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Simone Avincola: l'ultimo dei cantautori ribelli o il primo di una nuova generazione? (intervista)

Articolo di: Pier Giorgio Tegagni; pubblicato il 22/06/2009 alle ore 15:24:48.

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Nel primo album autoprodotto dal titolo ''Il giullare e altre storie'', Simone Avincola canta dell'eterno conflitto tra potenti ed oppressi e punta il dito sul ruolo dell'informazione e della legge al servizio del potere.

Simone Avincola

Nel primo album autoprodotto dal titolo Il giullare e altre storie, Simone Avincola canta dell'eterno conflitto tra potenti ed oppressi e punta il dito sul ruolo dell'informazione e della legge al servizio del potere. Un'opera con più di un collegamento diretto ai grandi cantautori degli anni settanta ma con uno spirito di ribellione molto attento ai temi caldi dei nostri tempi.

Simone Avincola: l'ultimo dei cantautori ribelli o il primo di una nuova generazione? Per conoscerlo meglio l'abbiamo intervistato per voi.

Raccontaci un po' di te, come e quando è nata la tua passione per la musica.

Ho cominciato lo studio della chitarra all'età di 12 anni, prima con la classica, poi specializzandomi in quella blues e jazz. Ho avuto la fortuna di studiare per quasi dieci anni nella Scuola Popolare di Musica di Testaccio, dove insegna Giovanna Marini (pietra miliare della musica popolare italiana)

Ti consideri più chitarrista o più cantautore?

Nasco come chitarrista, ma ho lasciato quella strada per intraprendere questo viaggio.. Non so se la parola "cantautore" sia poi quella più adeguata, sicuramente però posso definirmi un cantastorie.. sopratutto in questo disco "Il Giullare E Altre Storie" dove tanti personaggi si mischiano, si intrecciano fra loro fino a rincontrarsi tutti in un'unica strada: La speranza.. che presto tutto cominci a cambiare.

Ho saputo che il tuo brano "io dico basta" è stato pubblicato da Beppe Grillo sul suo blog, raccontaci come è andata.

Quando ho scritto "io dico basta" ero in macchina, su un ponte di testaccio (quartiere popolare romano). Ero arrabbiato per fatti miei e, quella notte, ho scaricato la tensione e l'indignazione in una mezz'ora senza staccare mai la mano dal foglio. Credo che si scriva meglio quando si è infastiditi da qualcosa. Una volta incisa, l'ho pubblicata come "inno cantautorale per il V2Day" su YouTube. A Beppe probabilmente è piaciuta e l'ha pubblicata sul suo blog; a me ha fatto molto piacere.. Ho partecipato a molte iniziative con i Grilli Romani; finalmente c'è gente che spera e crede in una politica più pulita e trasparente. E' di questo che abbiamo bisogno al giorno d'oggi in Italia.

Nella tua bio su myspace accenni all'incontro con Francesco Guccini, vuoi raccontarlo ai lettori di italianissima.net?

Francesco Guccini abita a Pàvana (un paesino sperduto nell'Appennino ToscoEmiliano). Vado spesso a salutarlo e la scorsa estate mi ha ospitato gentilmente a casa sua, dove ho potuto fargli ascoltare con la chitarra due mie canzoni: "Il Giullare" e "Buonavita" (quest'ultima è un'inedita).

Lui si è complimentato e mi ha incoraggiato ad andare avanti suonando il più possibile in giro.. spiegandomi quanto sia difficile al giorno d'oggi, per un cantautore, emergere all'interno del mercato discografico Italiano.

Negli anni passati, invece, ero con altri amici e ci siamo fatti una bella passeggiata per la diga e tutto il paese.. ci ha raccontato il suo passato, le storie, i giochi. E' un montanaro di quelli veri, che tiene ben salde le sue radici. L'ho sempre reputato il miglior paroliere italiano.

Ed ora parliamo del tuo disco, come è nata l'idea di "ambientarlo" nel Medio Evo e perché?

Come scrivo nel disco, viviamo in un'epoca oscura.. molto simile, per certi versi, a quella medievale. Una volta giustiziavano i giullari che si permettevano di sfottere il Re, oggi è cambiato ben poco: il comico satirico, per esempio, viene sempre (prima o poi) censurato, cacciato dalla televisione e spesso dimenticato dai giornali.

Con questo disco voglio lanciare un messaggio di speranza.. Perché tutto può cambiare. La storia è come la palla di vetro de "Il Giullare": gira in continuazione.. basta afferrarla al momento giusto e farla nostra.

Nell'album "canti" di vari personaggi riconducibili a due categorie: i servi del potere e i ribelli. Entrambi sono parte del "gioco" del Re e sono uniti dallo stesso odio nei confronti del potere. Sbaglio o la tua osservazione è proprio questa?

Bisogna stare attenti a cosa si nasconde dietro la parola "potere" e a tutti gli aspetti e i mutamenti che può compiere. Tutti i personaggi di questo disco hanno un loro potere, e sono tutti un po' servi del potere e ribelli al tempo stesso.

La chiave di questo disco è infatti l'aspetto interiore di ogni personaggio che viene raccontato; anche la figura del Re, per esempio, viene sviluppata sotto un'ottica diversa: Il Re che si racconta a se stesso non è più il padrone assetato di sangue e potere, ma un semplice uomo che ha avuto tutte le ricchezze e le delizie della vita, e che ha perduto però il suo "io", la sua semplicità. Nella canzone in questione c'è la metafora di tutto questo, nel momento in cui getta il sasso nell'acqua e distrugge il riflesso della luna (spezzando così finalmente la sua tristezza), ma poi la "morte dell'onda" ridà la vita all'immagine della luna nell'acqua (e così tutto resta come prima).

Musicalmente l'album è in prevalenza sviluppato su tempi in tre che richiamano danze popolari, è una scelta circoscritta a questo lavoro o pensi di continuare su questa strada?

Ho voluto infatti dare un suono "popolare" al disco, proprio perchè racconta fondamentalmente delle tante vite che può nascondere un paese. Però ho scritto e continuo a scrivere molte altre canzoni con tempi e sonorità diverse. Questo è solo l'inizio di un percorso che spero possa prendere tante forme col passare del tempo.

Devo dire che non scrivo di continuo, però ho dei periodi in cui scrivo moltissimo e cerco di affrontare tematiche che tocchino un po' tutti. Canzoni di protesta, ma anche d'amore, di guerre, di sogni, ferite, ricordi, giochi.. E cerco di affezionarmi alle parole sul foglio, quando questo non accade preferisco lasciare stare. Per il resto, basta chiudere gli occhi e sentire.

Il tuo è un album molto lontano dalla musica commerciale, pensi ci sia ancora spazio per questo genere e cosa stai facendo per promuoverlo?

Innanzitutto credo che la coerenza sia l'unica strada da percorrere; avrei potuto arrangiare il disco in modo più commerciale per renderlo più orecchiabile, ma non mi interessa. Credo che la musica, e in particolare quella d'autore, non debba trasformarsi in uno spot pubblicitario che abbia come funzione principale quella di attirare più ascoltatori possibili. E' bello anche andarsela a cercare, scoprirla col passaparola, scovarla nei negozi e nella rete soprattutto.

La musica, come la storia, segue un suo ciclo; tornerà quindi il tempo dei cantautori come negli anni 70 e soprattutto, credo e spero a breve, la discografia dovrà aprire gli occhi e dare spazio a questo movimento. Per ora io sto cercando di far girare il mio disco, anche a cantautori e cantanti come: Claudio Lolli e Fiorella Mannoia. Qualche giorno fa ho avuto il piacere di ricevere una chiamata da Beppe Dati e questo mi riempie di gioia. Io e miei musicisti stringiamo i pugni, poi domani si vedrà..

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