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Intervista a Lynn

Articolo di: Alberto Barina; pubblicato il 02/02/2006 alle ore 16:48:23.

Lynn (al secolo Linda Franceschini), trentina di Trento, classe 1981, al suo esordio discografico con l'album omonimo, intervistata da Alberto Barina.

Lynn

...chi coltiva l’arte, chi scrive, chi dipinge, ma non solo, qualsiasi persona nel proprio piccolo può lasciare qualcosa di indelebile e bello su questo pianeta. "Puoi fare tante cose quante sono le stelle" è semplicemente una frase che invita a riflettere sul valore di ogni singola persona. C’è un mondo dentro ognuno di noi.

Dove e quando nasce la tua passione per la musica?

Sono cresciuta in una famiglia che mi ha fatto amare la musica fin da bambina. Anche mia madre scrive canzoni e suona la chitarra, mentre mio padre è un grande appassionato (di musica intendo, e anche di mia madre). Così ricordo che trascorrevo ore ed ore ad ascoltare i dischi di James Taylor, Elton John, Battiato, Beatles, mentre giocavo ai Lego sul tappeto del soggiorno di casa mia. Quando avevo 9 anni uno zio mi ha regalato una piccola chitarra (l’ho battezzata "Mandolinda") sperando che cominciassi a suonarla… Ma quella chitarra è rimasta inutilizzata per qualche anno, fino a che un giorno mi sono decisa a prenderla in mano. Ho cominciato come tutti dai famosi primi tre accordi, poi ho sentito dentro di me qualcosa di molto forte che mi portava a comporre delle strane e brevi canzoncine, che non erano nulla di speciale, ma che comunque erano mie… Avevo bisogno di trasformare il mio mondo interiore in musica, mi trasferivo in una dimensione in cui stavo bene che mi permetteva di dare vita a qualcosa di bello (secondo me), ma soprattutto di mio, intimamente mio. Il primo pezzo fatto e finito l’ho scritto a 14 anni, e da lì è cominciato il mio strano cammino verso quello che sono ora e che non avrei mai immaginato di diventare, una cantautrice.

C’è un artista che ti ha ispirato particolarmente?

L’artista di cui mi sono "innamorata" e che è stata fondamentale per la mia crescita artistica è Jewel, una cantautrice nordamericana che è stata il mio punto di riferimento per molti anni. Ho anche avuto la fortuna di scrivere la mia tesi di laurea su di lei, sulla sua musica (in particolar modo ho analizzato i testi del suo primo album), ed è stata un’esperienza bellissima perché ho potuto lavorare su qualcosa che sentivo facesse parte di me. Il suo modo di scrivere, così semplice e diretto (i suoi testi sono delle vere e proprie poesie), le melodie bellissime, e lei così genuina… mi hanno stregata. Sono rimasta estremamente affascinata dal suo modo di essere e diciamo che il suo primo disco "Pieces of You" è stato il mio faro.

Parlaci un po’ della tua città: Trento. Musicalmente è una città che ha, quello che si dice in gergo, un certo "fermento musicale" oppure no? Ci sono locali dove è possibile esibirsi live?

Non credo che Trento abbia quello che si chiama "fermento musicale". Ci sono tanti giovani che suonano, ma è una città che non offre grandi possibilità di esibirsi dal vivo, anche se devo riconoscere che negli ultimi anni sono stati fatti dei passi importanti. C’è una Casa della Musica dove i giovani possono provare in sale attrezzate, ma sfortunatamente ci sono ancora pochi locali in cui potersi esibire.

Come nascono le tue canzoni, prima il testo, poi la musica o viceversa? Oppure all’unisono?

Nascono insieme, testo e musica… e quando succede, succede in fretta. Sento che devo scrivere un pezzo e mi viene fuori… o meglio, mi entra da fuori. Quasi tutti i pezzi contenuti nell’album sono nati in poco meno di mezz’ora, almeno l’idea, la bozza generale… poi magari ho lavorato in un momento successivo sulla struttura, insieme alla band e agli arrangiatori; ma in linea di massima succede tutto molto in fretta. Ci sono dei periodi in cui mi sento veramente arida, nel senso che non ho nulla da dire, non mi entra niente, non mi esce niente… non so da cosa dipenda, forse è l’ispirazione. In altri momenti invece mi capita di germogliare tante idee, si compongono le canzoni da sole come per magia.

E’ più facile che il testo di una tua canzone nasca da uno stato d’animo sereno, pacifico, o piuttosto da uno stato d’animo più turbolento, più irrequieto?...diciamo così…

Sinceramente non ci ho mai fatto caso… Tendenzialmente sono una persona abbastanza irrequieta, sempre alla ricerca della serenità interiore, ma comunque bisognosa di essere continuamente stimolata; sono assetata di emozioni e pronta ad assorbire qualsiasi tipo di input. Credo di scrivere ogni volta che provo delle emozioni. La cosa strana è che la maggior parte delle volte non mi rendo conto immediatamente di che cosa stia scrivendo… cioè non mi chiaro subito a che cosa si riferisce il pezzo che sta nascendo. Solo in un momento successivo, certe volte anche a distanza di mesi o anni, ascoltandolo, realizzo che aderisce perfettamente ad una situazione che ho vissuto, o e rivolto ad una persona che fa parte della mia vita, o che ho conosciuto. Questa risposta però non c’entra molto con la domanda che mi hai fatto.

I pezzi più significativi li ho scritti in momenti difficili della mia vita, quando la musica era veramente una via di fuga, un modo per capire chi fossi. Quando sto bene forse non scrivo neanche, faccio altre cose… Quindi, adesso che mi hai fatto riflettere, le mie canzoni nascono da stati d’animo irrequieti, da dimensioni interiori ombrose, dal mio essere intimista e riflessiva, a volte anche triste, e proiettata verso l’interno.

"Puoi fare tante cose quanto sono le stelle" mi sembra una frase che racchiude un po’ una tua filosofia di vita, oltrechè musicale…ce ne vuoi magari parlare un po’ più approfonditamente?

E’ una frase che ho scritto qualche anno fa, insieme a tante altre… L’ho scelta perché credo che ognuno di noi abbia delle potenzialità e la capacità di fare tante cose. Vivo con la paura di invecchiare, con la paura di non riuscire ad assorbire al 100 % la bellezza dell’universo, della natura, della vita; con la paura di non avere sufficiente tempo per fare tutto quello che ho in testa…vivo con l’ansia di perdere tempo inutilmente… e credo di poter fare tante cose, milioni di cose, miliardi di cose… so che è impossibile, ma quello che voglio trasmettere è che l’importante è essere consapevoli del proprio valore e delle proprie potenzialità, cercando di sfruttare al massimo il tempo che ci è concesso per imparare, per fare, per costruire qualcosa, anche a livello artistico. L’arte è una grande opportunità per essere immortali… chi coltiva l’arte, chi scrive, chi dipinge, ma non solo, qualsiasi persona nel proprio piccolo può lasciare qualcosa di indelebile e bello su questo pianeta, qualsiasi persona può non morire mai. "Puoi fare tante cose quante sono le stelle" è semplicemente una frase che invita a riflettere sul valore di ogni singola persona. C’è un mondo dentro ognuno di noi.

Lynn a 14 anni come immaginava il suo esordio discografico?

Lynn a 14 non immaginava il suo esordio discografico anche perché aveva altre cose per la testa… non avrebbe mai immaginato di poter far la cantante… e forse nemmeno lo desiderava. Solo qualche anno fa, grazie ad alcune persone che hanno creduto in me (in particolar modo il produttore dell’album, Marco Dal Lago) ho cominciato a realizzare che scrivevo delle cose che piacevano e che forse potevo avere un futuro come cantautrice. Intanto ho avuto la grandissima opportunità di registrare un disco, spero di poterne fare degli altri… e ovviamente spero anche che qualcuno si accorga di quello che ho fatto.

Parliamo ora un po’ di questo tuo lavoro. A quale brano di questo tuo primo cd ti senti maggiormente legata e perché?

Decisamente ad "Anima Pallida". E’ un pezzo che ho scritto molti anni fa, quando avevo 19 anni. E’ nato in inglese, successivamente ho scritto la versione in italiano. E’ il brano più "vecchio" dell’album. Riflette un po’ quello che ero allora, una ragazza fragile, sognatrice, che troppo spesso forse perdeva il contatto con la realtà e si lasciava trasportare dai pensieri… e soffriva perché chi le stava intorno non capiva il suo modo di essere e la richiamava continuamente al quotidiano, alle cose reali… ma a lei non importavano le cose reali ed essere costretta a "vivere con i piedi per terra" rendeva la sua anima pallida. Amo questo brano, secondo me contiene qualcosa di magico, ogni volta che lo canto mi emoziono tantissimo perché mi ricordo di come ero (e di come sono, perché anche adesso mi sento un po’ così).

La fragilità che appunto si sente un po’ aleggiare nello spirito di queste tue canzoni, come la vivi? Con serenità o qualche volta essere troppo fragili crea dei problemi? E poi più in generale, di questi tempi la fragilità può essere considerata una qualità di cui persona può andare più o meno fiera, oppure no?

Ho sempre cercato di nascondere la mia fragilità nella vita reale. Ho sempre cercato di essere forte finora nella vita, mostrando il lato più duro del mio carattere. Credo che essere troppo fragili possa creare dei problemi, la gente spesso se ne approfitta e ti fa soffrire. O magari ti fa soffrire e non se ne rende conto. Alcune volte vorrei essere un pezzo di legno per non sentire nulla, ma in fondo al cuore sento che essere fragili è una cosa bellissima perché ti permette di percepire ogni cosa (sia le belle che le brutte ovviamente) in modo amplificato: chi è fragile (che in questo senso potrebbe essere un sinonimo di sensibile) vive intensamente. Sono poche le persone che percepiscono una mia fragilità interiore, le più sensibili o quelle a cui permetto di "entrare" nella mia sfera più intima e nascosta. Questa fragilità esce nelle mie canzoni, come dici tu, aleggia, si percepisce, è molto presente ed è un po’ il tappeto su cui scrivo i miei pezzi. La vivo con più serenità rispetto al passato, ho imparato ad accettarla e anche ad esserne fiera. Anche i fiori sono "delicati"…

Tra i brani che brevemente ti chiedo di commentare ho scelto: "Anima Pallida", "So", "Come around" e "Partirò domani".

Per quanto riguarda "Anima Pallida" forse basta la risposta alla domanda precedente. Non saprei che altro dire J.

"So" rappresenta la ricerca di una realtà alternativa attraverso un dialogo con il cielo, la luna, l’universo. E’ una richiesta di comprensione, di affetto. E’ semplicemente un episodio che dura un giorno: mi sveglio una mattina e parlo alla Luna che mi dà conforto, che mi osserva e mi conosce. Poi il giorno dopo la luna non c’è più, però io sto meglio perché le ho parlato e lei mi ha capita.

"Come Around" alterna momenti di grande frastuono e confusione con un sacco di gente che mi gira intorno, a momenti in cui cerco il dialogo con una persona da cui vorrei protezione. Sono arrabbiata perché questa persona non ha capito come deve fare con me, mentre io sto cercando di spiegargli/le come dovrebbe fare per rendermi felice e tranquilla.

"Partirò Domani" descrive una situazione in cui me ne voglio andare, magari senza dire niente a nessuno, con lo stretto necessario, a scoprire il mondo… a farmi un viaggio per rigenerarmi. Il viaggio parte dalla mia stanza (è stata viola fino a quest’estate, adesso è arancione), che considero un po’ la mia tana, il luogo dove mi rifugio e dove scrivo. Lo scrigno è la parte più segreta di me, quella che pochi conoscono, la parte artistica di Lynn. Anche se vado via c’è comunque un legame profondo con qualcuno che mi conosce bene e che sa come e dove trovarmi….

Vorrei che tu ci parlassi della tua canzone "Perdo tempo"… perché in fondo credo tu dica una verità in cui tanti giovani (anche non musicisti) si riconoscono. "Quello che faccio non ha senso…mi guardo intorno e non c’è verità"… un po’ come dire: "chi me lo fa fare di impegnarmi, di sacrificarmi, di diventare eccezionale in quello che faccio, tanto non conosco le persone giuste e, bene che vada, chi potrebbe apprezzarlo…" mi sembra che questo sia un po’ il messaggio che vuoi esprimere, questo stato di insoddisfazione che è comune un po’ per tutti…

"Perdo tempo" è un pezzo che manifesta apertamente la mia scomodità, il mio disagio nello stare in un mondo troppo diverso da me, da quello che sogno, da quello che sento. Mi sono sempre sentita un pesce fuor d’acqua, una specie di disadattata, in senso buono. Specialmente a scuola, quando ero piccola mi sentivo molto più grande dei miei coetanei e raramente riuscivo ad integrarmi. Una mente grande in un corpo piccolo…una specie di prigione.

E adesso parimenti mi sento un pesce fuor d’acqua perché mi rendo conto di quanto sia difficile vivere in questo mondo, sono poche le persone che riescono veramente a fare quello che a loro piace, le altre sono costrette a barcamenarsi cercando di sopravvivere. Però lotto, con tutte le mie forze, perché qualcuno si accorga di quello che so fare… e allora nel ritornello mi rivolgo a una persona indefinita (forse il mio angelo) affinché mi protegga.

La sensazione di perdere del tempo è molto forte, però è altrettanto forte il desiderio di affermazione. Il testo della canzone è molto confuso… è un collage di immagini, c’è questo dialogo con qualcuno o con qualcosa, non si capisce bene, però il messaggio che voglio trasmettere è chiaro: non trovo via d’uscita, la realtà non mi dà soddisfazioni, trovo conforto solo in me stessa, nel dialogo con me stessa.. "vorrei restare sì, un po’ a parlare con me..".

Se non ho male interpretato i testi dei tuoi brani, ti rivolgi spesso con il tu ad un’altra persona (vedi "Se lo vuoi" o "steppe secche"), ma l’immagine è la tua ed infatti dici: è bello abbandonare il corpo…quindi c’è una sorta di alter-ego, un viaggio affascinante dentro e fuori di te…sembra quasi un esercizio spirituale, questo guardare dentro e fuori di sè, questo guardarsi allo specchio e dare voce anche all’altra figura, questo sdoppiamento di personalità che ricorda un po’ gli eteronomi del poeta Fernando Pessoa.. Ce ne vuoi parlare?

Sì, mi rivolgo spesso ad altre persone, spesso indefinite, altre volte mi rivolgo a me stessa. Nel caso di "Se lo vuoi" mi vedo in un’altra persona che reputo molto simile a me, quindi sognatrice, meditatrice, riflessiva, che fa anche dei viaggi con la mente e trova pace in un’altra dimensione, abbandonando il proprio corpo. E’ un esercizio, come lo chiami tu, che mi ritrovo a fare spesso… a volte mi accorgo, altre no. Spesso mi dicono che ho la testa fra le nuvole, ma è un’esperienza bellissima avere la testa fra le nuvole!

Tra i ringraziamenti che fai nel booklet del cd ci sono, tra le prime voci, il destino, le coincidenze, l’ispirazione e il tuo angelo. Perché non ci parli di queste "4 figure" chiamiamole così, che nella tua musica, ma anche nella tua vita e nel tuo pensiero suppongo, mi pare rivestano un ruolo fondamentale.

Ti sembrerà strano ma io ho un angelo. E’ una figura che mi sono costruita nella mente (non è proprio un’invenzione perché effettivamente è una figura che associo ad una persona che è stata molto importante nella mia vita e che purtroppo adesso non c’è più… però non vorrei entrare troppo nel personale), a cui mi rivolgo spesso e che mi accompagna sempre. E’ un modo per sentirmi sicura. Quando vado in giro da sola (amo viaggiare) o quando devo fare qualcosa di importante so che Lui è con me e che non devo avere paura, perché non mi succederà niente di male. (Non pensare che sono matta J). Lo ringrazio perché mi ha seguita in quest’ avventura.

Credo nel destino e nelle coincidenze, nulla accade per caso. Questo è il mio pensiero. Anche le cose brutte servono a qualcosa. Una serie di strane coincidenze, di incontri particolari mi hanno portato alla realizzazione dell’album... una catena lunghissima, di cui ogni anello è stato fondamentale. E spero che la catena sia ancora altrettanto lunga… chissà dove mi porterà…

Ho ringraziato l’ispirazione perché senza di quella non avrei scritto i pezzi. Non credo alle cose fatte per forza, se fossi stata costretta a scrivere dei pezzi per fare un album non sarebbero assolutamente riusciti. Invece sono arrivati da soli, grazie all’ispirazione

Una domanda scontata, scrivi e canti anche in inglese, ed una tua collega (Elisa) è riuscita ad imporsi anche nel mercato italiano oltre che in quello internazionale. Senti di aver qualcosa in comune con lei, c’è qualcosa che ti accomuna con lei, da un punto di vista musicale?

Stimo Elisa, mi piace molto come artista. Forse in comune con lei sento di avere un’anima anglofona… adoro la lingua inglese, è molto musicale… mi sarebbe piaciuto nascere "inglese". Però vivo in Italia ed è giusto che i miei pezzi vengano capiti nel mio Paese, quindi ho scelto di scrivere un album in italiano. D’altronde la mia mente è italianissima, non mi viene naturale scrivere in una lingua diversa dalla mia. Ho deciso di inserire un pezzo in inglese semplicemente per non dimenticare da dove sono partita, la musica americana rimane il mio punto di riferimento. Mi sento un ibrido in questo senso.

Il tuo rapporto invece con i media, internet in primo luogo, com’è?

Alla televisione guardo volentieri i documentari, il resto non mi interessa molto. Seguo MTV e i canali musicali. Non ascolto la radio. Ho scoperto la comodità di internet da poco, ho la connessione a casa da circa 3 mesi. Mi trovo bene, ma sinceramente non la utilizzo tanto, solo per la posta elettronica e quando devo prenotare qualche volo. Mi è stata di fondamentale aiuto quando ho scritto la tesi.

Immagino che tu sia anche una ascoltatrice di musica. Tra i tuoi cd non manca infatti il cd di…

Amo tante voci femminili. Ogni tanto quando spolvero i miei CD mi impressiono perché devo riconoscere che sono quasi tutte donne. Non mancano i cd di Suzanne Vega, Joni Mitchell, Edie Brickell, Sheryl Crow, Fiona Apple, Beth Orton, Tori Amos. Non saprei indicartene uno in particolare, li adoro tutti, sono tutti importanti e per me bellissimi. Forse quello che ho ascoltato di più (oltre a Pieces of You di Jewel) è From the Choirgirl Hotel di Tori Amos. Ti confesso che non sono una grande intenditrice di musica, nel senso che forse dovrei conoscere moltissimi artisti che in realtà non conosco. Ho il grande difetto di ascoltare solo quello che mi piace.

Un ringraziamento per la gentile, amichevole, e carinissima disponibilità di Lynn nel rispondere a queste domande (e da cui qualche artista già arrivato e di più grosso calibro dovrebbe imparare...). Ed un ringraziamento, come sempre, alla magica Maryon Pessina di www.ma9promotion.com.