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Intervista ad Alessio Caraturo

Articolo di: Alberto Barina; pubblicato il 01/09/2005 alle ore 23:18:18.

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E' uscito da poco il suo primo cd Ciò che desidero (La Serra/Carosello Records/Warner Music Italia) che, favorevolmente, colpisce per essere un lavoro molto lontano da tante vacue produzioni discografiche a cui poi radio, tv e mass-media in genere, fanno da sponsorizzazione. 14 brani sussurrati in cui la parola ed il canto si fanno eterei, impalpabili e convincono per compostezza ed eleganza.

Anzitutto prima ancora di partire con la vera e propria intervista, mi sembra giusto che tu ti debba presentare, svelandoci quando nasce la tua passione per la musica e magari qualche episodio legato ai tuoi esordi.

Passione... Probabilmente, fin dal momento stesso in cui mi accorsi di lei - forse a Portici steso su una poltrona, a 6 anni, quando mio padre mi fece ascoltare in cuffia un disco di Mike Oldfield (Me lo ricordo come se fosse adesso) - La musica è stata più una necessità che una passione. Ho più che altro passione per il design, l'architettura, le automobili, la grafica, le scarpe... Ho esordito in seconda media con "Frà Martino campanaro" ad orecchio.

Nella recensione mi sono permesso, di definire il tuo lavoro non un cd facile, di facile consumo intendevo dire, forse perché siamo abituati a sentire cantanti che al loro disco d’esordio ci sparano musichette e ritornelli orecchiabili pur magari di guadagnarsi la “pole position” delle classifiche di qualche radio o tv. Il tuo disco no, è tutt’altro che commerciale ed anche difficilmente “spendibile” da un punto di vista radiofonico. Ci vuoi parlare di questo cd e soprattutto dell’importanza della parola cantata ma anche scritta, che mi sembra abbia un ruolo determinante in questo tuo lavoro.

Innanzitutto ti ringrazio tantissimo sia per la bellissima recensione che per il "poco commerciale". In questo disco, come hai detto tu, la parola ha un ruolo determinante, soprattutto se intesa come metafora. Mi piace pensare che a quella parola ognuno possa dare un significato proprio, mi piace pensare che ognuno possa farla sua.

Andando un po’ più a fondo in questo tuo lavoro, mi sembra che nulla sia lasciato al caso: a partire dal colore bianco delle pagine del booklet, la semplicità del nero su bianco poi dei testi scritti, il fatto che non ci sia nessuna tua fotografia che ti ritragga, anche questo non mi sembra del tutto casuale. Vorrei che tu ci parlassi di questi aspetti che a mio avviso non sono secondari, o forse sono solo mie impressioni...

Quand'ero ragazzino, quando non esistevano i masterizzatori (sembra il nome dei "cattivi" di qualche cartone animato: <<Attenzione, arrivano i Masterizzatoriii!>>), la copertina aveva un valore diverso, ed era assolutamente parte integrante di un disco. Ti lasciava immaginare la musica che c'era dentro... Nel mio caso potrebbe esserci dell'acqua da bere, o dei foglietti con dei pensieri scritti, piuttosto che delle chiavi per entrare in 14 piccole stanze, per chi volesse farlo.

“Goldrake”, inevitabile non parlarne, e non scomodare un “mostro sacro” dei cartoni della nostra infanzia, almeno per chi come me ha vissuto a pieno l’infanzia degli anni ’80. Tu hai rivestito la sigla di tonalità cantautorali, trasformandola in una soft-ballad. Come mai la scelta è caduta su Goldrake, invece che magari su altre? Andando un po’ a ritroso nel tempo quali sono i tuoi ricordi delle vecchie e belle sigle dei cartoons anni ’80?. Pensi di poter proporre magari un’altra sigla concernente il mondo dei cartoni?

In realtà non è stata una scelta mirata. Hai presente quando ti viene in mente una canzone che non ascolti da tempo? ...a me è venuta in mente mentre suonavo. E cantando mi sono accorto che il testo poteva avere una duplice valenza. Quindi ho pensato di aggiungerla alle altre tracce del disco. Le sigle dei vecchi cartoni animati sono state e sono ancora dei piccoli capolavori, e sarebbe molto difficile riarrangiarle. La mia reinterpretazione di Goldrake va al di là del cartone animato.

Vorrei che tu ci parlassi del brano “Chi sei tu” che tra l’altro trae spunto da una poesia di Luis Avellar, un poeta che forse molti non conoscono e che ti chiederei di presentarci assieme chiaramente al brano.

In verità ho scoperto questo autore sfogliando la copertina di un disco del mio amico Antonio Onorato, rinomato chitarrista napoletano. Mi colpì l'intenzione della frase "Quem e voce"(Chi sei tu), e così è nata l'ispirazione.

A proposito di poesia, tutti i tuoi brani rivelano una grossa componente poetica nel testo. Si tratta di una poesia sommessa, fragile e forte nel contempo. Molti dicono che canzone e poesia debbano rimanere disgiunte…e la tua personalissima opinione in proposito?

Credo che fortunatamente nell'arte ci sia una sola regola: quella che non debbano esserci regole.

Due tracce molto particolari nel tuo cd sono “Lontano” ed “Attendere prego” che sicuramente rendono un po’ enigmatico ed interessante l’album. Ce ne vuoi parlare?

Sono due pause, due cambi di registro, due momenti in cui non c'era bisogno di dire niente, se non molto poco. Come in questo caso.

Essere un cantautore ed intraprendere la strada del cantautorato oggi in Italia, significa...?

Un cantante che si scrive i pezzi da se è effettivamente un cantautore: hai ragione, lo dovrei essere anch'io. Io, però, mi sento di più un "cantante-autore", detto così mi suona meglio. Trovo che l'aggettivo cantautore sia diventato un complimento, soprattutto di questi tempi. Autodefinendomi così, sarebbe come se mi dicessi bravo da solo. La mia è una strada difficile, bisogna essere abituati ad aspettare sempre più del previsto, ad essere sempre lì, sulla linea partenza ed essere sempre pronti per lo scatto. Significa tenere duro, continuare a sperare che prima o poi ti tocca cominciare. Consapevole, però, che quando c'è un inizio il resto è inevitabile.

Cosa sentiresti di dire ad un giovane che come te vuole intraprendere la strada della musica?

Non cedere mai!

Un autore o cantautore italiano che stimi e che apprezzi particolarmente con il quale vorresti magari collaborare in futuro?

Paolo Conte.

Un bicchiere, dei post-it, il filo di un mouse sulla copertina del cd e nell’inlay anche un mazzo di quattordici chiavi come il numero dei brani del cd… Ti chiedo di spiegarci e di farci un po’ da guida tra questi oggetti che tu hai scelto come immagini del tuo album.

Credo di averti già risposto prima.

Personalmente, il tuo modo di cantare ed interpretare mi ha ricordato molto lo stile di un noto gruppo: “Tiromancino” è una sensazione vera o meno?

Non li conosco benissimo, ma a dire il vero me l'hanno già fatto notare un paio di volte. Probabilmente abbiamo avuto degli influssi musicali simili. Comunque sono contento di questa cosa e la accetto come un bellissimo complimento.

Sito ufficiale: www.alessiocaraturo.com

Un ringraziamento particolare per la cortese e gentile disponibilità nella realizzazione dell’intervista ad Alessio Caraturo ed a Manuela di www.paroleedintorni.it