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Elisabetta Fadini: Desmodus, intervista col vampiro

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 23/07/2009 alle ore 15:16:25.

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Elisabetta Fadini, attrice dedita alla ricerca vocale, interpreta nel suo primo disco Desmodus, un vampiro creato da Garbo come personaggio non solo musicale, ma anche letterario, cinematografico e teatrale. Ecco l'intervista che ci e' stata rilasciata.

Elisabetta Fadini: Desmodus - cd cover

Un disco insolito, originale, forse non per tutti, ma certo per i più curiosi che vanno alla ricerca di qualcosa di nuovo sotto il sole della musica. Ci riferiamo a Desmodus di Elisabetta Fadini (ed. Discipline). Disco nato da lei e da Garbo, autore dei testi e delle musiche. Recitato, non cantato da Elisabetta Fadini, dotata di una personalità poliedrica, con alle spalle esperienze variegate che vanno dal Living Theatre al jazz, dalla musica contemporanea al blues, dai readings all'attività di attrice e di regista.

Desmodus è un vampiro creato da Garbo come personaggio non solo musicale, ma anche letterario, cinematografico e teatrale, che racchiude i tratti inquietanti dell'anima dell'artista. È una sorta di doppio di Garbo e di Elisabetta, ma anche dell'ascoltatore. Come dice la stessa Elisabetta nelle note per la stampa, "Ho scelto di interpretare Desmodus perché è femmina e uomo, ma anche animale, è buio e luce, è bisogno di eternità".

La voce affascinante si distende su un tappeto di musica ininterrotta, ripetitiva, piacevolmente ipnotica, che crea un'atmosfera gotica colta e accattivante. Ecco l'intervista che ci è stata rilasciata.

Elisabetta, la mia prima curiosità riguarda la tua esperienza con il Living Theatre: le tue impressioni e l'importanza di questa fase nella tua formazione professionale e umana.

È stata un'esperienza molto importante per la mia formazione professionale, un'esperienza come quella cambia il modo di vedere e vivere l'arte. Prima di allora quel tipo di teatro lo vivevo sui libri di storia. L'avanguardia teatrale ha fatto molto nel ‘900, anche se alla fine tanta di quella che veniva vista come innovazione non era altro che andare a riprendere molto di quello che era il teatro greco...

Per me il Living era un'altra fonte di informazione per continuare la mia ricerca sullo studio della voce, un approccio come il loro che è molto legato alla fisicità mi ha aperto altre strade per continuare la mia ricerca in quella direzione. Ho imparato molto di me in quell'esperienza, di quello che potevo fare in futuro... Sicuramente è un'esperienza che ti cambia per sempre, ti migliora, perché il lavoro di gruppo è altamente formativo.

Potresti chiarire in cosa consiste "l'esplorare un mondo musicale variegato che va dal jazz alla musica etnica, passando dalla classica al blues fino ad arrivare all'area "radicale americana", di cui parlano le tue note per la stampa? In particolare quali artisti hai incontrato, cosa hai fatto con loro e così via. Un curriculum simile fa scatenare il desiderio di conoscere qualche dettaglio in più...

Come si può leggere nella mia biografia, il mio percorso si è incrociato spesso con musicisti, perché nello specifico la ricerca che io ho condotto nello studio della voce e della vocalità prevedeva la conoscenza della musica e dei vari generi musicali. Mi hanno dato moltissimo queste collaborazioni, dalla musica ho imparato come usare la voce, come modularla, come renderla musicale, melodica o dissonante, distorta o armonica. La voce è musica. Spesso prima di interpretare un brano ascolto musica... anche musica diversa da quella che mi accompagna nel "reading" che mi presto a fare.

Ho appreso molti nuovi percorsi da parecchi musicisti, il rapporto con il loro strumento è come il mio con la mia voce. Ne cito solo alcuni come rappresentanti dei vari generi musicali ai quali mi sono approcciata... e poi perché sarebbe complesso qui citarli tutti, nella mia biografia in myspace il tutto è spiegato più dettagliatamente. Con Paolo Fresu e John De Leo abbiamo fatto lo spettacolo "Village Vanguard Lives", che racconta aneddoti della vita dei più grandi jazzisti che passarono dal noto locale newyorkese Village Vanguard.

Il jazz è un genere musicale che ama l'improvvisazione, una cosa meravigliosa e stupefacente per chi fa arte perché ti dà modo di crescere, di confrontarti con te stesso, con i tuoi limiti... e cresci perché impari a gestire il tuo modo di stare su un palco. Amo molto questo. Spesso ho lavorato con jazzisti. Due grandi musicisti con i quali ho collaborato sono Vladimir Denissenkov e Janos Hasur entrambi già musicisti di Moni Ovadia e Denissenkov anche di De Andrè, il primo suona il bajan (uno strumento che assomiglia alla fisarmonica ma è molto più complesso), il secondo è un violinista, entrambi spettacolari nel loro genere; entrambi potrebbero interpretare qualsiasi genere musicale, con loro ho fatto lo spettacolo "Occhi diversi" che è una opera folk, con Vladimir poi "Metamorfosi di Ovidio- Il mito di Fetonte".

Con Roberto Zorzi, chitarrista radicale e legato all'improvvisazione (Zeena Parkins, Eliot Sharp, Derek Bailey, Similado, N.A.D., etc. alcune delle sue collaborazioni), con il quale abbiamo portato in scena "Canti degli Sciamani", nativi americani ed asiatici... Con "Il Parto delle Nuvole pesanti", legati all'etno-rock, abbiamo affrontato uno spettacolo "Canti dei Pellerossa americani"..etc..

Cos'è il "Manifesto di reading" che hai contribuito a redigere insieme a tanti altri nomi importanti?

È nata l'esigenza di dare dei dettami e dei chiarimenti di quello che è il "Reading" o il fare "Reading" o "Spoken Word", è nata così l'idea di dare vita al "Manifesto di Reading" (tra le altre cose era da cent'anni, dalla fondazione del Futurismo, che non veniva fondato in Italia un Manifesto artistico così variegato), pochi in Italia ancora oggi non sanno esattamente cosa sia e come venga inteso. Lo fanno in molti, da attori a cantanti a scrittori, ma nessuno ancora aveva parlato delle evoluzioni che il "Reading" ha avuto nel corso degli anni... il primo che parlò di Reading fu Kerouac, quando diceva che i suoi testi poi rappresentati da lui stesso medesimo su un palco avevano l'accordo della "quinta diminuita" che il jazz passando dallo swing al Be-Bop aveva imposto, con i migliori rappresentanti che furono poi i più grandi del jazz, da Thelonious Monk, a Charles Mingus, a Miles Davis, a John Coltrane.

Ma il reading viene da lontano, lo stesso teatro greco con i coreuti lo rappresentava, con musicisti ed attori sul palco insieme ad interpretare un'opera. Molto del cantautorato l'ha fatto, molto dell'Art Rock l'ha fatto: Nico nei Velvet Underground, Patty Smith, Lou Reed, e tanti altri... poi la musica d'avanguardia: Laurie Anderson ne è una degna rappresentante, Meredith Monk, piuttosto che Diamanda Galas, tanti sono... lo stesso Serge Gainsbourg quante volte ha fatto ciò con le sue canzoni... non erano altro che parlate sulla musica...E' infinito questo mondo sonoro e racchiude in sé moltissimi stili artistici, modi, in tutti i tempi c'è stata una forma rappresentativa che assomigliava a quella che noi oggi potremmo chiamare "reading" o "spoken word"..

La ricerca vocale ha in sé una fusione che ha a che fare con la vocalità piuttosto che con la forma d'arte. Attori negli ultimi anni hanno fatto ciò, prima tanti scrittori che leggendo le loro stesse cose le chiamavano "reading"... oggi quanti gruppi (anche italiani definiti rock, fanno ciò), quanti cantanti "parlano" e nessuno se ne accorge ma percepisce quella come una reale canzone, una vera song, il tutto dipende dalla struttura musicale che accompagna la voce e da quella voce appunto che spesso si affievolisce per dar spazio alla musica che prende il sopravvento.

Io personalmente ho sempre voluto "la centralità vocale", ho voluto massacrare il teatro, gli abiti di scena, le scenografie, anche il corpo come visione di esso su un palco, se potessi togliere anche la fisicità lo farei. Tutto ciò per dare spazio solo alla voce, da li la ricerca vocale, la rappresentazione certo è più difficile se come nel mio caso scelgo di togliere supporti di aiuto come quelli che citavo ora, solo la voce deve rappresentare ed evocare, ricreare immagini, dare emozioni, e alimentare l'immaginazione dell'ascoltatore, del fruitore.

Carmelo Bene parlava di "Cantar Recitando", e non era altro che dare una musicalità al suo modo di recitare, darne un ritmo, una cadenza sonora. L'evoluzione di tutto ciò è proprio quella che con il Manifesto volevamo dare, perché in fondo, io, Cristiano Godano, Giovanardi, piuttosto che Bergonzoni abbiamo un denominatore comune, il mettere in musica la voce.

Ci siamo resi conto che siamo già nell'evoluzione di quello che è il "reading"..., non voglio usare presunzione dicendo questo, non ne voglio fare una celebrazione, solamente accade che quello che oggi in Italia viene definito reading, lo si faceva già 10 anni fa e oggi c'è il superamento di quella condizione attraverso l'evoluzione.

Ora qualche domanda centrata sul tuo cd . Da dove è nata l'idea di questo personaggio, Desmodus, che mi sembra studiato per essere un portavoce del tuo mondo interno, delle tue passioni, dei tuoi timori, dei tuoi sogni, insomma di te stessa in tutte le tue sfaccettature?

Nasce da un progetto "letterario" di Garbo di fine anni novanta, dove (mi raccontava Garbo) c'era il desiderio di creare un personaggio che fosse rappresentante di tutte le sue tensioni e anche potenzialmente di quelle di tutti gli artisti, rispetto al ruolo dell'arte nello scorrere del tempo. Una dicotomia tra il limite della temporalità umana rispetto alla potenziale eternità dell'arte.

Immagina una figura (Desmodus) che si trova esattamente in piedi su un muro che delimita due mondi, dove lui può osservare da una parte l'immortalità, l'eternità, quindi anche quella dell'arte (come Shakespeare, Von Kleist, Nureyev...) e dall'altra la mortalità degli stessi in quanto uomini e di tutto il genere umano che difficilmente comprende l'arte nella sua attualità, ma magari la comprende decine e decine di anni dopo...

Il rapporto tra te e Garbo nel disco: in che relazione si pongono la musica e i testi, quale dei due è nato prima?

Come ho detto precedentemente Garbo è l'autore del soggetto e quindi dei testi e anche delle musiche. Io ho interpretato Desmodus, come se fosse parte della mia stessa anima, ho dato vita a quel personaggio. Tra me e Garbo c'è sempre una profonda spontaneità nel lavorare insieme. Non ci poniamo mai limiti, non partiamo nemmeno da limiti, ma partiamo da concetti, condivisioni, fusioni, progetti... è come fosse una comunione di spirito e credimi se ti dico che è molto importante in arte avere questo tipo di affinità tra artisti. Non ci serve strutturare troppo un'opera a priori, abbiamo dentro il percorso creativo, semplicemente gli diamo vita, in questo modo, solo così lo strutturiamo.

Già in una precedente collaborazione che abbiamo fatto insieme, nel brano "Voglio Tutto" contenuto nell'ultimo album di Garbo "Come il Vetro", abbiamo sperimentato che il nostro lavoro insieme non ha difficoltà ma solo condivisione e collaborazione... in parole povere le cose che facciamo insieme si incastrano sempre a perfezione senza forzature, Garbo con il proprio bagaglio trentennale di ricerca musicale e io con il mio decennale all'interno di questo mio mondo che va dal teatro alla vocalità, passando attraverso la musica e la ricerca. Come dicevo nella domanda precedente, i testi sono nati prima appunto, prima della fine degli anni novanta, le musiche sono state composte pochi mesi fa appunto per la nascita di questo disco.

Una domanda provocatoria, che spero non ti offenda: avete voluto fare un disco coraggioso, colto, ambizioso, destinato, credo, ad un pubblico ristretto e selezionato. Non ritieni che questo pubblico ami generi più radicali e frequenti probabilmente la musica classica contemporanea, quindi sia già più in là, e quindi il vostro sia un po' un messaggio lanciato nel vuoto? Nel senso che il pubblico che ama la musica commerciale non lo ascolterà mai, mentre il pubblico più colto lo considererà interessante ma non certo un prodigio di innovazione...

Vedi, proprio per quello detto sopra, noi non abbiamo una visione così limitata rispetto al mercato, all'innovazione, alla tipologia di genere, al popolo, alle genti... Crediamo che questo sia pura innovazione, proprio perché chi ascolta la classica, la contemporanea, il pop, il jazz, il blues, il folk, il rock, la minimale e quant'altro, può uscire dalla propria stanza e bersi un drink con noi, magari questa volta colmo di sangue umano (che poi è anche il sangue d'artista).

Noi amiamo prima e poi creiamo, non c'è nella creazione l'idea di destinare l'opera ad un pubblico piuttosto che ad un altro. Io credo che si debba ascoltare con i propri sensi questo cd, all'interno di ognuno di noi ci sono tutte le risposte.

La tua curiosità nell'attraversare tante forme artistiche e in generale espressive mi affascina molto. Vorrei sapere se questo bisogno di metterti in gioco e di scommettere su di te sarà sempre, come mi auguro, inesausto e destinato a non raggiungere mai un traguardo definitivo.

Mi ha sempre ossessionato il fatto di essere ferma ad una forma di rappresentazione, intendo dire il fermarsi artisticamente quando si capisce che al pubblico può piacere quello che fai in quel momento, e allora lo assecondi andando avanti per quella strada. Tutto questo mi ha sempre dato l'impressione di un ideale "stop" artistico, il fare "arte" o il provarci a farla per me è l'evolversi della materia, come se da un piccolo germoglio potesse nascere altro ed altro ancora, è come dicessi che "non esiste mai la perfezione, ma solo il superamento continuo che rincorre un'idea di perfezione, ma che di fatto non lo sarà mai, per questo si continua a cercare".

La voce ha in sé un potere universale che nemmeno la diversità della lingua può impedire, il messaggio del suono della voce ha un potere unico e disarmante, quello che è il mio scopo e spero di riuscire sempre al meglio è quello di continuare a fare ricerca con la mia voce, dare un'anima ad essa a volte e altre togliere quest'anima; decontestualizzarla, dissacrarla, altre volte rappresentare la vera natura. Non potrò fermarmi mai...non ci riesco.

Un'ultima domanda d'obbligo, che però nel yuo caso non può che riservare sorprese. Dopo "Desmodus" cosa stai progettando?

Intanto in autunno il desiderio di portare Desmodus dal vivo nonché fare il primo Festival di Reading italiano.

Elisabetta Fadini: Sito Ufficiale - Myspace.