglia di raccontare storie, le storie vissute e apprese in viaggio per l'Adriatico.

I vostri cd hanno titoli particolari: il contagio è qualcosa che si diffonde e, come il maremoto, travolge. Non credo che sia una scelta casuale.

Hanno entrambi il senso del movimento e della trasformazione. Cambiano invece nei modi e nei tempi. Il contagio ti trasforma dall'interno senza farsi scorgere in maniera totalmente evidente. Ti pervade come una febbre e lentamente cambia il tuo modo di vedere e interpretare, nel senso che noi gli abbiamo dato, le suggestioni che vengono dall'esterno. Il maremoto invece ha un'azione più rapida e decisa e trasforma tutto ciò che travolge, di colpo. Culturalmente e musicalmente lo riteniamo un passaggio necessario come ritenevamo necessario lasciarsi contagiare con un atteggiamento positivo e fiducioso.

Ancora sui vostri cd: su entrambe le copertine c'è l'immagine di una carta geografica. Per quale motivo?

Sul primo è una cartina disegnata a mano che diventa un viaggio sognato, con una barchetta di carta che rappresenta il nostro ideale periplo nei porti d'Adriatico. In quest'ultimo invece la cartina geografica si fonde con il volto di una donna e ne modifica i lineamenti, nel retro di copertina è scritta la frase di Borges che ci ha ispirato: "Nel corso della sua vita, un uomo popola uno spazio con immagini di province, regni, montagne, baie, navi, isole, pesci, stanze, stelle, cavalli, e gente. Poco prima della sua morte, egli scopre che il paziente labirinto delle linee traccia l'immagine del suo volto". La cartina questa volta l'abbiamo utilizzata davvero. E portiamo ancora i segni in volto e sulle mani.

In che modo fate dialogare i modelli musicali e culturali delle regioni alle quali vi ispirate, tra di loro e con la nostra cultura musicale italiana?

Mettendo in gioco le diverse culture e cercando di capirne e trovarne le assonanze. Abbiamo studiato molto i repertori tradizionali e i differenti linguaggi musicali delle due sponde. Le tecniche esecutive sono molto diverse così come i riferimenti storici e culturali.

Trovandoci a contatto diretto con i musicisti e gli interpreti dei mondi musicali che abbiamo visitato e dovendo volta per volta accomunare i repertori è stato più facile del previsto lo scambio e la creazione delle musiche di confine, come amiamo definirle. È successo con la Kocani Orkestar quando abbiamo suonato la "Pizzica estam" che poi è diventato un brano di "Contagio" e succede spesso anche all'interno di "Maremoto" nel brano cantato da Maria e da Eva quartet, con Ivo Letunic e Mateo Martinovic in un paio di brani di ispirazione italo-croata e con Bojken Lako in Bullet, un tradizionale albanese che diventa un brano balcan-rock. Nei brani inediti invece, nei quali siamo liberi di riscrivere la musica tradizionale e tradurla in idee e spunti originali, cerchiamo alternative che possano rappresentare in maniera nuova la musica adriatica, ammesso che da qualche parte, abbia modo di esistere. È in ogni caso un lungo percorso di ricerca e abbiamo tutta l'intenzione di spingerci quanto più lontano possibile.

Quanta parte ha il collettivo del vostro gruppo nell'esecuzione, nell'interpretazione, nel passaggio dallo spartito alla realizzazione dei singoli brani? In altre parole, obbedienza rigida allo spartito o contributo di gruppo?

Una volta elaborata l'idea iniziale e scritto lo spartito, in prova mettiamo sempre in discussione la struttura e l'arrangiamento per verificarne l'effettiva efficacia. E tutti i componenti del gruppo hanno libertà assoluta nel proporre spunti o soluzioni personali per l'esecuzione. Ognuno apporta la sua esperienza perché proviene da un mondo musicale diverso e utile per il linguaggio del gruppo. Devo dire che in questa direzione la banda ha fatto passi da gigante in questi tre anni ed ora è diventato ancora più tangibile l'apporto del collettivo, ognuno ha trovato il suo spazio espressivo e il suo ruolo. L'ingranaggio è perfettamente oliato e devo dire che è sufficiente l'assenza di un elemento per indebolire notevolmente l'impatto sonore del gruppo. Quando suoniamo tutti insieme la forza espressa è trascinante.

Qualche parola sulla vostra attività dal vivo: quali tappe avete in programma e in cosa si distacca l'esecuzione in studio da quella on stage?

Quest'anno ripercorriamo le tappe che abbiamo fatto l'anno scorso in Adriatico. Ritorniamo cioè a Luglio in Croazia e ad Agosto in Albania. Le tracce lasciate l'anno scorso nel progetto "Rotta per Otranto" hanno suscitato molta curiosità e quest'anno abbiamo la possibilità di tornare a riproporre la nostra musica nei luoghi che ci hanno ispirato. Da fine giugno iniziano i concerti di presentazione del nuovo disco e le proiezioni del dvd in giro per l'Italia e con qualche puntata in alcuni festival Europei. Il live è l'aspetto fondamentale della nostra attività e non nascondo la difficoltà che abbiamo avuto a riproporre sul disco la stessa energia con la quale ci esprimiamo sul palco. Lo scambio con il pubblico fa vivere e crescere il nostro modo di suonare e, concerto dopo concerto, nascono delle nuove suggestioni o matrici improvvisative. L'attività on stage vive anche dei viaggi che ci portano in giro sui diversi palchi e questo arricchisce il bagaglio di storie che raccontiamo. La musica che cammina, che si muove insomma è quella che abbiamo intenzione di continuare a suonare, come ci hanno insegnato i nostri maestri bandisti.

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